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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

“Le Voci di Dentro” commedia di Eduardo De Filippo - 23 Marzo 2024 - Teatro Angioino - Mola.


Uno dei capolavori di Eduardo nell'ambito della 
XXIII STAGIONE di PROSA 2023/24.


Se si vogliono indicare gli artisti che più di altri hanno caratterizzato il mondo del teatro, non si può non fare il nome di Eduardo de Filippo.

Un fuoriclasse alla Mbappè, se volessimo tradurre in ambito sportivo ed in un linguaggio più contemporaneo.

Certo, secondo il fratello Peppino, un po' troppo melodrammatico in alcuni frangenti, ma comunque una delle eccellenze italiane di tutti i tempi.

È un piacere sapere che ci sarà una sua opera durante la stagione teatrale del Teatro Angioino.

È una commedia amara che si porta dietro gli stati d'animo del periodo in cui è state scritta ma, visti anche gli ultimi avvenimenti, diventa attuale sia per i corsi e ricordi storici e sia per il fatto che l'evoluzione della società, il più delle volte riguarda solo la forma.

Il protagonista sembra voler rivolgersi alla vita in maniera distaccata....

Non c'è più niente niente niente che mi leghi a te.”
(Noemi)

E la soluzione non è commisurata all'effettivo stato delle cose, o almeno alla certezza che esse siano come appaiono.



La Compagnia Teatro d'Oggi, per la XXIII Stagione di Prosa del Teatro Angioino di Mola di Bari 2023/24, con la direzione artistica di Francesco Capotorto, presenta:

sabato 23 marzo 2024 h.21 la Compagnia Instabile Napolinscena

in “Le Voci di Dentro” commedia di Eduardo De Filippo



Con Marirosa Rina (Maria la cameriera), Bettina Calcagno (Rosa cognata di Pasquale Cimmaruta), Margherita Buono (Carmela portiera dello stabile), Maria Pastorelli (Matilde moglie di Pasquale Cimmaruta), Mimmo Macrì (Pasquale Saporito) Ascanio Cimmino (Carlo Saporito), Francesco D’Andria (Alberto Saporito), Massimo Cardellicchio (Ispettore di polizia), Vito Sgobba (Luigi Cimmaruta), Carla Lovero (Elvira Cimmaruta), Giuseppe Battista (Capa d’angelo-Guappo/compratore), Achille Zizzi (Zio Nicola) 

Regia Ascanio Cimmino



Lo specchio dell'anima ci mostra come un malessere non possa essere curato da una ideale mela al giorno che toglie il medico di torno, neanche se fossero quelle dell'Aism.
Il fuoco non sempre è un falò come quelli di San Giuseppe.

Scritta nel ’48, “Le voci di dentro” è, tra le opere di Eduardo, forse tra le più intime, sofferte, impietose (del resto gli echi della guerra erano ancora troppo vicini) nel descrivere le miserie dell’animo umano, arte nella quale l’autore partenopeo è maestro assoluto, capace di regalare, tra umorismo e malinconia, il racconto della grande metafora della vita.



Alberto Saporito vive con il fratello Carlo e lo zio Nicola, il quale da anni “non parla non perché muto, ma perché il mondo è diventato sordo”. Lo zio vive in una specie di soppalco da dove comunica con Alberto (unico capace di comprenderlo) attraverso lo sparo di mortaretti e castagnole. Una mattina, Alberto si sveglia dopo aver fatto uno strano quanto vividissimo sogno: ha visto i suoi vicini di casa, i Cimmaruta, ammazzare il fraterno amico Aniello Amitrano e occultarne il cadavere nella propria cucina. Convinto a tal punto di non aver sognato, denuncia il delitto al commissariato e, dal momento che per una curiosa coincidenza l’Amitrano non si trova, I Cimmaruta vengono arrestati, ma subito rilasciati dato che nel luogo sognato da Alberto il cadavere non c’è. Tornati a casa, I Cimmaruta, pur non avendo commesso il delitto, sono tuttavia convinti che uno di loro possa essere realmente colpevole e così, uno alla volta, si presentano da Alberto accusandosi a vicenda. Alberto resta spiazzato e sgomento di fronte ad un tale atteggiamento e anche il vecchio zio Nicola (silenzioso ascoltatore delle reciproche accuse),non potendo più sopportare di vivere in mezzo ad esseri umani così pieni di risentimento, odio e rancori reciproci, decide di accendere il suo “razzo verde”, quello che dà simbolicamente il via libera alla sua morte! Ad Alberto, invece, tocca continuare a vivere in mezzo all’umanità corrosa dal male con la consapevolezza di essere anch’egli colpevole e parte del gioco,forse per il solo fatto di essere un uomo. Note di regia Quando Alberto Saporito, insieme al fratello Carlo, denuncia il presunto assassinio dell’amico Aniello Amitrano, avvenuto per mano dei componenti della famiglia Cimmaruta che abita nel loro stesso palazzo, le indagini della polizia partono immediatamente alla ricerca di una verità che sarà difficile svelare. Ma un’altra indagine, assai più attenta, profonda e per certi aspetti devastante, si dispiegherà dalla penna del grande Eduardo, e metterà tutti i protagonisti della storia, nessuno escluso, di fronte alle proprie fragilità,i propri errori, le proprie colpe. La disamina sarà impietosa, in alcuni casi terribile, ma sempre vera, profonda e soprattutto capace di mettere in luce una verità incontrovertibile: anche senza un cadavere, possiamo essere colpevoli, inconsapevoli assassini del bene forse più alto dell’uomo: la propria stima e quella nei confronti delle persone che si dice di amare, dunque il rispetto per l’uomo e per la vita. Zio Nicola, uomo che non parla più perché “il mondo è diventato sordo” e che comunica attraverso i botti e le castagnole, deciderà alla fine di accendere il suo ultimo bengala, di colore verde, simbolo del via libera alla morte,che gli permetterà di fuggire da un mondo falso e “sporco”, nel quale non sopporta più di vivere.


Info e prenotazioni presso il botteghino del Teatro Angioino, in via S. Pellico n.7 a Mola di Bari tel. 0804713061 - 3496061378

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