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Mola tra Simboli e Regolamenti: La Sfiducia è un Esame di Coscienza (e per il Sindaco è Inammissibile)



Tra calcoli errati e polveroni mediatici, Giuseppe Colonna respinge al mittente la mozione della minoranza: «Sbagliano i conti, servono 7 firme e ne hanno solo 6»

di Mancio

​Negli ultimi giorni, il dibattito pubblico a Mola di Bari è diventato un groviglio di simboli, gesti immortalati in vecchie foto e manovre d’aula. 

Si parla di mozioni di sfiducia, di etica e di legalità. Commentare è facile, cavalcare l’indignazione popolare lo è ancora di più. 
Ma, come ho già cercato di sviscerare qui su Manciolandia, la realtà ha sfaccettature che richiedono uno sforzo di analisi superiore alla semplice condanna superficiale.

​L’orrore non è una scenografia

​Partiamo dal fatto: un gesto idiota, ignorante e, lasciatemelo dire, incostituzionale. 
Non ci sono giustificazioni per chi flirta con l’iconografia fascista
Comprendo la "leggerezza" del momento, ma non la giustifico: il fascismo non è una posa da imitare o una goliardata da social; è una ferita storica che impone prudenza. 
Se l'ignoranza è spesso la madre di certi errori, questa non può diventare un'attenuante generica.

​Tuttavia, prima di puntare il dito e invocare la sfiducia altrui, dovremmo avere il coraggio di auto-sfiduciarci tutti

Maggioranza, minoranza, associazioni e cittadini. Perché il "fascismo" non è solo un braccio teso in una foto; è un germe che si insinua ogni volta che scegliamo una scorciatoia illecita, quando predichiamo bene e razzoliamo male, quando usiamo il piccolo potere che abbiamo per interessi personali o quando cerchiamo la raccomandazione di turno. 
La vera sfida è la coerenza, ed è proprio per questa difficoltà intrinseca che, nonostante le tante richieste, non ho mai scelto di candidarmi.

​Il "Muro" di Colonna: Sfiducia inammissibile?

​Il clima si è infuocato con la risposta del Sindaco Giuseppe Colonna alla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. 

Il primo cittadino non ha usato giri di parole, bollando l'iniziativa come un esempio di "dilettantismo politico" e dichiarandola formalmente irricevibile.

​Secondo Colonna, la minoranza "urla molto ma studia poco". Ecco i punti chiave della sua difesa:

  • La condanna politica: Il Sindaco ribadisce di aver preso le distanze immediatamente dal gesto del consigliere coinvolto, definendolo grave ma frutto di una superficialità lontana nel tempo.
  • I limiti legali: Colonna chiarisce che un Sindaco non può legalmente "dimettere" un consigliere (le dimissioni sono un atto personale), ma può solo agire sul piano politico.
  • L'errore di calcolo: Qui casca l'asino. Il Sindaco sostiene che la mozione sia inammissibile per un vizio di forma numerico. Su un Consiglio composto da 16 membri, la legge (supportata da circolari del Ministero dell'Interno e sentenze del Consiglio di Stato) richiede che la mozione sia sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri, ovvero 7 firme. L’opposizione ne ha presentate solo 6.  
"Non è un’opinione, ma semplice aritmetica istituzionale," ha dichiarato Colonna, accusando la minoranza di strumentalizzare una vicenda seria per fini propagandistici, senza nemmeno conoscere le regole fondamentali degli organi che intende utilizzare.


    ​Il dubbio di Manciolandia: Il precedente Di Rutigliano

    ​Il discorso del Sindaco, dal punto di vista istituzionale e legale, sembrerebbe non fare una piega. Eppure, la memoria storica molese ci riporta a un precedente che solleva qualche interrogativo.

    ​Quando fu sfiduciato il sindaco Giangrazio Di Rutigliano, bastarono le firme dei 6 consiglieri di minoranza per presentare e avviare l'iter della mozione. 
    Poco importa se poi, in fase di voto, si aggiunsero i "franchi tiratori" traditori dell'allora maggioranza; l'atto fu incardinato con 6 firme. Non so se nel frattempo siano cambiati regolamenti o interpretazioni legislative, ma resta uno dei pochi dubbi che nutro in questa intricata vicenda.

    ​Conclusione

    ​Il Sindaco promette che il confronto avverrà comunque nelle sedi opportune (interrogazioni e interpellanze), ma la spallata istituzionale sembra essere fallita sul nascere per quello che potrebbe essere un errore di calcolo.

    Resta l'amarezza di una politica che si perde nei tecnicismi e nelle foto d'annata, mentre la coerenza — quella vera — continua a essere la merce più rara in piazza.

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