Mola tra realtà contabile e declino percepito: l'opposizione boccia il Rendiconto 2025 - Di Rutigliano ed il paradosso dei numeri contro la percezione.
Il consigliere Giangrazio Di Rutigliano annuncia il voto contrario delle forze di minoranza: «I numeri del bilancio quadrano, ma non tornano i conti sociali ed economici del paese. Dopo sette anni di questa maggioranza, Mola è un paese fermo»
di: Mancio
La politica, a volte, è una questione di prospettive e di immagini.
Nel raccontare l'ultimo Consiglio Comunale di Mola di Bari – che ha visto l’approvazione del Rendiconto della gestione 2025 con il voto favorevole della maggioranza e la netta contrarietà dell’opposizione – avevamo utilizzato uno stratagemma visivo: un'immagine ideale, un borgo che ricordava le nostre latitudini ma che nella realtà non era Mola.
Se non lo avete letto, o siete solamente curiosi di guardare l'immagine basta cliccare su:
E si aprirà il precedente articolo sull'argomento, con tutti i numeri che hanno portato la maggioranza ad essere contenti dei numeri raggiunti e con l'immagine usata per accompagnare lo scritto.Quell'immagine rappresentava il paese che tutti vorremmo, il sogno della politica, ma sollevava una domanda cruciale: qual è la vera realtà?
Quella descritta dalle tabelle dei numeri o quella percepita quotidianamente dai cittadini?
Ed è proprio nel solco di questa profonda scissione tra realtà contabile e vita reale che si inserisce la durissima dichiarazione di voto contrario espressa dal consigliere comunale d’opposizione Giangrazio Di Rutigliano, intervenuto a nome della coalizione che lo sostiene (composta da "Lista Giangrazio Di Rutigliano", "Progetto Mola" e "Città Giusta e Sostenibile"), condiviso dal resto della minoranza.
Una bocciatura politica, non tecnica
Prendendo la parola in aula e rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio, al Sindaco, agli Assessori e ai colleghi Consiglieri, Di Rutigliano ha voluto chiarire immediatamente la natura della posizione della minoranza, sgomberando il campo da possibili equivoci: non si tratta di una battaglia tecnica sulla precisione matematica delle cifre.
Il voto contrario delle forze di opposizione non contesta i numeri in sé, ma la visione politica che quegli stessi numeri implicano.
Secondo il consigliere, infatti, un Rendiconto non può mai essere ridotto a un semplice documento tecnico-contabile, poiché rappresenta a tutti gli effetti il bilancio morale e politico di chi governa, la fotografia esatta di ciò che una comunità è diventata a seguito delle scelte dell'amministrazione.
L'analisi di Di Rutigliano si fa quindi retrospettiva e traccia il bilancio di un intero ciclo politico.
Dopo sette anni consecutivi di rendiconti approvati da questa stessa maggioranza, il consigliere sprona l'aula a porsi una domanda tanto semplice quanto coraggiosa: Mola oggi sta meglio o sta peggio rispetto a sette anni fa?
È diventato un paese più forte, più attrattivo e dinamico?
La risposta della minoranza è netta e si poggia sulla percezione diffusa tra la cittadinanza, che direbbe esattamente il contrario.
La vita reale oltre le tabelle Excel: la crisi della casa
Il nucleo della critica dell'opposizione sta nel fatto che i cittadini non giudicano l'operato di chi amministra basandosi sui fogli di calcolo, ma sulla qualità della vita quotidiana e su ciò che vedono non appena escono di casa.
Le metriche reali dei molesi sono le opportunità concrete per i propri figli, le serrande delle attività commerciali che si abbassano definitivamente, i giovani che scelgono di abbandonare il territorio e quel senso crescente di stagnazione che ormai si respira in paese.
In questo scenario di fragilità, Di Rutigliano ha sollevato con forza un tema specifico e quotidiano che, a suo dire, l'amministrazione non ha affrontato con la dovuta serietà politica: l'emergenza abitativa. Oggi a Mola trovare una casa a prezzi sostenibili è diventato un'impresa per un numero sempre maggiore di famiglie, giovani coppie e lavoratori.
Comprare casa è ormai proibitivo e l'affitto è diventato quasi impossibile a causa di canoni in continuo aumento e di un'offerta sempre più esigua.
Un tempo la precarietà abitativa era circoscritta a specifiche fasce deboli, mentre oggi – denuncia il consigliere – colpisce in pieno il ceto medio e i figli delle famiglie molesi, costretti ad andare via non per scelta autonoma, ma per l'impossibilità economica di costruirsi un futuro nel proprio territorio. Questo viene identificato come il vero fallimento politico: non aver costruito le condizioni per il futuro, condannando una città che espelle i suoi giovani a perdere lentamente energia, identità e prospettiva.
Il divario tra ordine contabile e recessione sociale
Il Rendiconto 2025, secondo l'esponente della minoranza, certifica così una distanza siderale tra i numeri della contabilità e l'esistenza reale delle persone.
Se da un lato i conti della pubblica amministrazione possono anche tornare, dall'altro non tornano affatto i conti sociali, quelli economici e quelli legati alla qualità della vita.
La critica strutturale mossa alla giunta è l'assenza, dopo sette anni di governo, di una vera strategia di sviluppo e di una politica urbana in grado di aggredire i nodi cruciali della casa, del lavoro, del commercio e dell'attrattività territoriale.
Di Rutigliano dipinge la Mola odierna come una comunità in piena recessione sociale ed economica, segnata da una decrescita demografica che non può essere liquidata come un destino inevitabile.
La perdita di residenti e la fuga dei giovani sono il sintomo di un territorio che non trasmette più fiducia.
A questo si aggiunge la contrazione del tessuto produttivo e commerciale: c'è meno vitalità, meno propensione all'investimento, e questo avviene nonostante anni di annunci, slogan e narrazioni ottimistiche da parte del governo locale.
Anche il reddito pro capite continua a mostrare segnali di evidente difficoltà a fronte di una fragilità sociale sempre più diffusa.
Il rifiuto di considerare normale il declino
L'interrogativo finale lanciato dall'opposizione scuote le fondamenta della narrazione della maggioranza: a cosa serve un Rendiconto formalmente in ordine se poi la comunità reale arretra?
Il paradosso politico evidenziato è che si può benissimo presentare un bilancio contabilmente ineccepibile ma politicamente fallimentare.
Per Di Rutigliano, il documento finanziario appena approvato sancisce il fallimento di una stagione amministrativa che non è riuscita a imprimere una svolta strutturale, lasciando un paese che non appare né dinamico, né competitivo, né fiducioso.
L'accusa è quella di aver amministrato rincorrendo costantemente l'ordinario, senza una visione di lungo periodo e limitandosi a una politica fatta di inaugurazioni ed eventi che non cambiano il destino profondo della comunità.
I cittadini percepiscono un paese fermo, e quando si perdono entusiasmo, popolazione ed energie economiche, significa che la politica ha smesso di essere un motore di sviluppo.
Il voto contrario della coalizione guidata da Di Rutigliano e di tutta l'opposizione viene quindi rivendicato non come un semplice rito d'aula, ma come un atto di netta e coerente responsabilità politica.
È il rifiuto programmatico di accettare la decrescita e il declino come destini inevitabili di Mola. Scommettendo sulle energie, sulle intelligenze e sulle potenzialità che il paese ancora possiede, l'opposizione dichiara di non volersi abituare all'idea di una Mola che arretra, chiedendo un coraggioso e radicale cambio di passo che questa amministrazione, dopo sette anni, ha dimostrato di non saper dare.
#MancioThoughts




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