Mentre la Procura di Milano contesta una voragine da 8 milioni, il Governo si barrica dietro il vittimismo. Ma il vero nodo non è giudiziario: è l'incompatibilità politica di chi dovrebbe servire lo Stato e invece serve i propri interessi.
di Mancio
Il 2026 si apre con un nuovo terremoto giudiziario che scuote i palazzi del potere romano, ma la reazione è il solito, stantio copione già visto.
La notizia è di quelle che, in una democrazia matura, porterebbero a dimissioni immediate nel giro di poche ore: la Ministra del Turismo, Daniela Santanché, è ufficialmente indagata per bancarotta fraudolenta dalla Procura di Milano.
Al centro dell'inchiesta c’è
Bioera, la holding biologica di cui la Ministra è stata Presidente fino al 2021.
Si tratta dell'ennesimo tassello di un mosaico che comprende già il crac di
Ki Group e i processi per
Visibilia.
Il garantismo non è un alibi
Sia chiaro: il
garantismo è un principio non negoziabile.
Fino a sentenza definitiva, ogni cittadino è innocente. Ma qui il punto non è stabilire la colpevolezza penale (compito che spetta alle toghe), bensì analizzare la tenuta politica.
Un Ministro della Repubblica deve gestire la cosa pubblica con "disciplina ed onore", libero da conflitti d'interesse e, soprattutto, non distratto da una scia di fallimenti aziendali che richiederebbero un impegno totale nelle aule di tribunale, non in quelle del Ministero.
La Ministra avrebbe dovuto fare un passo indietro dieci mesi fa, quando l'inadeguatezza politica era già palese.
Invece, ha scelto la strategia dell’arroccamento: difendersi dal processo anziché nel processo, trasformando la sua poltrona in un fortino.
La strategia della distrazione: "Toghe Rosse" e Referendum
Cosa dobbiamo aspettarci ora?
La risposta è già scritta nei tweet e nelle dichiarazioni delle agenzie della destra di governo.
Assisteremo al solito attacco frontale contro le presunte "toghe rosse" e la "magistratura politicizzata".
Con un tempismo perfetto, questo nuovo capitolo giudiziario verrà dato in pasto alla propaganda per spingere il
Sì al Referendum sulla Giustizia.
Un nesso logico inesistente, ma estremamente efficace per distogliere l'attenzione dal merito delle accuse: dipendenti non pagati, fondi TFR spariti e bilanci truccati.
Un Governo che non conosce la vergogna
Il paradosso è che, mentre si sventola lo straniero o il migrante come nemico pubblico per racimolare consenso, si tollera che un membro dell'esecutivo resti al suo posto nonostante un carico pendente che farebbe tremare chiunque.
La verità è che le dimissioni sono una parola cancellata dal vocabolario di questa maggioranza.
Se la
Presidente Meloni non interverrà per chiedere un passo indietro, il messaggio sarà inequivocabile: il partito e la poltrona valgono più della credibilità delle istituzioni italiane.
#Manciopensiero conclusivo
Già la immagino starnazzare ovunque con le solite menate che ho già anticipato qualche riga più su, ma la cosa è talmente evidente che solo chi è in malafede riuscirà a difendere colei che nelle terra dei cachi è ministra.
È utile, infatti, ricordare ai più che il filone Bioera è strettamente legato a quello Ki Group (settore food bio), dove la Procura ha già rilevato come le società venissero svuotate di risorse mentre i debiti con l'erario e i fornitori aumentavano.
Inoltre, nel caso
Visibilia, l'accusa di truffa ai danni dell'
INPS per la gestione della
cassa integrazione durante il Covid resta una macchia pesantissima sul profilo di chi oggi gestisce il turismo nazionale.
Che altro si potrebbe aggiungere?
Certo, mai mettere limiti a certi personaggi.
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