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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

L'INFANZIA ASSASSINATA NELL'INDIFFERENZA: BASTA TRATTARE I BAMBINI PALESTINESI COME SEMPLICI NUMERI, ORA SERVE GIUSTIZIA!


Il dramma del piccolo Sam Fahed Abu Haykal, ucciso a soli sette mesi in Cisgiordania, squarcia il velo dell'assuefazione globale davanti ai crimini dell'esercito israeliano. Non sono "danni collaterali", sono vite spezzate.


di: Mancio 

Viviamo in un’epoca cinica, anestetizzata, in cui l’orrore rischia di diventare routine. 
C'è una tendenza drammatica e aberrante a trasformare le tragedie umane in fredde statistiche, a declassare gli individui a cifre anonime su un registro di morte, catalogandoli semplicemente come l'ennesima "vittima del giorno". 
Ma l'umanità non è un calcolo matematico. 
Il valore di una vita umana non si misura in percentuali, e anche una sola persona strappata al mondo dovrebbe far tremare le coscienze.
​Purtroppo, di fronte ad azioni sistematiche che assumono i contorni di una violenza seriale – come quella perpetrata dallo Stato di Israele – il mondo sembra aver sviluppato una pericolosa assuefazione. 

Spesso, tragicamente, serve il sacrificio estremo di un'anima innocente, di un bambino, per scuotere l'opinione pubblica e imporsi all'attenzione della cronaca. 
E allora usiamo questa immane tragedia come un faro per ribaltare questo nauseante senso di rassegnazione che sta contagiando il pianeta, rimasto colpevolmente inerte davanti a chi si macchia di crimini così efferati.
Questo bambino, il cui volto è stato mostrato dal padre disperato sullo schermo di un cellulare diventando il simbolo di un dolore universale, aveva un nome: si chiamava Sam Fahed Abu Haykal. Aveva appena sette mesi. 
Sette mesi di vita.
​Parliamo al passato perché l’esercito israeliano lo ha ucciso a sangue freddo.
Il piccolo si trovava tra le braccia della sua mamma, all'interno dell'auto di famiglia, a sud della città di Hebron, in Cisgiordania
Un solo colpo, letale, sparato dai soldati.
Come da tragico copione, subito dopo l'apertura del fuoco, le forze militari hanno tentato di imbastire la solita narrativa di giustificazione, sostenendo che il veicolo "si stesse avvicinando ad alta velocità". 
Una versione cinematografica e falsa, immediatamente smentita dal padre del piccolo e dai numerosi testimoni oculari presenti sul posto.

​La testimonianza del padre di Sam è un racconto lucido che lascia i brividi lungo la schiena: 

​"Eravamo in salita e la strada non presentava alcun checkpoint segnalato; c'era soltanto un gruppo di soldati lungo la via. 
Uno di loro mi ha fatto segno di arrestare la marcia e io ho obbedito immediatamente. 
Ho fermato completamente l'automobile e ho sollevato le mani sul volante per mostrare che fossi disarmato. Subito dopo, senza alcun motivo, hanno aperto il fuoco contro di noi. 
Il soldato che ha sparato si trovava a circa dieci metri di distanza. 
Poteva vedermi chiaramente, ha visto mia moglie, ha visto i bambini. 
I finestrini non erano oscurati, era giorno pieno e la visibilità era totale. 
Non si può assolutamente accampare la scusa di non aver visto che all'interno c'era una famiglia."

​La morte del piccolo Sam ricalca tragicamente il destino di un'altra bambina simbolo, Hind Rajab, anche lei intrappolata e uccisa in un'auto insieme ai suoi familiari sotto il fuoco militare. 
Eccoli qui, i presunti "terroristi" da cui difendersi. Ecco le "minacce alla sicurezza" che giustificano i proiettili.

​Se qualcuno ha ancora il coraggio di chiedere una "definizione di bambino", provi a guardare l'immagine di un neonato di sette mesi, assassinato mentre era stretto al petto della madre, strappato alla vita prima ancora di avere il tempo e la consapevolezza di capire di essere venuto al mondo.

​Di fronte a tutto questo, l'azione della comunità internazionale appare drammaticamente ipocrita e insufficiente. 
È del tutto inutile applicare sanzioni di facciata a singoli esponenti dell'estremismo come il ministro Itamar Ben Gvir se non si ha il coraggio politico di colpire e smantellare la struttura stessa, il sistema d'occupazione e l'ideologia mostruosa che lo ha generato e di cui lui è solo l'espressione più visibile e impudente.

​Che la condanna e la vergogna cadano su di loro. Siano maledetti i carnefici materiali che premono il grilletto, i complici che forniscono armi e copertura politica, e gli indifferenti che voltano la testa dall'altra parte. 

Non ci sono distinzioni o sconti di responsabilità: l'indignazione deve colpirli tutti, senza esclusioni.

#Manciopensiero

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© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

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