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La "Priorità" della Destra: Via Libera a Sessismo e Omofobia nei Cartelloni - Altro che 8 Marzo - Altro che prima Premier donna.



Un Incredibile Passo Indietro: L'Emendamento di Fratelli d'Italia per Abrogare il Divieto di Messaggi Discriminatori

diMancio

L'ondata di polemiche e proteste che ha recentemente investito la destra, con accuse e fischi in piazza, non sembra aver scalfito la sua discutibile agenda. 

In questo periodo parliamo di 8 Marzo, della donna e di tutti i concetti che in questi giorni abbiamo snocciolato ed i tanti eventi che abbiamo pubblicizzato in merito.

C'è da dire che già viviamo un'epoca assurda per tutto quello che accade attorno a noi.
E spesso ci hanno fatto vedere come una positiva ventata di novità il fatto che in Italia abbiamo per la prima volta un Presidente del Consiglio donna, come Giorgia Meloni.
Per la precisione, come lei stessa starnazza con un tono ed un'espressione che non è che appartenga proprio al concetto del gentil sesso:
Donna, madre, cristiana .... che poi quest'ultima precisazione è abbastanza inutile, deprimente o avvilente, per un punto di vista obiettivo di un normodotato, ma fa leva sulla "bizzocheria" diffusa. 

Insomma, per certi versi, a prescindere da tutto, quale condizione ideale che celebrare l'8 Marzo con un Governo che è guidato da un premier donna, in un simile mondo?
Ci aspetteremmo qualcosa improntata sulla parità dei sessi, un Governo che predichi, ma che sia soprattutto protagonista di diverse azioni che tentino di abolire ogni forma di discriminazione.
Invece l'esecutivo non va assolutamente in quella direzione.

Anzi, in un momento così delicato, sembra emergere una preoccupante inclinazione a voler deliberatamente dimostrare il peggio di sé. 
L'arroganza di sentirsi nella "normalità" rischia di travolgere il già precario concetto di decenza.

​È di questi giorni, infatti, una notizia che svela quali siano le vere, inattese "priorità" di una parte della maggioranza: eliminare ogni divieto a messaggi sessisti, omofobi e discriminatori dalla cartellonistica stradale urbana.

​Si tratta di un emendamento al Decreto Legge Concorrenza, a firma dei senatori Malan e Pogliese di Fratelli d’Italia, (Proprio il partito della Premier, tra l'atro) che mira a cancellare la norma introdotta nel 2021. 

Questa disposizione, che a un occhio civile appare come il minimo sindacale di civiltà, proibisce l'affissione di messaggi, pubblicità e contenuti apertamente lesivi e discriminatori.

​La "Libertà" di Offendere: L'Arroganza Oltre il Limite di Civiltà

​La mossa del partito di maggioranza, che spesso tuona contro la sinistra accusandola di non occuparsi dei "veri problemi" del Paese, rivela quindi qual è il loro autentico "problema": garantire la possibilità di offendere e discriminare liberamente chiunque in base al suo orientamento sessuale, genere, fede religiosa o colore della pelle.

E poi non vogliono sentirsi chiamare "fascisti di merda"

​Dietro la parolina magica "libertà," che viene sbandierata per giustificare la proposta, si cela in realtà la volontà di scendere deliberatamente al di sotto della soglia di civiltà che una società moderna e inclusiva dovrebbe garantire. 

È un messaggio, fin troppo chiaro, rivolto a quella fetta di elettorato più estremista.

​L'Assurdo nei fatti

​L'emendamento, presentato lo scorso giugno come proposta di modifica al Decreto Legge Concorrenza (A.S. 274), era stato inizialmente depositato con l'obiettivo specifico di abrogare il comma 3-bis dell'art. 23 del Codice della Strada

Tale comma stabilisce che "è vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti, violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell'appartenenza etnica."

​La proposta ha immediatamente scatenato reazioni indignate da parte delle opposizioni e di diverse associazioni per i diritti civili, che hanno sottolineato come l'abrogazione non miri a tutelare alcuna reale libertà, ma solo a reintrodurre la discriminazione come strumento di propaganda e affissione commerciale.

L'esito: Nonostante le feroci critiche, l'emendamento è stato approvato in Commissione (Lavori pubblici e Ambiente) e la norma abrogativa è confluita nel testo del D.L. Concorrenza, che è stato poi convertito in legge. 

Questo significa che, a seguito della legge di conversione (L. 118/2022), il divieto di messaggi sessisti e discriminatori nei cartelloni pubblicitari stradali è stato di fatto eliminato.

​Il Dilemma

​Di fronte a un simile esempio di cattiva politica e regressione civile, l'interrogativo che sorge spontaneo è lo stesso che anima parte del dibattito pubblico: com'è possibile che chi promuove tale agenda continui a ricevere consenso?

​Il successo elettorale in alcune Regioni con il centrodestra alla guida, porta a una conclusione paradossale: o gli esecutivi locali faranno molto meglio di quanto non faccia il governo centrale in termini di civiltà e priorità, oppure il sostegno a questi partiti è disgiunto dalla volontà di mantenere un minimo standard etico nel dibattito pubblico.

​L'unica certezza è l'amaro in bocca per chi crede nei diritti: trovarsi di fronte a una classe politica che fa di tutto per meritarsi l'etichetta di "feccia" e poi magari vince, è un paradosso difficile da accettare.

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