La "Priorità" della Destra: Via Libera a Sessismo e Omofobia nei Cartelloni - Altro che 8 Marzo - Altro che prima Premier donna.
Un Incredibile Passo Indietro: L'Emendamento di Fratelli d'Italia per Abrogare il Divieto di Messaggi Discriminatori
di: Mancio
L'ondata di polemiche e proteste che ha recentemente investito la destra, con accuse e fischi in piazza, non sembra aver scalfito la sua discutibile agenda.
In questo periodo parliamo di 8 Marzo, della donna e di tutti i concetti che in questi giorni abbiamo snocciolato ed i tanti eventi che abbiamo pubblicizzato in merito.
È di questi giorni, infatti, una notizia che svela quali siano le vere, inattese "priorità" di una parte della maggioranza: eliminare ogni divieto a messaggi sessisti, omofobi e discriminatori dalla cartellonistica stradale urbana.
Si tratta di un emendamento al Decreto Legge Concorrenza, a firma dei senatori Malan e Pogliese di Fratelli d’Italia, (Proprio il partito della Premier, tra l'atro) che mira a cancellare la norma introdotta nel 2021.
Questa disposizione, che a un occhio civile appare come il minimo sindacale di civiltà, proibisce l'affissione di messaggi, pubblicità e contenuti apertamente lesivi e discriminatori.
La "Libertà" di Offendere: L'Arroganza Oltre il Limite di Civiltà
La mossa del partito di maggioranza, che spesso tuona contro la sinistra accusandola di non occuparsi dei "veri problemi" del Paese, rivela quindi qual è il loro autentico "problema": garantire la possibilità di offendere e discriminare liberamente chiunque in base al suo orientamento sessuale, genere, fede religiosa o colore della pelle.
E poi non vogliono sentirsi chiamare "fascisti di merda"
Dietro la parolina magica "libertà," che viene sbandierata per giustificare la proposta, si cela in realtà la volontà di scendere deliberatamente al di sotto della soglia di civiltà che una società moderna e inclusiva dovrebbe garantire.
È un messaggio, fin troppo chiaro, rivolto a quella fetta di elettorato più estremista.
L'Assurdo nei fatti
L'emendamento, presentato lo scorso giugno come proposta di modifica al Decreto Legge Concorrenza (A.S. 274), era stato inizialmente depositato con l'obiettivo specifico di abrogare il comma 3-bis dell'art. 23 del Codice della Strada.
Tale comma stabilisce che "è vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti, violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell'appartenenza etnica."
La proposta ha immediatamente scatenato reazioni indignate da parte delle opposizioni e di diverse associazioni per i diritti civili, che hanno sottolineato come l'abrogazione non miri a tutelare alcuna reale libertà, ma solo a reintrodurre la discriminazione come strumento di propaganda e affissione commerciale.
L'esito: Nonostante le feroci critiche, l'emendamento è stato approvato in Commissione (Lavori pubblici e Ambiente) e la norma abrogativa è confluita nel testo del D.L. Concorrenza, che è stato poi convertito in legge.
Questo significa che, a seguito della legge di conversione (L. 118/2022), il divieto di messaggi sessisti e discriminatori nei cartelloni pubblicitari stradali è stato di fatto eliminato.
Il Dilemma
Di fronte a un simile esempio di cattiva politica e regressione civile, l'interrogativo che sorge spontaneo è lo stesso che anima parte del dibattito pubblico: com'è possibile che chi promuove tale agenda continui a ricevere consenso?
Il successo elettorale in alcune Regioni con il centrodestra alla guida, porta a una conclusione paradossale: o gli esecutivi locali faranno molto meglio di quanto non faccia il governo centrale in termini di civiltà e priorità, oppure il sostegno a questi partiti è disgiunto dalla volontà di mantenere un minimo standard etico nel dibattito pubblico.
L'unica certezza è l'amaro in bocca per chi crede nei diritti: trovarsi di fronte a una classe politica che fa di tutto per meritarsi l'etichetta di "feccia" e poi magari vince, è un paradosso difficile da accettare.


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