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L'indagine della Direzione Distrettuale Antimafia a Bari. L'inchiesta e Decaro - Quarta puntata.

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La vicenda che colpisce il sindaco di Bari, tutti i baresi e non solo... (quarta puntata)


Viste le vicende narrate nelle scorse puntate, comprese le previsioni del viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto, è lo stesso Antonio Decaro, martedì 19 Marzo, giorno di San Giuseppe ad accendere più che i falò i riflettori sulla vicenda.

Il Sindaco di Bari, prende addirittura in contropiede il Viminale e rende pubblico  il “provvedimento di accesso ispettivo nei confronti del Comune”. 

Dalle parti del Ministero degli Interni, quindi rimangono spiazzati ed in maniera evidentemente imbarazzata alle 22 si cerca quasi di giustificarsi fornendo le spiegazioni del caso:

Il provvedimento di accesso ispettivo si è reso necessario in esito ad un primo monitoraggio disposto dal Viminale circa i fatti emersi a seguito dell’indagine giudiziaria che ha portato a più di cento arresti e alla nomina da parte del Tribunale, ai sensi dell’articolo34 del codice antimafia, di un amministratore giudiziario per l’Azienda mobilità e trasporti Bari spa (Amtb spa) interamente partecipata dallo stesso comune. Il Viminale precisa anche che l’accesso ispettivo, disposto ai sensi di specifiche previsioni di legge, non è pregiudizialmente finalizzato allo scioglimento del Comune bensì ad una approfondita verifica dell’attività amministrativa, anche a tutela degli stessi amministratori locali che potranno offrire, in quella sede ogni utile elemento di valutazione”. 

Insomma praticamente non c'è ufficialmente una richiesta di scioglimento, ma una valutazione fatta in autonomia dal ministro.

In teoria, come abbiamo già visto nelle puntate precedenti, ci sarebbero le parole del procuratore Rossi, l’unico che conosce bene i 23 faldoni dell’inchiesta, che hanno voluto precisare come il sindaco, già oggetto di verifiche specifiche, è risultati estraneo ai fatti contestati.

Di conseguenza se si pensa che lo scopo sia quello di far rimanere Decaro in una specie di limbo che durerà il tempo dell'imminente campagna elettorale, allo stato delle cose non sembra neanche tanto lontano dalla realtà.

Sta di fatto che il primo cittadino barese non è rimasto con le mani in mano ed ha convocato una conferenza stampa che ha visto la presenza dei giornalisti, ma anche di molti cittadini baresi che hanno espresso pieno sostegno.

Decaro non ha usato mezzi termini:

Quello del ministero dell’Interno è un atto di guerra che richiede una legittima difesa della città che da tempo combatte la mafia a testa alta.
Questa sia una mossa del centrodestra per inquinare la campagna elettorale e fare annullare la partita.
A Bari perdono da 20 anni e alcuni di loro, come Savastano in Gomorra, dicono 'andiamo a riprenderci la città...
la città è dei baresi.
(...)
Se c’è anche un solo sospetto di infiltrazione della criminalità nel Comune io rinuncio alla scorta.
(...)
Io ho paura per me e per la mia famiglia - ha evidenziato - ma la mafia la guardo in faccia e la combatto".

Effettivamente non solo tanti commercianti presenti che grazie al sindaco hanno potuto combattere il fenomeno dell'estorsione hanno applaudito, ma si è voluto sottolineare il fatto che Decaro vive da nove anni sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute per le sue battaglie per la legalità che hanno portato a diversi arresti, tra cui alcuni esponenti di clan mafiosi.
Il sindaco ha anche in questo caso elencato i nomi, ribadendo il suo coraggio e la sua determinazione.

Determinazione che trova una specie di rassegnazione sull'operato delle più alte cariche istituzionali quando dice di aver redatto un plico con “migliaia di pagine consegnato due giorni fa in prefettura e di cui aveva fatto cenno in un incontro con il ministro Piantedosi: nemmeno dopo 24 ore, però, mi è arrivata la telefonata del ministro che mi avvisava dell’arrivo della commissione. Non credo le abbiano neppure lette”.

Decaro ha, comunque, offerto “piena collaborazione” ai commissari la cui relazione, che potrebbe anche contenere l'ipotesi di scioglimento del comune, dovrebbe arrivare dieci giorni dopo il primo turno delle elezioni che si terranno l'8 e il 9 giugno, e quindi nel pieno della campagna elettorale per un eventuale ballottaggio. 

Brutta l'immagine che si darà anche all'estero, visto che nello stesso periodo ci sarà anche il G7 che riunirà in Puglia i grandi del mondo con relativo staff e delegazioni. 

Insomma si è arrivato all'assurdo per varie ragioni.

In fin dei conti si può, allo stato attuale delle cose, affermare che sia iniziato un processo politico che, paradossalmente ha anche una sua parte comica.

Se la vicenda Decaro può rappresentare l'arma vincente per il centrodestra alle prossime elezioni, si devono fare un paio di riflessioni

Il processo, quello vero, quello della magistratura, per intenderci, non riguarda nè il sindaco e nè la sua giunta, ma coinvolge, paradossalmente, due consiglieri comunali che erano stati eletti nella lista di centrodestra.

Quindi quando hanno commesso gli illeciti erano nelle liste di coloro che adesso vorrebbero la testa di Decaro.

Successivamente queste persone sono  passati nel centrosinistra. 
Quindi di che stiamo parlando?
Il centrodestra rischia di fare un autogol clamoroso, chiedendo la testa degli avversari, senza pensare al fatto che poi potrebbe addirittura scoprirsi colpevole.

Intanto, però, la frittata è stata fatta e la vicenda è in continua evoluzione.

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