
di: Mancio
Mentre il resto del mondo calcistico sta per sintonizzarsi sulle frequenze del Mondiale, l’Italia si ritrova a vivere in una strana dimensione parallela. Una dimensione fatta di amichevoli giocate lontano dai riflettori che contano, figlie di una ferita ancora aperta: la mancata qualificazione alla rassegna iridata, sancita già da qualche mese.
In questo scenario di transizione e apatia generale, dove la delusione è ancora troppo grande per far battere il cuore dei tifosi, la Nazionale ha comunque continuato a scendere in campo.
E, a modo suo, ha vinto.
A decidere l’incontro dopo soli 18 minuti è stato ancora una volta
Francesco Pio Esposito, l’attaccante di proprietà dell’
Inter, aiutato da una leggera deviazione che ha ingannato il portiere ellenico
Vlachodimos.
Esposito si conferma così l’uomo della provvidenza di questa parentesi, avendo firmato di testa anche la rete della vittoria nel match d'esordio in terra lussemburghese.
Quella scesa in campo in terra greca è stata l'Italia più giovane di sempre, un gruppo sperimentale ricco di talento ma inevitabilmente acerbo, capace di esprimere a tratti un buon calcio ma anche di soffrire maledettamente negli ultimi venti metri e nella gestione dei momenti chiave.
Nella ripresa, dopo aver sfiorato il raddoppio al 47’ con una traversa colpita da
Koleosho (che fa il paio con il palo di Pisilli nel match precedente), gli azzurri sono rimasti in dieci uomini al 68’ a causa dell'espulsione diretta di
Reggiani, reo di aver steso
Douvikas lanciato a rete.
Da quel momento è iniziata un'altra partita, fatta di sofferenza e trincea.
All'84' la Grecia ha accarezzato il pareggio con un palo clamoroso di
Zafeiris, ma l'Italia ha retto l'urto fino al triplice fischio.
Dal punto di vista puramente tecnico, queste due vittorie rischiano di rimanere un esercizio di stile fine a sé stesso.
Non c'è un domani immediato per questo gruppo, né una struttura progettuale a breve termine: sarebbe folle e ingiusto pensare di presentarsi oggi a un Mondiale (se fossimo stati qualificati) con una squadra così verde e sperimentale.
A quasi nessuno importa di questa Nazionale senza un vero domani, guidata da un allenatore a termine e composta da giocatori che, in gran parte, lasceranno spazio ai titolari del nuovo corso.
Eppure, dietro il disinteresse generale, questa serata lascia in dote una bellissima storia di riscatto umano e sportivo.
Il Tabellino di Grecia-Italia 0-1
- Marcatori: 18' pt Pio Esposito (I)
- GRECIA (3-4-1-2): Vlachodimos; Retsos, Hatzidiakos, Koulierakis (1' st Rota); Vagiannidis (31' st Tetteh), Mouzakitis (31' st Zafeiris), Triantis (17' st Androutsos), Kiriakopoulos (17' st Tsimikas); Tzolis (43' st Pavlidis); Masouras (17' st Kyziridis), Douvikas (43' st Kostoulas). Ct: Jovanovic.
- ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Ahanor (1' st Mane), Comuzzo (10' st Reggiani), Chiarodia, Bartesaghi; Pisilli, Lipani (29' st Dagasso), Ndour; Koleosho, Esposito (42' st Camarda), Ekhator (1' st Fini, 29' st Favasuli). Ct: Baldini.
- Note: Ammoniti Lipani e Ahanor per gioco falloso, Favasuli per perdita di tempo. Espulso Reggiani al 24' st per fallo su Douvikas.
L'ultimo ballo di un uomo d'altri tempi
Con la gara di Creta si chiude ufficialmente l'avventura di Silvio Baldini sulla panchina della Nazionale maggiore.
Un traghettatore, un uomo di passaggio che si è trovato lì quasi per caso, ma che se fossimo nei panni dei vertici della
FIGC meriterebbe più di una riflessione prima di essere congedato.
Tra pochi giorni verrà annunciato il nuovo commissario tecnico e si volterà pagina, inaugurando un nuovo ciclo che proverà a raccogliere le macerie di una qualificazione mondiale fallita.
Probabilmente, tra qualche anno, la storiografia del calcio dimenticherà che quest'uomo ha guidato la selezione principale.
Ma la storia non si cancella dai cuori.
Baldini potrà guardarsi allo specchio e dire, con orgoglio, di avercela fatta.
È il giusto premio dopo una vita intera fatta di sacrifici, di una gavetta infinita e persino di momenti in cui è stato ingiustamente messo ai margini del calcio che conta; un uomo capace di allenare gratis la
Carrarese pur di non tradire la propria passione, accettando di ripartire dai fanghi della
Lega Pro e delle categorie inferiori.
Alla fine, la giustizia poetica del calcio gli ha regalato il punto più alto: realizzare il sogno che ogni bambino custodisce nel cassetto, ovvero guidare l'Italia.
Potrà raccontare di aver schierato l'undici più giovane della storia azzurra e di aver chiuso la sua esperienza con due vittorie su due.
Poco contano il valore degli avversari o lo status di amichevoli di queste partite.
Ciò che conta è che lui c'era.
C'era per sé stesso, per la sua famiglia, per sua figlia Valentina e per chiunque non abbia mai smesso di credere in lui.
Da domani Silvio Baldini tornerà nell'ombra (si fa per dire) della sua Under 21.
Ma queste emozioni, queste notti azzurre, nessuno potrà mai portargliele via.
La Nazionale maggiore, invece, ripartirà da zero. Verso dove, ad oggi, è davvero difficile persino immaginarlo.
#Manciopensiero
Commenti