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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Road to "The Cure live (part 6 - the End post) - L’incanto oscuro dei Cure a Firenze: una notte oltre il tempo che chiude un cerchio.



Dopo decenni di attese e occasioni mancate, per chi scrive, la band di Robert Smith regala alla Visarno Arena un live monumentale e inaspettatamente empatico. Il resoconto dell'ultima tappa di un viaggio musicale indimenticabile.


di: Mancio 

Ci sono serate che nella vita sembrano non dover arrivare mai. 
Vale per i destini personali, ma vale anche per la musica e per l'incontro con i Cure. 
Chi ha seguito i capitoli precedenti di questa avventura sa bene quanto io abbia amato questa band da sempre e come, purtroppo, una serie incredibile e interminabile di vicissitudini mi avesse sempre impedito di vederli dal vivo. 
Una vera e propria "maledizione". 
Questo resoconto rappresenta l'ultimo capitolo di una serie di articoli che hanno accompagnato me e il mio storico compagno di avventure musicali in giro per l'Italia, l'amico Deejay Sky, in questo cammino.

​Trovarsi finalmente in attesa nell'arena di Firenze Rocks, sapendo che quel sortilegio stava per spezzarsi, portava con sé un carico di emozione indescrivibile.

​Se quel concerto è diventato realtà, il merito va prima di tutto a mia moglie. 
Quando la "maledizione" stava per colpire ancora — poiché avevo deciso di rinunciare al live per una questione strettamente legata a lei (una scelta che ho fatto felice e consapevole, reputandola semplicemente ovvia, giusta) — è stata lei a fare il passo decisivo. 
Ha acquistato il biglietto a mia insaputa: intanto era lì, poi si sarebbe visto come procedere in caso di forfait.
Per fortuna le cose si sono allineate come sperato, il biglietto non è andato rivenduto e io ho potuto intraprendere questo viaggio meraviglioso.

​L'attesa del rituale e l'ingresso sul palco

​Verso le 21:15, i suoni diffusi dagli altoparlanti — un mix di pioggia, tuoni, fulmini ed elementi elettronici — hanno annunciato l’avvicinarsi dello show. 
Il pubblico di oltre 40 mila fan si è stretto naturalmente verso il palco mentre lo schermo centrale si illuminava di piccole stelle. 
Un rituale collettivo e sospeso, interrotto alle 21:30 in punto dall'ingresso dei sei musicisti.
Quando il concerto è iniziato, l'emozione è stata fortissima. 
Vedere la band di Robert Smith materializzarsi davanti agli occhi è sembrato quasi irreale. 
Accanto al leader, la formazione ha schierato i pilastri storici: Simon Gallup al basso (con la sua iconica postura china e la canotta degli Iron Maiden), Jason Cooper alla batteria, Roger O’Donnell alle tastiere e Reeves Gabrels alla chitarra. 
Un caloroso benvenuto è andato al giovane Eden Gallup, figlio di Simon, che ha preso idealmente il posto dello storico Perry Bamonte, scomparso lo scorso dicembre a 65 anni dopo una breve malattia. La presenza di Eden porta con sé una forma discreta di memoria, ricordando che ogni ritorno dei Cure contiene anche una sottile assenza.
Robert Smith è apparso subito come una figura fuori dal tempo: capelli spettinati a corona, trucco marcato e camicia nera. 
Prima di posizionarsi al centro, ha camminato da un lato all'altro del palco per guardare negli occhi la sua distesa umana, annullando ogni distanza.

​Un viaggio musicale tra rarità e debutti

​Le prime note dell’intro di Alone hanno avvolto la Visarno Arena
"Grazie infinite. Eccoci di nuovo qui", ha salutato Smith in un italiano stentato ma caloroso. 
Rispetto alle tappe precedenti del tour europeo (come il Primavera Sound, Maia o Nickelsdorf), Firenze ha goduto di una delle scalette più bilanciate e sorprendenti del tour.

