Un abbraccio in musica tra Gaza e la Puglia per sostenere il diritto al futuro e alla bellezza contro l'orrore della guerra e la distruzione dei presidi culturali.
di: Mancio
C’è un silenzio che urla e una musica che resiste.
A
Mola di Bari, l’impegno civile non si ferma alla testimonianza visiva, ma si trasforma in azione corale. Ogni settimana, le
Donne in Nero presidiano Piazza XX Settembre; restano lì, immobili sotto la pioggia o il sole, vestite del colore del lutto per ricordare al mondo che il conflitto in Palestina non è finito.
Il senso della loro presenza è racchiuso tutto negli occhi di due bambine che si fermano a fotografarle o nello stupore distratto di un passante che chiede: "Ma non c’è la pace?".
No, la pace non c'è, e il silenzio delle Donne in Nero serve proprio a impedire che qualcuno possa un giorno dire: "Io non sapevo".
Tuttavia, arriva un momento in cui il silenzio deve lasciare il posto al suono.
Giovedì 19 febbraio, alle ore 20:00, il Teatro Comunale di Mola di Bari ospiterà un grande concerto di solidarietà per il popolo palestinese, promosso dall'associazione Alma Terra.
Un ponte tra conservatori: dalla Puglia a Gaza
L’evento non è solo una manifestazione di vicinanza ideale, ma il coronamento di un legame storico.
Già nel 2009, Alma Terra e il Comune di Mola di Bari avevano avviato progetti di cooperazione internazionale con l’associazione
Al Kamandjati ("Il Violinista"), fondata da
Ramzi Aburedwan. Aburedwan, passato tragicamente alla storia come il
bambino dell'Intifada che lanciava sassi, ha scelto di rispondere alla violenza con la viola, creando scuole di musica nei campi profughi per offrire ai ragazzi un'alternativa all'odio.
Oggi, quel ponte è più necessario che mai.
Il cuore della serata sarà l’incontro simbolico tra quattro realtà:
La cultura sotto attacco
Le notizie che giungono dai territori occupati sono drammatiche.
Il
26 gennaio 2026, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel centro Al Kamandjati del campo profughi di
Qalandiya, distruggendo sistematicamente gli strumenti musicali e le strutture. Sorte ancora peggiore è toccata al
Conservatorio di Gaza, partner di un progetto finanziato dalla
Regione Puglia nel 2023, raso al suolo da un bombardamento già nel gennaio 2024.
Nonostante le macerie e la precarietà degli sfollamenti, i docenti palestinesi non si sono arresi: le lezioni continuano all'aperto o in rifugi di fortuna.
La musica, per loro, non è un lusso ma una forma di
resistenza culturale, un modo per preservare l'identità di un popolo che si tenta di cancellare alla radice.
L’appello alla partecipazione
Numerosi artisti hanno aderito con generosità all'invito di Alma Terra, mettendo la propria arte al servizio di una causa che riguarda l'umanità intera. Sostenere questo evento significa contribuire direttamente alla resilienza dei musicisti palestinesi e riaffermare il diritto alla bellezza anche dove il sistema sembra prevedere solo distruzione.
L'invito è esteso a tutta la cittadinanza: per non essere semplici spettatori, ma parte attiva di quella "resistenza tenace e indistruttibile" che passa attraverso le note di un violino.
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