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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Il ritorno degli invisibili: la libertà di Pilieri e Trentini, ecc.,oltre la propaganda e il caos geopolitico.



Tra il sollievo per la fine di un incubo e l'opportunismo delle istituzioni: perché il rientro dei nostri connazionali è un successo delle famiglie e non di una politica rimasta a guardare per oltre 400 giorni.


Di Mancio

Il dossier Venezuela, negli ultimi mesi, si è trasformato in un labirinto di narrazioni distorte e "verità" di comodo. 

In questo caos di disinformazione, dove molti tentano di salire su un ipotetico carro dei vincitori (sempre che di vincitori si possa parlare quando a perdere è stato il diritto internazionale e l’umanità intera), sono finalmente filtrate alcune notizie che restituiscono un briciolo di luce: il ritorno a casa dei nostri connazionali.

​La fine di un incubo: Biagio Pilieri

​La sequenza delle buone notizie è iniziata pochi giorni fa con un grido atteso troppo a lungo: Biagio Pilieri è libero
Le immagini del suo abbraccio con la moglie e i figli hanno scosso il web, mettendo fine a oltre 16 mesi di detenzione illegale in uno dei penitenziari più duri del pianeta.
Giornalista italo-venezuelano, Pilieri era finito nelle maglie della repressione con accuse deliranti di "terrorismo" e "tradimento della patria". 
La sua colpa? 
Aver esercitato il diritto di cronaca denunciando la chiusura dei media d'opposizione e aver partecipato a manifestazioni pacifiche. 
La sua liberazione, insieme a quella dell’imprenditore Luigi Gasperin, è stata il primo segnale di un disgelo improvviso e caotico.

​Il ritorno di Alberto Trentini: 423 giorni di vuoto

​Ma il pensiero di tutti restava fisso su Alberto Trentini
E finalmente, due giorni fa, è arrivata la notizia più bella: dopo 423 giorni di prigionia senza accuse formali, il cooperante italiano è tornato libero.

​Il momento dell’atterraggio a Ciampino e l'abbraccio con la madre, Armanda Colusso, rappresenta la sintesi perfetta di questa vicenda: un misto di sollievo, dolore accumulato e una forza d'animo straordinaria. Armanda non è stata solo una madre in attesa; è stata una combattente che, con dignità e fermezza, ha supplito alle mancanze delle istituzioni, lottando spesso in una solitudine assordante.

Fiita, comunque l'Odissea di Alberto Trentini, il cooperante italiano è stato liberato in Venezuela insieme all'altro connazionale Mario Burlò, commercialista piemontese. 

Il regime venezuelano conferma così un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo nella speranza di incassare una legittimazione: la liberazione di "un numero importante" di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri. 

Le liberazioni di Trentini e Burlò arrivano dopo quella dell'imprenditore Luigi Gasperin e del giornalista Biagio Pilieri. 

Si continua intanto a sperare per gli altri 24 italiani, alcuni dei quali con doppia nazionalità, costretti al carcere in Venezuela per motivi legati alla politica, all'attività professionale o all'espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro.

​Il "merito" e la realtà dei fatti

​Qui, però, la cronaca cede il passo alla critica politica. Non appena i piedi dei liberati hanno toccato il suolo italiano, è scattata la corsa al "cappello" istituzionale. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato il successo parlando di un "lavoro discreto ed efficace della rete diplomatica e dell'intelligence".

​Tuttavia, i fatti raccontano una storia diversa:

  • L'inerzia del Governo: Per oltre 400 giorni, il destino di Trentini è rimasto avvolto nel silenzio. Fino ad agosto scorso, non risultavano contatti effettivi con le autorità venezuelane.
  • La denuncia della famiglia: Fu la stessa Armanda Colusso a denunciare l'immobilità di Palazzo Chigi, dichiarando apertamente che per il figlio non era stato fatto quanto doveroso.
  • Il fattore Trump: La liberazione non appare come il successo di una strategia diplomatica italiana, quanto piuttosto come un "effetto collaterale" della turbolenta ascesa e delle manovre di Donald Trump. Un leader a cui, storicamente, della sorte dei prigionieri o del popolo venezuelano è importato ben poco, se non in chiave di puro calcolo di potere.

​Un diritto internazionale in frantumi

​Mentre festeggiamo il ritorno dei nostri connazionali, non possiamo ignorare lo stato scellerato in cui versa il diritto internazionale. 

La libertà di Pilieri e Trentini non cancella l'ombra del "golpe" trumpiano né la sensazione che gli esseri umani siano diventati semplici pedine di scambio in uno scenario globale sempre più cinico.

​È bene che il governo eviti trionfalismi fuori luogo. 
Se c'è un merito, questo va alla resilienza dei detenuti e alla tenacia delle loro famiglie. 
Giù le mani dalla loro libertà: un po' di decenza istituzionale sarebbe, oggi, l'unico atto dovuto verso chi ha sofferto un anno e mezzo di ingiustizia.

Bentornati a casa.

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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