Piero Moriconi confessa il massacro di Kety e Mirko: tra i verbali degli inquirenti che parlano di liti per denaro e il drammatico grido social del ventiquattrenne: «Mio padre mi preferisce morto che gay»

di: Mancio
CAMAIORE (LUCCA) – Una tragedia familiare immane ha sconvolto la quiete di Pieve di Camaiore, in Versilia. Piero Moriconi, muratore di 63 anni, ha imbracciato il proprio fucile da caccia nel giardino di casa e ha fatto fuoco, uccidendo la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko, di appena 24. Un’esecuzione brutale, consumata al culmine di anni di tensioni sotterranee, che apre uno squarcio doloroso su una realtà fatta di mancata accettazione, pregiudizio, ma anche di fragilità e isolamento.
Non mi capacito di una notizia del genere, nonostante è inutile che faccia lo gnorri, so che nel mondo ed ovviamente anche in Italia, c'è gente così gretta, ignorante, stolta, bastarda, ecc... che la pensa in una determinata maniera.
Boh, che dire ... magari sarebbero da condannare preventivamente ... tutti e non aspettare tragedie del genere?
Può essere una soluzione, non so fino a che punto applicabile, ma qualcosa si deve pur fare se vogliamo continuare a chiamare questa una società civile.
Il legame simbiotico tra madre e figlio
Mirko Moriconi era un ragazzo che voleva semplicemente esistere, esprimere se stesso e vivere la propria vita senza fare del male a nessuno.
La sua grande passione era la musica: scriveva brani, cantava e pubblicava i suoi video su YouTube con titoli evocativi come Mamma, Camice Bianco e Nietzsche.
Sui social aveva scelto di chiamarsi Michelangelo Andreoni, prendendo il cognome di quella madre che per lui era tutto.
Tra Mirko e Kety c’era un rapporto simbiotico e viscerale.
Lei era la sua prima fan, la sua forza nei momenti di buio, colei che arginava i suoi crolli emotivi. «Sei la mia migliore amica, la mia forza», scriveva Mirko; «Sei la mia vita e la riempi di note», rispondeva la madre sui social, facendosi scudo contro l'ostilità del mondo esterno.
Il rifiuto del padre e i segreti di famiglia
Il vero baratro, nella vita di Mirko, si era aperto a vent’anni, quando aveva trovato il coraggio di rivelare in casa la propria omosessualità.
Se la madre lo aveva accolto con un sorriso, il padre Piero gli aveva sbattuto la porta in faccia.
Il 12 ottobre 2022, Mirko aveva affidato a Facebook uno sfogo che oggi suona come una spaventosa profezia: «Ragazzi, è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay».
Un rifiuto che aveva spaccato anche la famiglia allargata.
L'unico porto sicuro per Mirko, oltre alla madre, era una cugina minorenne. I due erano costretti a vedersi di nascosto.
«Ci hanno diviso perché sono gay, ma noi siamo andati contro tutti», scriveva il ragazzo.
Una discriminazione confermata dai post della cugina, ma tristemente ribaltata, dopo il delitto, dalla madre della ragazza (zia di Mirko), che ha speso parole dure, tentando di giustificare l’omicida: «Piero veniva umiliato dalla moglie e Mirko aveva preso brutte strade».
Io non sono nessuno per giudicare e non ho nemmeno sotto gli occhi carte di processi, azioni legali, ricostruzioni della polizia, ecc ecc ....
È vero, per poter dire qualcosa a riguardo o devi vivere una condizione simile o devi essere molto vicino a chi la vive, però ridimensionare il tutto ad una giustificazione tipo sono stato costretto a farlo perché mio figlio era drogato e mi chiedeva soldi per la droga in continuazione, senza accennare a quello che secondo praticamente tutti è il vero motovo del folle gesto criminale, mi sembra quantomeno inverosimile.
Il tunnel della fragilità: la droga, il bullismo e il tentato suicidio
La vita di Mirko non era facile.
Aveva frequentato l’
alberghiero di Viareggio e lavorava come cameriere e cuoco al ristorante
Carpe Diem in Darsena, dove i titolari Gabriel e Alessio lo ricordano come un ragazzo unico, capace di portare allegria e di scatenarsi nelle serate karaoke.
Dietro quel sorriso, però, si nascondevano ferite profonde.
In passato aveva lottato contro un'obesità grave, arrivando a pesare 150 chili e subendo per questo duri episodi di bullismo, ai quali si sommavano gli insulti omofobi.
Negli ultimi tempi, il dolore si era acutizzato.
Mirko aveva confessato agli amici più stretti il desiderio di sottoporsi a un percorso di
transizione di genere, una transizione che gli provocava ulteriore tormento interiore.
Per anestetizzare la sofferenza, il giovane era caduto nel tunnel dell'alcol e degli stupefacenti, finendo in cura al
Sert.
A febbraio 2025, dopo una forte delusione amorosa, aveva tentato il suicidio, postando una foto dal letto di ospedale: «Sono stato abbandonato dalle persone che più amavo».
La versione dell’assassino: «Andava fatto»
Davanti alla sostituta procuratrice Elena Leone, Piero Moriconi non ha mostrato pentimento immediato: «L’ho fatto perché andava fatto», ha dichiarato inizialmente.
Assistito dall'avvocato Fabbri, il muratore ha cercato di spostare il baricentro del movente unicamente sui soldi e sul disagio psichico del figlio.
«Mio figlio era iperattivo, psichiatrico, ingestibile e violento.
Chiedeva continuamente soldi per la droga e l'alcol, eravamo costretti a nasconderli in casa», ha messo a verbale l'uomo, descrivendo il clima familiare come un inferno insostenibile.
Ha poi accusato la moglie Kety di essere "nevrotica", di difendere sempre il ragazzo e di minacciare di lasciarlo solo.
Mercoledì pomeriggio, l'ennesima lite per motivi economici avrebbe fatto scattare la follia.
Tuttavia, pressato dagli inquirenti, l'uomo ha dovuto ammettere l'evidenza del suo profondo pregiudizio: «Io ero ansioso perché mio figlio era gay».
Nessun accenno, invece, alla volontà del ragazzo di cambiare sesso, segno di un muro di incomunicabilità totale.
Le reazioni del web e il cordoglio di Noemi
La notizia ha sollevato un'ondata di indignazione nazionale e ha riacceso il dibattito sulla violenza patriarcale, sui femminicidi e sull'omofobia.
Tra i tanti messaggi, è arrivato anche quello della cantante
Noemi, l'idolo artistico di Mirko, di cui il ragazzo interpretava spesso i brani:
«Ho visto i video in cui cantavi le mie canzoni... il tuo sogno di essere libero e l’orgoglio di essere te stesso... non si può essere uccisi per chi scegliamo di amare».
Il terreno su cui cresce questo tipo di violenza non nasce dal nulla.
Molti osservatori e attivisti sottolineano come la costante legittimazione della discriminazione, i discorsi d'odio e la svalutazione dei diritti LGBTQIA+ da parte di figure pubbliche e movimenti d'opinione contribuiscano a creare un clima di ostilità che poi, drammaticamente, si trasforma in violenza di sangue.
La società civile invoca giustizia per Mirko e Kety, reietti in una famiglia "tradizionale" che si è trasformata nella loro trappola mortale.
Ora Piero Moriconi si trova in carcere, conscio – secondo il suo legale – "di aver rovinato tre vite".
Ma non so se conscio dell'ignoranza che ha portato a tutto questo.
Commenti