Si è spento a 58 anni lo storico capocannoniere di Bari e Livorno. Un esempio di umanità dentro e fuori dal campo: il cordoglio del mondo dello sport, l'ultimo saluto nelle sue città e il destino delle ceneri.

di: Mancio
Il mondo del calcio si ferma per piangere la scomparsa di
Igor Protti.
Lo "Zar" si è spento a 58 anni dopo una strenua battaglia contro la malattia, lasciando un vuoto incolmabile non solo nelle tifoserie delle squadre in cui ha militato, ma in chiunque creda ancora in un calcio fatto di passioni pure e valori umani.
L'annuncio della famiglia è arrivato attraverso un toccante messaggio che lo stesso ex bomber aveva preparato per il suo ultimo addio:
"Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale.
Difficile trovare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato.
Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato.
Sperando che sia un arrivederci e non un addio".
Le reazioni del calcio e l'ultimo saluto tra Livorno, Rimini e Bari
La notizia ha scatenato un'ondata di commozione unanime.
Il
Livorno, club di cui Protti è leggenda assoluta, ha proclamato il lutto cittadino, disponendo l'apertura dello stadio "Armando Picchi" per permettere ai tifosi l'ultimo omaggio alla salma.
Anche il
Rimini, la squadra della sua città natale, aprirà le porte del "Romeo Neri" per ricordarlo.
I messaggi di cordoglio si sono rincorsi da Nord a Sud. Club come la
Lazio, il
Napoli e il
Bari hanno espresso profonda vicinanza alla famiglia.
Ex compagni di squadra come
Cristiano Lucarelli e amici di sempre lo hanno ricordato non solo come un attaccante formidabile, ma come un leader silenzioso, un uomo leale e un professionista impeccabile.
Molti tifosi e addetti ai lavori lo hanno definito "l'ultimo eroe di un calcio romantico che non esiste più".
Il legame eterno con Bari e la questione delle ceneri
Per espresso desiderio dello stesso Protti e della famiglia, è previsto un passaggio della salma anche a Bari, la città che lo ha consacrato sul grande palcoscenico della Serie A e di cui è cittadino onorario. Per quanto riguarda le sue volontà testamentarie, le ceneri dello "Zar" verranno disperse in mare, unendo idealmente le coste della sua Rimini, della sua amata Livorno e della sponda adriatica barese, i luoghi che hanno segnato indissolubilmente la sua vita e la sua carriera.
Il magico quadriennio a Bari: il mitico "Trenino" e una stagione da record
Se Livorno rappresenta la sua casa spirituale, Bari è stata la terra della sua definitiva consacrazione. Arrivato nel giugno del 1992 per la cifra record di 6,5 miliardi di lire, Protti visse in Puglia quattro anni straordinari.
Dopo una promozione in Serie A, lo "Zar" divenne il
capocannoniere del massimo campionato nella stagione 1995/96 con ben 24 reti (a pari merito con Beppe Signori).
L'aneddoto del trenino e una retrocessione storica
Impossibile non ricordare la gioia contagiosa di quel Bari guidato prima da Beppe Materazzi e poi da Eugenio Fascetti.
In quella stagione nacque la celebre esultanza del "Trenino": dopo ogni gol, i calciatori biancorossi si posizionavano in fila carponi sul prato del San Nicola simulando i vagoni di una locomotiva.
Protti era spesso il capotreno o il vagone aggiunto di una squadra spettacolare che, paradossalmente, retrocesse in Serie B nonostante i 24 gol del suo Re dei bomber.
Un record tuttora imbattuto nella storia della Serie A: mai nessun capocannoniere era retrocesso nello stesso anno.
Quell'incredibile exploit non bastò a convincere Arrigo Sacchi, che clamorosamente lo escluse (insieme a Roberto Baggio e allo stesso Signori) dai convocati per l'Europeo del 1996.
Ma l'affetto dei baresi per lo "Zar", capace di lottare su ogni pallone come un leone, rimase intatto e si trasformò in un legame eterno.
