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Il Caso Francesca Albanese: Tra "Gogna" Mediatica e Battaglia Legale per la Verità.



Dalla Francia all'Italia, l’accusa di antisemitismo travolge la Relatrice ONU: analisi di un discorso manipolato e la controffensiva giudiziaria contro la disinformazione.

diMancio

​Negli ultimi giorni, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, è finita al centro di una tempesta politica e mediatica di rara violenza. 

Quella che molti osservatori definiscono una vera e propria "gogna" orchestrata tra Parigi e Roma, ha visto governi e testate giornalistiche chiederne a gran voce le dimissioni, agitando lo spettro dell'antisemitismo. Ma un’analisi attenta dei fatti e dei discorsi integrali rivela una realtà ben diversa da quella rimbalzata sui titoli di testa.

​L'Origine della Controversia: Il Discorso ad Al-Jazira

​Tutto nasce da un intervento di circa tre minuti e mezzo tenuto da Albanese lo scorso sabato al forum di Al-Jazira
In quel contesto, la giurista ha affrontato temi spinosi ma centrali nel dibattito internazionale:
  • ​La denuncia del genocidio a Gaza, definito non solo in corso ma sempre più manifesto.
  • ​L'inefficacia delle tregue promosse dagli Stati Uniti e la mancanza di una reale prospettiva di pace.
  • ​Le sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte di Israele.
  • ​La complicità dei governi occidentali, accusati di fornire copertura politica, economica e militare (armi) anziché fermare le ostilità.

​Il "Giallo" delle Quattro Parole: "Nemico Comune dell'Umanità"

​Il cuore della polemica risiede in una frase estrapolata dal contesto: "Nemico comune dell'umanità"
La destra italiana e il Ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, hanno accusato Albanese di aver riferito tale epiteto a Israele o, peggio, agli ebrei.

​Tuttavia, leggendo la trascrizione integrale, emerge che il soggetto del discorso è il sistema di potere globale

Albanese ha dichiarato: 

"Ora vediamo che noi come umanità abbiamo un nemico comune [...] noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi".

​Il "nemico" citato non è dunque uno Stato o un popolo, ma l'intreccio tra finanza speculativa, industria bellica e algoritmi che, secondo la Relatrice, sta svuotando di significato il diritto internazionale e le libertà fondamentali.

​La Reazione di Francesca Albanese: "Fase Orwelliana"

​La risposta della giurista non si è fatta attendere. Definendo la situazione attuale come "orwelliana" — dove la menzogna diventa verità — Albanese ha chiesto ufficialmente le scuse del ministro Barrot
Ha denunciato l'uso di video manipolati circolanti in rete, utilizzati per chiederne le dimissioni sulla base di frasi mai pronunciate, definendo "folle" l'accusa di antisemitismo rivolta a chi, come lei, lavora per la difesa dei diritti umani.

​Il Fronte Legale: Giuristi e Querele

​La vicenda si sta ora spostando nelle aule di tribunale. Due sono i fronti principali:

  1. L'Azione dei Giuristi a Parigi: L’associazione Jurdi (Giuristi per il rispetto del diritto internazionale) ha presentato una segnalazione alla Procura di Parigi per "diffusione di notizie false". Secondo i giuristi, le parole su Israele sono state attribuite ad Albanese in modo fraudolento, costituendo un attacco all'indipendenza dei meccanismi ONU.
  2. La Querela al Corriere della Sera: In Italia, Albanese ha dato mandato ai suoi legali di denunciare il quotidiano di Via Solferino. Il giornale l'aveva definita in prima pagina come "partigiana di Hamas" e "militante filo-Hamas". La Relatrice ha risposto con fermezza: "Indago su Gaza da 859 giorni. La misura è colma".

​Non è una novità 

​Per completezza d'informazione, va ricordato che Francesca Albanese non è nuova a tali attacchi. 
Già in passato, le autorità israeliane le avevano vietato l'ingresso nel Paese, accusandola di parzialità. Recentemente, il suo rapporto "Anatomy of a Genocide" presentato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha segnato un punto di non ritorno nel dibattito giuridico internazionale, portando diverse nazioni del "Global South" a sostenerne con forza il mandato, in netto contrasto con il blocco occidentale.
​Oggi, la solidarietà verso la giurista cresce tra chi vede in lei un baluardo della verità in un momento di estrema polarizzazione. 
Resta da vedere se la via legale riuscirà a ripristinare la correttezza dei fatti in un panorama mediatico sempre più incline alla semplificazione accusatoria.

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