​Durante il concerto, nonostante avessi sbirciato le scalette precedenti (anche se con i Cure non si sa mai quanto rimangano fedeli ai set passati), ogni brano che cominciava generava in me un sussulto: "Pure questa!", pensavo, con un senso profondo di gratitudine e ammirazione.

​Subito dopo l'apertura è arrivata Pictures of You, nata dalla complicità tra la chitarra di Robert e il basso di Simon. 
La commozione è diventata fisica quando Smith ha abbracciato la chitarra cantando "Remembering you, fallen into my arms". Il set è scivolato tra l'energia di High, l'oscurità di A Night Like This e la dichiarazione d'amore universale di Lovesong.

​La parte centrale dello show ha pescato a fondo nel repertorio, regalando perle rare come Secrets (che la band non eseguiva dal 1987 prima dei recenti live al Troxy di Londra) e Treasure

Immancabile la parentesi pop di Just Like Heaven, che ha acceso i cori della Visarno Arena. 
C'è stato spazio anche per momenti più ruvidi e distorti su Want e alt.end.
La vera sorpresa del set principale è stato il debutto live per questo segmento di tour di A Fragile Thing, uno dei brani più potenti dell'ultimo album Songs of a Lost World, introdotto dalla grafica di una rosa rossa sul megaschermo. 
Un ponte perfetto verso il futuro, dato che lo stesso Smith ha dichiarato di avere pronto materiale per altri due album (uno ancora più oscuro del precedente e uno dalle sfumature decisamente più pop, come avevo già rivelato nei precedenti articoli).

​Il finale del set principale è stato una sequenza da togliere il fiato: la cinematografica Burn (introdotta dal flauto suonato da Smith), i battimani trascinanti su Push e In Between Days, l'ipnotica Play for Today e il vertice emotivo di A Forest, guidata dalle mani alzate del pubblico a seguire il basso di Gallup. 

Dopo la malinconica Trust, la chitarra elettrica di Reeves Gabrels si è presa la scena su From the Edge of the Deep Green Sea, prima di lasciare spazio al lungo e monumentale strumentale di Endsong.

​Il bis e un Robert Smith inedito

​Dopo una brevissima pausa, Robert Smith che aveva detto (e praticamente mantenuto): "due minuti" e Simon Gallup sono rientrati abbracciati sul palco per i bis. 

"Purtroppo non so ancora parlare italiano", ha scherzato Smith e poi in inglese ha aggiunto  che questa gag non sarebbe invecchiata mai. 

Chi ha seguito la band tramite gli schermi o nei live passati sa che il frontman è spesso di un'introversione quasi totale; stavolta, invece, Robert era in formissima, molto più loquace del solito, sorridente e visibilmente felice di esibirsi. 
Vedere il proprio idolo divertirsi sinceramente e non limitarsi al "compitino" è stato bellissimo.
Sullo schermo è apparsa la celebre ragnatela e le prime note di Lullaby hanno aperto una seconda parte di concerto radicalmente diversa. 
Con The Walk, Let’s go to bed e Mint Car, i Cure hanno mostrato il loro lato più colorato e ballabile, trascinati dallo stesso Smith che accennava passi di danza. 
Le esplosioni di gioia collettiva su Friday I’m in Love, The Lovecats, Close to Me e Why Can't I Be You? hanno preparato la strada per la chiusura definitiva affidata a Boys Don't Cry.

​Dopo due ore e venti minuti, Robert Smith è stato l'ultimo a lasciare il palco, camminando lentamente per salutare ogni angolo della Visarno Arena, quasi a voler trattenere lo sguardo di quella folla che aveva guidato dentro l'oscurità e che ora tornava a casa con qualcosa di decisamente più luminoso addosso.

