Il ritorno degli invisibili: la libertà di Pilieri e Trentini, ecc.,oltre la propaganda e il caos geopolitico.
Tra il sollievo per la fine di un incubo e l'opportunismo delle istituzioni: perché il rientro dei nostri connazionali è un successo delle famiglie e non di una politica rimasta a guardare per oltre 400 giorni.
Di Mancio
Il dossier Venezuela, negli ultimi mesi, si è trasformato in un labirinto di narrazioni distorte e "verità" di comodo.
In questo caos di disinformazione, dove molti tentano di salire su un ipotetico carro dei vincitori (sempre che di vincitori si possa parlare quando a perdere è stato il diritto internazionale e l’umanità intera), sono finalmente filtrate alcune notizie che restituiscono un briciolo di luce: il ritorno a casa dei nostri connazionali.
La fine di un incubo: Biagio Pilieri
Il ritorno di Alberto Trentini: 423 giorni di vuoto
Il momento dell’atterraggio a Ciampino e l'abbraccio con la madre, Armanda Colusso, rappresenta la sintesi perfetta di questa vicenda: un misto di sollievo, dolore accumulato e una forza d'animo straordinaria. Armanda non è stata solo una madre in attesa; è stata una combattente che, con dignità e fermezza, ha supplito alle mancanze delle istituzioni, lottando spesso in una solitudine assordante.
Fiita, comunque l'Odissea di Alberto Trentini, il cooperante italiano è stato liberato in Venezuela insieme all'altro connazionale Mario Burlò, commercialista piemontese.
Il regime venezuelano conferma così un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo nella speranza di incassare una legittimazione: la liberazione di "un numero importante" di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri.
Le liberazioni di Trentini e Burlò arrivano dopo quella dell'imprenditore Luigi Gasperin e del giornalista Biagio Pilieri.
Si continua intanto a sperare per gli altri 24 italiani, alcuni dei quali con doppia nazionalità, costretti al carcere in Venezuela per motivi legati alla politica, all'attività professionale o all'espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro.
Il "merito" e la realtà dei fatti
Qui, però, la cronaca cede il passo alla critica politica. Non appena i piedi dei liberati hanno toccato il suolo italiano, è scattata la corsa al "cappello" istituzionale. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato il successo parlando di un "lavoro discreto ed efficace della rete diplomatica e dell'intelligence".
Tuttavia, i fatti raccontano una storia diversa:
- L'inerzia del Governo: Per oltre 400 giorni, il destino di Trentini è rimasto avvolto nel silenzio. Fino ad agosto scorso, non risultavano contatti effettivi con le autorità venezuelane.
- La denuncia della famiglia: Fu la stessa Armanda Colusso a denunciare l'immobilità di Palazzo Chigi, dichiarando apertamente che per il figlio non era stato fatto quanto doveroso.
- Il fattore Trump: La liberazione non appare come il successo di una strategia diplomatica italiana, quanto piuttosto come un "effetto collaterale" della turbolenta ascesa e delle manovre di Donald Trump. Un leader a cui, storicamente, della sorte dei prigionieri o del popolo venezuelano è importato ben poco, se non in chiave di puro calcolo di potere.
Un diritto internazionale in frantumi
Mentre festeggiamo il ritorno dei nostri connazionali, non possiamo ignorare lo stato scellerato in cui versa il diritto internazionale.
La libertà di Pilieri e Trentini non cancella l'ombra del "golpe" trumpiano né la sensazione che gli esseri umani siano diventati semplici pedine di scambio in uno scenario globale sempre più cinico.
Bentornati a casa.


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