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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

Il paradosso del "sobrio" dal tasso alcolemico alto con la patente ritirata: Pozzolo esce di strada, accusa la pioggia e dimentica le leggi del suo stesso governo.



Il deputato vicino a Vannacci denunciato per guida in stato d'ebbrezza (tasso doppio rispetto al limite): "Due bicchieri non fanno un ubriaco". Ma la tolleranza zero sui controlli porta proprio la firma della sua maggioranza.


di: Mancio 


​C’è stato un tempo in cui si pensava che la parabola politica di Matteo Salvini rappresentasse l’apice di un certo modo di fare propaganda in Italia. 
Poi, siccome purtroppo al peggio non c' è mai fine, in un panorama politico sempre pronto a stupire, è arrivata la figura di Roberto Vannacci
In un contesto particolare come quello italiano, gli è stata data addirittura una dignità(?) di esistere e l'ex generale non si è limitato a raccogliere consensi, ma ha deciso di compiere un ulteriore passo: ritenendo evidentemente la Lega una veste ormai troppo stretta o non abbastanza radicale, ne è uscito per fondare una propria compagine politica (Futuro Nazionale). Una mossa che sposta l'asticella ancora più in là ovviamente in senso negativo e che richiede, per chi decide di seguirlo e riconoscerlo come leader, un'adesione totale e speculare alle sue stesse dinamiche.
E le cronache recenti offrono subito un esempio plastico di questa nuova classe dirigente. 
Protagonista della vicenda è il deputato Emanuele Pozzolo (ex Fratelli d'Italia, ora considerato a tutti gli effetti un elemento di punta e di fatto il numero due del movimento di Vannacci).

​L'incidente e il verdetto dell'etilometro

​I fatti dicono che Pozzolo è rimasto coinvolto in un incidente stradale, uscendo fuori strada con la propria vettura. 
Sottoposto ai controlli di rito da parte della Polizia stradale, il deputato è risultato positivo all'alcoltest con un valore pari a due volte il tasso alcolemico consentito dalla legge. 
Risultato immediato: denuncia per guida in stato di ebbrezza e ritiro della patente.

​Davanti a un riscontro oggettivo dello strumento pubblico, la reazione del parlamentare, affidata a un'intervista a La Stampa e a video sui propri canali social, ha assunto contorni a dir poco surreali. 

Invece di fare un passo indietro, Pozzolo ha gridato al complotto e all'ennesimo "sciacallaggio mediatico" ai suoi danni, minacciando querele di massa per chiunque osi definirlo "ubriaco".

​La difesa e il grande paradosso delle leggi

​Secondo la versione del deputato, la chimica e la fisica stradale avrebbero dinamiche del tutto indipendenti. L'uscita di strada? Colpa del temporale, dell'effetto aquaplaning e forse di un difetto a uno pneumatico posteriore. 

L'alcol, insomma, non c'entrerebbe nulla. 
Anzi, Pozzolo ha dichiarato testualmente che "mettere in relazione l'uscita di strada con la positività all'alcoltest è fuorviante" e che "essere positivi all'alcoltest non significa essere ubriachi".

​Ma il vero cortocircuito logico e politico arriva subito dopo, quando il deputato si giustifica dicendo: 

​"Con le attuali leggi bastano due bicchieri di vino per raggiungere il valore che sarebbe risultato dai controlli effettuati dalla Polizia stradale."

​Ed è qui che il paradosso diventa totale. 
Se lo avessi detto io avrei anche avuto ragione, ma lui proprio non può.
Le "attuali leggi" a cui Pozzolo si appella per ridimensionare la gravità del suo tasso alcolemico sono le stesse identiche norme sulla "tolleranza zero" e sul codice della strada fortemente volute, votate e sponsorizzate dalla stessa coalizione di destra di cui lui fa (o faceva) parte. 
Una severità normativa sbandierata ai quattro venti dai banchi della maggioranza che però, alla prima prova del palloncino interna, si trasforma improvvisamente in un fastidioso "sciacallaggio" che non tiene conto dei piaceri di due bicchieri di vino a tavola.

​Il silenzio dei vertici e la censura social

​Nel frattempo, sul fronte politico, il deputato difende a spada tratta il suo nuovo capo politico, smentendo le voci di un Vannacci furioso per il danno d'immagine. Secondo Pozzolo, i vertici hanno già chiarito il quadro: il generale saprebbe perfettamente scindere gli attacchi politici strumentali da quelle che vengono liquidate come semplici vicende personali.

​Nel frattempo, lontano dalle interviste ufficiali, la gestione del dissenso si è spostata sulle pagine social del deputato, dove è in corso una massiccia operazione di pulizia: blocco e ban selvaggio per chiunque entri nei commenti a contestare la sua ricostruzione o a fargli notare l'evidente contraddizione. 
Un quadro che, per il momento, si commenta da solo.
Che altro insulti potrei inventarmi se fanno già tutto da soli?

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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