​I miei "Grazie" e quel pensiero fisso: "Potrei anche fermarmi qui"

​Inizialmente, a caldo, avevo deciso che questo articolo si sarebbe intitolato semplicemente "Senza parole", e che avrebbe contenuto soltanto quella formula, o magari un unico "grazie"
Poi, a mente fredda il giorno successivo, mentre cazzeggiavo durante la mattinata a Firenze con l'amico Deejay Sky, con tappa obbligata all'Hard Rock cafè, ho capito che i ringraziamenti da fare erano molti, diversi tra loro, e che una notte simile meritava di essere impressa sulla pagina, pur sapendo che le emozioni provate non si possono trasmettere fino in fondo per iscritto: si devono sentire.

​I miei grazie vanno a tre pilastri di questa serata:

  • Ai Cure: che ho sempre ammirato perché hanno rappresentato la parte più scura della mia esistenza (che è tale più di quello che possa sembrare), ma capaci poi di farmi ritrovare nelle reinterpretazioni di tantissimi stati d'animo, rimanendo sempre straordinariamente fedeli a se stessi. Loro sono stati perfetti, più empatici e meravigliosi del solito (opinione condivisa anche da chi li ha visti svariate volte).
  • A mia moglie: per aver creduto in questo momento Nonostante non ne stesse passando proprio un bellissimo e avermi regalato il biglietto, risultando "fatalista" in positivo su più fronti e sconfiggendo quindi anche la sfortuna degli anni passati.
  • A Deejay Sky: immancabile compagno di viaggio e di transenne in giro per il Paese.
​C'è una frase ben precisa che continua a tornarmi in mente da quando si sono spente le luci: "chiudere un cerchio"
La sensazione che mi ha assalito alla fine del live è proprio quella di un arrivo.

​Avendo assistito nella mia vita a concerti di altissimo livello e di grandissimi artisti, praticamente tutti quelli che ammiro maggiormente e avendo finalmente coronato questo desiderio sui Cure — che ormai era diventato una fissazione —, mi sono reso conto di essere stato spettatore di uno dei live più belli che abbiano mai fatto. 
E allora una domanda sorge spontanea, un pensiero che mi attanaglia da ore: con quale spirito o con quale voglia potrei andare a vedere, in futuro, un artista che reputo incapace di darmi queste stesse sensazioni?

​So bene che l'esperienza è freschissima e che forse cambierò idea, ma il pensiero immediato è stato nitido: "Ok, potrei anche fermarmi qui"

Non parlo (forse) degli eventi locali, delle cose a chilometro zero da decidere sul momento senza sbattimenti di prevendite o prenotazioni. 
Parlo delle avventure folli, dei viaggi lunghi che abbiamo sempre fatto. 
Farli per qualcun altro dopo una notte così? 
Al momento è una cosa che non mi passa neanche per l'anticamera del cervello.

​So che l'amico Deejay Sky non sarà affatto contento di questa mia riflessione, ma questo è ciò che sento. L'incanto dei Cure è stato proprio questo: trasformare la nostalgia in empatia e un concerto in un luogo dell'anima in cui riconoscersi e, forse, considerarsi felicemente arrivati. 

Poi è anche vero che l'arte è rinascita....

Vedremo....

...

​Scaletta del concerto

  • ​Alone
  • ​Pictures of You
  • ​High
  • ​A Night Like This
  • ​Lovesong
  • ​Secrets
  • ​Just Like Heaven
  • ​Treasure
  • ​Want
  • ​A Fragile Thing
  • ​Burn
  • ​Fascination Street
  • ​alt.end
  • ​Push
  • ​In Between Days
  • ​Play for Today
  • ​A Forest
  • ​Trust
  • ​From the Edge of the Deep Green Sea
  • ​Endsong

BIS

  • ​Lullaby
  • ​The Walk
  • ​Let's Go to Bed
  • ​Mint Car
  • Friday I'm in Love
  • ​The Lovecats
  • ​Close to Me
  • ​Why Can't I Be You?
  • ​Boys Don't Cry
#MancioThoughts
#Manciopensiero 

The End


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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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