Dagli inizi al record storico con Hubner: le tappe della carriera
Nato il 24 settembre 1967 a Rimini, Protti mosse i primi passi calcistici proprio nella squadra della sua città, debuttando in C1 non ancora diciassettenne sotto la guida di Beppe Materazzi e incrociando anche Arrigo Sacchi.
Notato dal Milan, fu girato in prestito al Livorno per la sua prima esperienza in amaranto (75 presenze, 12 gol e una Coppa Italia di Serie C vinta al fianco di Massimiliano Allegri).
La sua scalata proseguì all'Alzano Virescit e poi al Messina in Serie B, dove ereditò la pesante maglia di Totò Schillaci, segnando 31 reti prima di essere ceduto a malincuore dal club per risanare le casse societarie.
Dopo l'epopea barese, nel 1996 sfiorò l'Inter (l'affare saltò perché i nerazzurri non riuscirono a cedere Zamorano) e si trasferì alla Lazio per 7 miliardi. Nonostante le molte panchine sotto Zeman e Zoff, firmò 7 gol, tra cui uno pesantissimo nel derby di Roma.
Nel 1997 passò in prestito al Napoli: un'annata sfortunata per la squadra e per lui (frenato da un grave infortunio alla caviglia), ma che lo vide entrare nella storia come l'ultimo giocatore a segnare in Serie A con la maglia numero 10 dei partenopei prima del ritiro definitivo della casacca in onore di Maradona.
Il ritorno a Livorno e il mito della maglia numero 10
Dopo una breve parentesi alla Reggiana, a 33 anni Protti decise di scendere in C1 per tornare a vestire la maglia del Livorno.
Fu l'inizio del mito.
Trascinò la squadra a suon di gol, diventando capocannoniere in C1 per due volte e poi in Serie B. Insieme a Igor Hubner, Protti detiene un primato unico nel calcio italiano: sono gli unici due giocatori ad aver vinto la classifica marcatori in Serie A, Serie B e Serie C1.
Quando decise di ritirarsi, l'intera città di Livorno si mobilitò per fargli cambiare idea.
Igor rimase e, in coppia con Cristiano Lucarelli, formò un tandem d'attacco leggendario da 53 gol complessivi, riportando il Livorno in Serie A dopo 54 anni di assenza.
Si congedò definitivamente dal calcio a 37 anni, dopo un'ultima stagione nella massima serie.
Il Livorno ritirò la sua maglia numero 10, ma nel 2007 fu lo stesso Protti a chiedere di rimetterla in gioco, consegnandola idealmente a Ciccio Tavano: un gesto da vero uomo di sport che non voleva privare i giovani del sogno di indossarla.
Un esempio fuori dal campo: l'impegno, l'arte e il coraggio finale
Igor Protti è stato un esempio straordinario di umanità e spessore culturale.
Testimonial dell'
Unicef, si era cimentato persino a teatro, recitando come narratore nella
Bohoème di Puccini per un progetto di beneficenza.
Nel corso della primavera del 2025, la sua vita era diventata un film documentario intitolato
"Igor - L'eroe romantico del calcio", proiettato in anteprima proprio a Bari, volto a raccontare non solo il bomber, ma l'uomo dietro al campione.
Il 5 luglio 2025, con la consueta trasparenza, aveva annunciato sui social l'inizio della sua partita più difficile: l'insorgere di una grave malattia.
Nonostante le cure e i difficili interventi, nel dicembre successivo aveva sfilato orgogliosamente come tedoforo a Livorno per i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026.
L'ultima sua apparizione pubblica, lo scorso marzo a Sky Calcio Unplugged, lo aveva visto commuoversi per l'affetto ricevuto: "Il calcio è una grossa comunità che a volte sembra dividere, ma che invece ci accomuna tutti sotto la stessa bandiera".
Il 26 maggio scorso, seppur visibilmente provato e sorretto dal figlio Nicholas Flavio, aveva voluto stringere i denti per accompagnare all'altare la figlia Noemi, regalando agli sposi un ultimo, dolcissimo augurio di felicità.
Oggi il calcio italiano piange lo "Zar".
Un uomo che ha saputo vincere ovunque, ma che ha lasciato il segno soprattutto per la sua straordinaria, immensa dignità.
#Manciopensiero
Commenti