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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Road to "The Cure live" (part 3) - L’Eterno Autunno di Robert Smith: La Storia dei Cure e il Gran Finale a Firenze Rocks.



Dall'underground post-punk all'epopea di "Songs of a Lost World": quarant'anni di malinconia rock, sogni psichedelici, anima dark e l'attesissimo rito collettivo del 14 giugno alla Visarno Arena.


di: Mancio 

C'è un filo invisibile, tinto di nero e di rosso scarlatto, che unisce la malinconia post-punk della fine degli anni '70 alla calda estate fiorentina del 2026. 
Al centro di questo filo c'è un uomo con i capelli costantemente spettinati, il rossetto sbavato e una chitarra che sembra piangere e danzare allo stesso tempo. Robert Smith e i suoi Cure non sono semplicemente una band: sono uno stato dell'anima, una cultura assoluta per chi li ama ed anche una sottocultura, un porto sicuro per intere generazioni di "outsider".

​Domenica 14 giugno 2026, la band chiuderà in bellezza l'ottava edizione di Opel Firenze Rocks alla Visarno Arena (Parco delle Cascine), suggellando un legame con l'Italia che dura da quasi mezzo secolo. Ma come siamo arrivati a questo punto? 

Abbiamo tempo per raccontarlo, anche perché il tempo stesso è un concetto relativo ed io e l'amico Deejay Sky, ad ogni modo, siamo Appena saliti sul treno che da Bari ci porterà in quel di Firenze, quindi ne abbiamo di spazio da occupare.

1978-1982: Dalla provincia inglese alla Trilogia Dark

Tutto comincia a Crawley, una grigia cittadina satellite a sud di Londra. 
Nel 1978, dalle ceneri di vari progetti scolastici,  nascono ufficialmente i Cure. 
Il debutto del 1979 con Three Imaginary Boys (e il fulminante singolo Boys Don't Cry) mostra una band post-punk asciutta, minimale, ma già pervasa da un'inquietudine diversa rispetto alla rabbia politica dei Clash o al nichilismo dei Sex Pistols.

​La vera svolta estetica e sonora avviene nei primi anni '80 con quella che i fan chiamano la "Trilogia Dark":

Seventeen Seconds

1980

L'album dell'isolamento. 
Brani come A Forest definiscono il suono del genere "goth": linee di basso pulsanti, batterie ipnotiche, chitarre cariche di flanger ed eco. 
È l'anno del loro primissimo tour in Italia.

Faith

1981

Il disco della fede perduta e del dolore. 
Atmosfere ancora più lente, sognanti e claustrofobiche. 
La band suona avvolta in fitte coltri di fumo sul palco.

Pornography

1982

L'abisso. 
Un album brutale, claustrofobico e nichilista, aperto dalla celebre frase "Non importa se moriamo tutti".
È il culmine dell'era dark, un disco autodistruttivo che rischia di far sciogliere la band.

Il Grande Paradosso: I re del dark conquistano il pop

​Dopo aver toccato il fondo dell'oscurità con Pornography, Robert Smith compie la mossa più imprevedibile della sua carriera: reinventarsi. 
Senza perdere la propria identità, i Cure inzuppano il loro sound in una psichedelia pop bizzarra e colorata. Arrivano singoli irresistibili come The Lovecats e The Walk, seguiti da album capolavoro come The Head on the Door (1985) e il monumentale doppio Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me (1987).
Nel 1989 esce Disintegration, considerato all'unanimità il picco creativo della band. 
Un disco maestoso, pieno di sfumature infinite, dominato da capolavori immortali come Lullaby, Lovesong e Pictures of You
Con il successivo Wish (1992) e la spensierata Friday I'm in Love, i Cure diventano a tutti gli effetti una band da stadi mondiali, capace di scalare le classifiche globali pur rimanendo fedele alla propria estetica crepuscolare.

​I capitoli nascosti: Sperimentazioni, addii e l'era "Heavy"

​Tra i grandi successi e la storia più recente si snoda una fitta rete di eventi che ha ridefinito la band. 
Nei primi anni '90, dopo lo straordinario successo commerciale del monumentale Wish Tour, la band affronta un periodo di profonda ristrutturazione interna con l'abbandono dello storico batterista Boris Williams ed estenuanti battaglie legali con l'ex membro fondatore Lol Tolhurst.

​Lungi dal darsi per vinto, Robert Smith traghetta i Cure verso la seconda metà del decennio esplorando territori inediti. 
Nel 1996 esce Wild Mood Swings, un album ingiustamente sottovalutato, caotico e sperimentale, arricchito da sezioni di fiati e ritmiche acustiche (da cui emerge la splendida ed eccentrica Mint Car). 

Il riscatto critico arriva nel 2000 con Bloodflowers, un disco imponente, privo di singoli commerciali ma intriso di lunghe suite chitarristiche. 
Smith lo dichiarerà l'anello mancante della "Trilogia" ideale composta con Pornography e Disintegration, portando i Cure a eseguire i tre album per intero in storici concerti tematici.

​Gli anni 2000 vedono anche l'ingresso del chitarrista anticonformista Reeves Gabrels (storico collaboratore di David Bowie), che dona alla band un impatto live ancora più distorto, graffiante e rock, evidente nell'omonimo album The Cure (2004) prodotto dal guru del nu-metal Ross Robinson.

​La Rinascita: "Songs of a Lost World"

Dopo anni vissuti soprattutto come una straordinaria macchina da live (con oltre 1800 concerti all'attivo nella loro carriera), la band sembrava aver detto tutto in studio. 
Ma la vera sorpresa è arrivata con l'uscita dell'acclamatissimo album Songs of a Lost World.
Accolto con un entusiasmo unanime da critica e pubblico, il disco ha debuttato al primo posto in oltre 30 Paesi, dimostrando che il mondo ha ancora un disperato bisogno del romanticismo cupo di Robert Smith. 
Canzoni come Alone ed Endsong hanno la stessa devastante potenza emotiva dei tempi d'oro.

​14 Giugno 2026: L'evento a Firenze Rocks

​Il concerto di questa domenica alla Visarno Arena non è una semplice data di un tour estivo. 
I Cure tornano a Firenze dopo lo storico show del 2019, del quale parleremo in maniera più approfondita nel prossimo capitolo, inserendosi come headliner di una giornata cruciale per la musica alternativa.

​Per l'occasione, la line-up del festival è stata costruita con intelligenza per preparare l'atmosfera perfetta:

  • 13:00: Apertura cancelli

  • 16:15: I brillanti irlandesi Just Mustard con la loro nuova ondata shoegaze
  • 17:45: Le intensità post-punk dei The Twilight Sad, da sempre scudieri della band
  • 19:15: I giganti del post-rock scozzese Mogwai
  • 21:30: THE CURE

​Ci si aspetta una scaletta monumentale che pescherà a piene mani sia dall'ultimo capolavoro sia dai classici immortali (da Plainsong a Burn fino a Disintegration). 

I Cure sono pronti a dipingere di nero il cielo di Firenze.

​Info Utili e Biglietti

La disponibilità dei tagliandi è ormai agli sgoccioli e limitatissima (i pacchetti speciali VIP risultano già esauriti). 
Per chi non volesse perdersi questo storico rito collettivo, è possibile tentare l'acquisto degli ultimissimi posti standard o monitorare i biglietti ufficiali di rivendita "fan-to-fan" (al prezzo nominale di partenza di €92,00 + commissioni) tramite i circuiti ufficiali:

​#MancioThoughts
#Manciopensiero 

To be continued..... 



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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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