Dalla mozione storica di Firenze al caso dei 38 studenti fantasma, fino alle "epurazioni" olimpiche: il ritratto di un Paese diviso tra chi costruisce la pace e chi preferisce l'insulto o il licenziamento.
di: Mancio
Mentre la diplomazia internazionale continua a muoversi su un terreno di ambiguità calcolata, dalla Toscana arriva uno scossone che rompe il muro del silenzio.
Un atto di sole quattro righe, ma dal peso specifico enorme: riconoscere la Palestina come Stato sovrano e indipendente secondo i confini stabiliti dalle
risoluzioni ONU.
La proposta punta dritta al Parlamento, scavalcando di fatto l’inerzia del
Governo Meloni.
Come sottolineato dal sottosegretario Bernard Dika, non è più tempo di zone grigie: oltre 150 Paesi hanno già compiuto questo passo.
L'Italia, invece, resta a guardare, ignorando che la pace non si invoca con gli slogan, ma si edifica con scelte politiche radicali.
Due popoli, due Stati: una direzione che oggi sembra l'unica via d'uscita dall'indifferenza.
Il giallo degli studenti "fantasma"
Ma dietro i grandi atti politici, si nascondono tragedie umane figlie di una burocrazia che appare, nel migliore dei casi, ottusa e, nel peggiore, complice.
Ragazzi eccellenti che hanno superato selezioni durissime e che oggi hanno tutto: il posto in università, l'alloggio, il sostegno economico. Tutto, tranne il visto.
Nonostante le promesse della
Farnesina sui "corridoi universitari", questi giovani restano intrappolati a Gaza.
L'ambasciata tace, il governo si è fatto bello davanti alle telecamere per poi spegnere i riflettori.
Chiedere che l’Italia rispetti gli impegni presi non è un favore, è un atto di giustizia verso chi ha studiato sotto le bombe sperando in un futuro diverso.
Il declino culturale: dai carnevali alle Olimpiadi
Il clima di intolleranza sta però infettando ogni strato della società.
Al
Carnevale di Viareggio, ha destato scalpore il video di
Francesca Pascale intenta a lanciare insulti pesanti ("Comunisti", "Andate a Gaza a farvi tagliare la testa", "Lavatevi") contro manifestanti pacifici colpevoli solo di indossare una kefiah.
Un livore che stride con chi, in passato, si faceva paladino delle libertà civili contro i metodi illiberali della destra.
Per aver risposto con un semplice "
Free Palestine" alle provocazioni di alcuni tifosi israeliani, l'uomo è stato inizialmente dato per licenziato (poi "solo" richiamato con ferma condanna dal Comitato Olimpico).
La motivazione?
Le opinioni politiche non sarebbero appropriate.
È paradossale definire "opinione politica" l'invocazione della libertà per un popolo che subisce un'occupazione documentata.
Il "Servizio Pubblico" che arriva dalla Svizzera
In questo panorama desolante, la lezione di giornalismo arriva dall'estero.
Durante le gare di bob, il telecronista svizzero
Stefan Renna (RTS) non si è limitato ai tempi tecnici.
Ha informato il pubblico su chi fosse l'
atleta israeliano Adam Edelman, citando i suoi post social in cui definiva la guerra a Gaza come "la più giusta della storia".
Renna ha sollevato il tema del doppio standard del CIO: perché la Russia è bandita e chi sostiene attivamente il conflitto a Gaza no?
In Italia, dove spesso si fatica persino a citare il nome di artisti che invocano lo stop al genocidio, un giornalista come Renna sarebbe considerato un alieno.
Un sudario di nomi contro l'oblio
Fortunatamente, c’è un'Italia che non si arrende al "rincoglionimento" generale.
A Firenze, l’associazione “
Carnia per la pace” ha steso in Piazza del Carmine un
enorme sudario bianco lungo 25 metri. Sopra, scritti a mano, i nomi dei
18.457 bambini e ragazzi uccisi a Gaza tra ottobre 2023 e luglio 2025.
Vedere i cittadini reggere con le proprie mani quel lenzuolo è un'immagine che strazia il cuore ma restituisce dignità a un Paese che, in larga parte, sembra aver smarrito la bussola dell'umanità.
Se vogliamo essere uno Stato civile e non un complice silenzioso, dobbiamo avere il coraggio di Ali Mohamed Hassan e la determinazione della Regione Toscana.
La Storia, prima o poi, chiederà il conto.
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