di: Mancio
Domani non sarà un mercoledì qualunque.
Sarà, con ogni probabilità, il "Giorno della Vergogna", o forse solo il primo di una lunga serie.
La portata è servita:
Ma non lo farà nemmeno a testa alta, se si può dire così su una porcata simile.
Lo farà dalla porta di servizio, con l’umiliante etichetta di “osservatore”.
È la tattica di chi, non invitato alla festa, si imbuca come cameriere pur di esserci.
Un ruolo che sembra cucito addosso alla nostra Premier — sospesa tra il servilismo e una visione politica provinciale — che sceglie l’ipocrisia per aggirare i dettami della nostra
Costituzione.
L’artificio contro la Costituzione
L’adesione a questo organismo non è solo una scelta di campo, è un’acrobazia giuridica per eludere l’Articolo 11.
La nostra Carta impedisce all'Italia di aderire a organizzazioni internazionali se non in condizioni di parità, condizioni che qui semplicemente non esistono. Il governo Meloni, in un colpo solo, è riuscito a:
- Aggirare la Legge Fondamentale, piegandola a interessi di parte.
- Baciare la pantofola a Trump, nel terrore reverenziale di irritare il "tycoon".
- Avallare un progetto neocolonialista, pronto a speculare sulle macerie di Gaza e sulla pelle del popolo palestinese per favorire i soliti noti.
Il Modello Spagna: il coraggio di Pedro Sánchez
Mentre Roma si sottomette, Madrid insegna cosa significhi essere uno Statista.
Il premier spagnolo
Pedro Sánchez non solo ha respinto l'invito di Trump, ma ha dato una lezione di dignità sociale.
Insieme ai sindacati e alla ministra Yolanda Díaz, ha firmato un aumento storico del
salario minimo (portandolo a
1.221 euro per 14 mensilità).
Sánchez ha dimostrato, numeri alla mano, che il salario minimo non distrugge l’economia, ma la rigenera.
La Spagna cresce a ritmi da boom economico, riducendo la disoccupazione ai minimi storici dal 2008.
È il trionfo della visione socialista: conciliare crescita, welfare e diritti.
Un abisso morale e politico rispetto a un’Italia che il salario minimo lo ha sepolto nei cassetti del Parlamento a prender polvere.
La deriva autoritaria e il caso CasaPound
Mentre la Premier china il capo al "boss" americano, all'interno del Paese il clima si fa cupo.
Il caso del giornalista di
È sempre Cartabianca,
Marco Sales, è emblematico.
Sales stava semplicemente documentando l'occupazione abusiva di via Napoleone III da parte di
CasaPound (che dura indisturbata da 23 anni).
Il risultato? Invece di sgomberare l'immobile illegale, la
Digos ha fermato e identificato il giornalista.
È il rovesciamento della realtà: si colpisce chi racconta, si protegge chi viola la legge sotto le insegne del
neofascismo.
Un doppio pesismo intollerabile se paragonato alla solerzia con cui vengono sgomberati spazi come il
Leoncavallo o Askatasuna.
Le "supercazzole" di Tajani
A completare il quadro ci pensa il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, autore di un equilibrismo linguistico degno della miglior commedia all'italiana: “Vogliamo essere protagonisti ma come osservatori”.
È il paradosso dell'assurdo: stare al centro restando di lato, guardare a occhi chiusi, parlare restando zitti.
In un Paese serio, il Ministro si presenterebbe alla Camera per dichiarare la totale estraneità dell'Italia a un comitato d'affari privato.
Ma in un mondo dove il diritto internazionale "vale fino a un certo punto", la coerenza è un lusso che questo governo non può permettersi.
#Manciopensiero conclusivo:
L'ingresso nel Board of Peace segna una rottura col patto europeista e l'adesione a una nuova "internazionale fascista".
Senza una resistenza attiva e un
antifascismo costituente, rischiamo di scivolare definitivamente dalla parte sbagliata della Storia.
Tutto quello che sta accadendo è una porcata:
Non in mio nome.
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