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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Lo schiaffo di Trump e il "martirio" di Meloni: il bacio della morte che può salvare la premier.



Dallo sgarbo in diretta TV al titolo shock di Libero: così il bullismo del tycoon smaschera anni di propaganda della destra, offrendo però a Palazzo Chigi un inaspettato salvagente elettorale.


di: Mancio  

​«Giorgia Meloni mi ha implorato di fare una foto insieme, mi ha fatto pena». 
È bastata una singola frase, pronunciata da Donald Trump durante un'intervista telefonica esclusiva a L'Aria che tira, per sgretolare in mezzo secondo anni di narrazione sovranista. 
Un attacco diretto e mirato all'Italia, lanciato con il chiaro intento di umiliare pubblicamente la Presidente del Consiglio e colpirla nel punto più vulnerabile: la sua credibilità internazionale.
​In un attimo, il tycoon ha messo a nudo la realtà dei fatti, mostrando tutta la sudditanza e la subalternità che si nascondono dietro la presunta "amicizia personale" tanto sbandierata da Palazzo Chigi

Questo è ciò che Trump pensa davvero di Giorgia Meloni: una suddita che ha commesso l'errore di alzare la testa anche solo di pochi millimetri, finendo immediatamente massacrata e umiliata in mondovisione. 
Altro che le mirabili imprese geopolitiche della "novella Churchill" propinateci per anni da Telemeloni e dalla stampa di regime; la realtà restituisce un'immagine ben diversa dell'Italia agli occhi degli americani. 

Ora che questo buffone non dovrebbe permettersi di umiliare il presidente del consiglio italiano è anche inutile ribadirlo, ma stiamo parlando di Trump e non è mica la cosa più grave che ha fatto.

​Il cortocircuito della stampa di destra

​Non è una questione di solidarietà a prescindere che ci potrebbe pure stare, ma è anche una conferma di tutto quello che abbiamo detto fino ad ora . 

Chi critica Trump lo fa da dieci anni, venendo puntualmente ridicolizzato dai meloniani di ogni ordine e grado per aver definito l'ex presidente USA per quello che è: un autocrate pericoloso che si comporta come un imperatore. 
Spiace che la premier l'abbia scoperto a proprie spese, ma come si suol dire: meglio tardi che mai. 
Ora Meloni trovi il coraggio di reagire e mostrare un briciolo di dignità, se non per se stessa, almeno per il Paese che rappresenta. 
La risposta immediata: "né io, né l'Italia supplichiamo nessuno" ci sta tutta, ma speriamo non rimanga solo sulla carta.

​Nel frattempo, il vero capolavoro del grottesco si è consumato nelle edicole. 
Nel giro di 24 ore, il quotidiano Libero è passato dal titolare gioiosamente «È di nuovo amore» tra Giorgia e Donald, a un clamoroso e insultante: «Trump è un coglione». 
Ci hanno messo ben dieci anni, e il siluro alla Meloni, per accorgersi di chi fosse l'uomo che oggi persino Alessandro Sallusti decide di scaricare. 
Un cortocircuito imbarazzante: perché se Trump merita quell'epiteto, chi firma titoli capaci di ribaltare la linea editoriale nello spazio di un mattino non ne esce certamente meglio.

​Il paradosso politico: un regalo inaspettato

​Sia chiaro: a prescindere dalle posizioni politiche, nessuno – tantomeno Trump – può permettersi di trattare in questo modo il capo di un governo italiano. Eppure, paradossalmente, questo sgarbo istituzionale rischia di trasformarsi nel più grande regalo politico ed elettorale che la premier potesse mai ricevere. 
Un tempismo talmente perfetto da apparire quasi sospetto, se non conoscessimo l'irruenza umorale del leader Maga.

​Fino a pochi giorni fa, infatti, l'esecutivo Meloni navigava in acque agitatissime: i sondaggi piangevano, i risultati dopo quattro anni di governo rimanevano invisibili, la leadership interna era insidiata dalla crescita di consensi di Vannacci (segno di quanti fessi abitino questo Paese) e l'isolamento internazionale della premier era ormai evidente.

​Oggi, grazie al bullismo di Trump, Meloni riceve su un piatto d'argento l'occasione perfetta per travestirsi da martire della patria. 
Potrà sventolare davanti al suo elettorato la bandiera della leader fiera che non si piega davanti ai potenti della Terra. 

Poco importa se, per quattro anni, lo stesso governo ha avallato ogni richiesta di Washington, giustificato ogni prepotenza e persino candidato Trump al Nobel per la Pace. 
Poco importa se, quando il premier spagnolo Pedro Sánchez teneva la schiena dritta contro l'imperialismo americano, da Roma arrivavano solo silenzi o scherni. Nella nuvoletta della propaganda meloniana tutto questo è già evaporato. 
Trump sarà anche quello che dicono, ma i cittadini italiani non hanno l'anello al naso. 

Su due cose specialmente, ad ogni modo ha ragione Giorgia Meloni, quando dice che l'Italia non implora e quando invita Trump a non preoccuparsi della popolarità della nostra premier (anche alla luce di quello che abbiamo detto), ma di preoccuparsi della sua ....
Quella si che è ai minimi storici.

#Manciopensiero 

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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