L'opposizione raddoppia l’attacco: due comunicati per denunciare il "muro" alzato dal Sindaco Colonna e dalla sua maggioranza.
di Mancio
Quello che doveva essere un confronto istituzionale sulla
mozione di sfiducia al Sindaco
Giuseppe Colonna si è trasformato in una guerra di nervi, cavilli regolamentari e durissimi scambi di accuse.
La scintilla? La dichiarazione di "irricevibilità" della mozione da parte del Primo Cittadino, che ha liquidato l’iniziativa delle minoranze come un atto di
"dilettantismo politico".
Nel precedente articolo qui su
Manciolandia sull'argomento:👇🏼
Avevamo potuto leggere la posizione dell'amministrazione comunale, ma anche lì una domandina l'avevamo fatta e riguardava un episodio analogo di qualche anno fa.
Comunque, Secondo Colonna, l’opposizione "urla molto ma studia poco", scivolando su una buccia di banana normativa: la mancanza del numero minimo di firme necessarie (basata su un’interpretazione tecnica legata ai decimali e ai pareri del Consiglio di Stato).
Ma se per la maggioranza la questione è chiusa tecnicamente, per le opposizioni si è appena aperta una ferita democratica insanabile.
La strategia del "raddoppio": un fronte unico ma distinto
L'aspetto politicamente più rilevante di queste ore è la risposta dell'opposizione, che ha deciso di colpire con due comunicati distinti.
Una scelta non casuale, che punta a dimostrare come la contestazione a Colonna sia bipartisan.
Da un lato c'è il fronte compatto di tutte le minoranze; dall'altro, un focus specifico dell'area di centrosinistra (
Progetto Mola, Lista
Giangrazio Di Rutigliano e Città Giusta e Sostenibile) per ribadire un concetto chiaro: essere progressisti non significa avallare l'operato di questa amministrazione.
Primo Atto: L’accusa di codardia politica
Nel documento firmato dalle forze di centrosinistra, i toni sono letterari e taglienti.
L'accusa è frontale:
il Sindaco avrebbe tirato un sospiro di sollievo, nascondendosi dietro a "decimali" e "
interpretazioni restrittive" pur di non affrontare un dibattito pubblico che si preannunciava imbarazzante.
"Il coraggio, se uno non ce l'ha, non se lo può dare", citano i firmatari, sottolineando come la scelta di non discutere la mozione sia un errore di valutazione sulla maturità della città.
Secondo questo schieramento, la maggioranza ha preferito il "cavillo" alla dignità del confronto, lasciando insoluto il problema morale legato al comportamento di un consigliere di maggioranza (il cui gesto sconsiderato è l'origine di tutta la crisi), che resta saldamente al suo posto.
Secondo Atto: Il "Dilettantismo" rispedito al mittente
Il secondo comunicato, firmato dai sei consiglieri Brunetti, Chiarelli, Daugenti, Di Rutigliano, Orlando e Vavallo, alza ulteriormente il tiro.
Qui il termine "dilettantismo" viene ribaltato:
non sono i consiglieri a mancare di preparazione, ma è il Sindaco a peccare di "dilettantismo istituzionale", elevandosi a "entità suprema" per soffocare la dialettica democratica.
I firmatari chiariscono un punto fondamentale:
erano consapevoli dei pareri del Consiglio di Stato, ma confidavano in una "maturità democratica" che permettesse di discutere il tema nel merito, oltre i numeri.
Viene inoltre ricordato un precedente pesante che non è altro che la domandina alla quale mi riferivo prima e che era nel precedente articolo di Manciolandia:
quando l’allora sindaco Giangrazio Di Rutigliano cadde, i numeri in gioco erano analoghi, ma oggi quella stessa logica sembra non valere più per proteggere la poltrona di Colonna.
La ferita della città
Oltre la battaglia legale sui decimali, resta il dato politico: l'opposizione denuncia un tentativo di "distrazione di massa" per coprire la mancata presa di posizione netta della maggioranza contro episodi che hanno offeso il decoro istituzionale e i valori antifascisti.
Cosa succederà ora?
L'impegno solenne dei sei consiglieri è quello di non fermarsi.
Superati i "cavilli", promettono di riportare il dibattito in aula con ogni mezzo possibile, convinti che la cittadinanza meriti una politica fatta di etica e non solo di aritmetica.
La sfiducia, per ora congelata dalla burocrazia, resta nell'aria come un esame di coscienza a cui, prima o poi, l’Amministrazione Colonna dovrà sottoporsi davanti agli elettori.
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