Tra l'amaro ritiro di Arnaldi e la storica finale di Cobolli, Parigi si tinge del tricolore più bello, folle e inaspettato di sempre. E trionfa ancora il doppio Errani-Vavassori.

di: Mancio
Parigi – C'è stato un momento preciso in cui abbiamo capito che questo
Roland Garros non sarebbe stato come gli altri.
Non è stato il 2 giugno sul calendario; per chi ama il tennis, quella data è diventata improvvisamente Natale.
Stiamo vivendo un’era del tennis azzurro semplicemente straordinaria, qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato folle anche solo auspicare. Questa edizione dello Slam parigino ci sta regalando soddisfazioni immense, emozioni così forti da superare di slancio anche le delusioni più cocenti che abbiamo dovuto incassare strada facendo.
Perché sì, la strada è stata tortuosa, ma il bilancio complessivo è straordinariamente positivo.
L'impresa storica dei tre moschettieri
Tutto è iniziato con un'impresa destinata a rimanere scolpita nella memoria collective del nostro Paese. Proviamo a renderci conto della portata della cosa: per la prima volta nella storia, l'Italia è riuscita a portare ben tre tennisti nei quarti di finale di uno Slam.
E la cosa incredibile, quasi assurda, è che ci siamo riusciti senza
Jannik Sinner e senza
Lorenzo Musetti, ovvero i numeri uno e due del nostro movimento.
Tre ragazzi con storie personali e carriere diversissime, ma uniti da una settimana leggendaria. Quello che inizialmente sembrava poter essere lo Slam più doloroso – dopo il triste forfait di Sinner, piegato e battuto dalle condizioni di caldo torrido e da problemi fisici – si è trasformato nel torneo più bello, epico e patriottico degli ultimi anni.
Bisogna sprecare gli aggettivi per questi ragazzi, bisognerebbe fare loro un monumento.
Il dramma di Matteo e il pianto di Parigi
La notte eroica di Matteo Arnaldi resterà negli annali: una battaglia di oltre 5 ore contro Frances Tiafoe, una partita già persa e strapersa che il sanremese ha saputo rimettere in piedi con le unghie e con i denti. In totale, Matteo ha speso più di venti ore sul campo, in un sacrificio continuo e commovente.
Poi, la doccia fredda.
Una di quelle notizie che, sportivamente parlando, non avremmo mai voluto leggere.
Un maledetto virus intestinale ha colpito Arnaldi, costringendolo al ritiro dal torneo e privandolo della partita più importante della sua carriera: il derby fratricida, bello e doloroso, contro l'amico e connazionale Cobolli.
Fa malissimo.
Non se lo meritava, Matteo.
Non dopo tutto quello che ha sofferto nell'ultimo anno e mezzo, non dopo quello che questo torneo significava per lui.
Una delusione che si somma a quella di Matteo Berrettini, costretto ancora una volta a fermarsi e ad arrendersi alla sfortuna e ai limiti fisici proprio sul più bello, e al tabellone femminile, che ha visto l'infortunio di
Jasmine Paolini frenare i sogni di gloria nel singolare.
Il trionfo infinito: Errani e Vavassori sul tetto di Parigi
Ma il Roland Garros ha già saputo trasformare le lacrime in gioia pura, regalandoci una certezza assoluta e stampata nell'oro.
Una coppia monumentale, capace di unire l'esperienza infinita e la classe di Sara alla potenza e alla fame di Andrea.
Una vittoria immensa, che conferma l'Italia al vertice assoluto della specialità e che dà una spinta pazzesca a tutta la spedizione azzurra.
Cobolli immenso: la finale è realtà
E l'entusiasmo non si spegne, anzi, si incanala tutto verso l'ultimo, grandioso atto del singolare maschile. Perché la buona notizia è che Flavio Cobolli è in finale a Parigi.
E ci arriva con pieno e assoluto merito, senza aver tolto nulla a nessuno.
Il suo cammino è stato da brividi.
Nei quarti ha sconfitto in quattro set la testa di serie numero 4, il canadese
Felix Auger-Aliassime, con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4.
Un match iniziato in salita, recuperato con una forza mentale da veterano e poi letteralmente dominato. Non ci sono più parole per definire la classe, la voglia, la resistenza fisica e psicologica di questo ragazzo. IMMENSO Flavio. Ti meriti tutto.
Grazie al ritiro forzato del povero Arnaldi in semifinale, il romano vola direttamente all'atto ultimo.
Ora l'Italia intera è con "Cobo", e siamo sicuri che il primo a fare il tifo per lui sarà proprio Matteo.
Ora gli occhi del mondo sono tutti sulla finale.
Flavio ci arriva da sfavorito sulla carta, è vero, ma senza partire già sconfitto.
Ha dimostrato che per batterlo serve un'impresa, e dopo aver visto quello che ha fatto finora, sognare non è più vietato. Non più.
Grazie ragazzi, e adesso forza Flavio: tutta l'Italia spinge la tua racchetta.
#Manciopensiero
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