Il punto sul campionato: l'orgoglio del provincialismo nobile cancella la prepotenza delle grandi decadute, condannate a un'Europa minore dopo un finale senza carattere

di: Mancio
Il sipario è calato definitivamente sulla
Serie A 2025/2026, lasciandoci in dote una delle ultime giornate più folli, drammatiche e rivoluzionarie della storia recente del nostro calcio.
I verdetti del campo sono scritti e spietati: se l'Inter celebra il suo strameritato scudetto dominando il torneo a quota 87 punti, alle sue spalle si è consumato un vero e proprio terremoto geopolitico del pallone, dove il coraggio e la programmazione delle cosiddette "provinciali" hanno preso a schiaffi la presunzione e l'assenza di attributi delle storiche big.
Il crollo dei giganti: Milan e Juventus travolti dalla loro stessa mediocrità
Inutile girarci intorno o cercare scuse: il verdetto che farà tremare le fondamenta del calcio italiano è l'esclusione della
Juventus e del
Milan dalla prossima
Champions League.
Un fallimento epocale, meritato fino all'ultimo centimetro di campo.
Le due società e le rispettive squadre pagano una gestione tecnica e d'organico a tratti imbarazzante, ma è l'approccio "senza palle" con cui hanno affrontato gli ultimi, decisivi novanta minuti a gridare vendetta.
Il Milan è riuscito nell'impresa di suicidarsi sportivamente a San Siro contro il Cagliari.
I rossoneri, pur padroni del proprio destino, si erano illusi dopo appena due minuti grazie al gol-lampo di Saelemaekers su invito di Gimenez.
Ma è stata una fiammata nel vuoto.
Il Cagliari non ha fatto sconti: prima Borrelli ha gelato il Meazza sfruttando la ribattuta dopo un miracolo di Maignan su Gaetano, poi nella ripresa Rodriguez ha punito l'imperdonabile dormita di Fofana timbrando il 2-1 definitivo.
Inutili i tentativi sterili di Pulisic, l'errore sotto misura di Rabiot e i miracoli finali di un Maignan commovente nel blindare i contropiedi di Mendy.
Il Milan chiude quinto a 70 punti, condannato all'Europa League.
Non è andata meglio alla Juventus, protagonista di una serata folle all'Olimpico-Grande Torino.
Un derby della Mole iniziato con un'ora di ritardo a causa di durissimi scontri tra ultras e il grave ferimento di un sostenitore bianconero.
In campo, la doppietta di un monumentale
Dusan Vlahovic – prima con un gran sinistro a giro al 24', poi su assist di Conceiçao al 54' – sembrava aver messo in ghiaccio il pass Champions.
Ma l'uscita dal campo del serbo al 62' ha spento la luce, anche perché nel frattempo erano terminati gli altri incontri e non vi erano più possibilità di qualificarsi alla Champions neanche con una vittoria: la squadra si è letteralmente sciolta, subendo prima il gol di Casadei e poi, all'83', la beffa firmata da Che Adams sugli sviluppi di un corner per il 2-2 finale.
La Juve chiude sesta a 69 punti.
Ai tifosi farà malissimo, ma questa figuraccia è sacrosanta: chi scende in campo senza dignità agonistica e getta alle ortiche le proprie chance in modo così scandaloso ha il dovere di restare fuori dall'Europa che conta.
Le favole romane e lariane: Roma e Como volano tra le grandi
Chi invece ha buttato il cuore oltre l'ostacolo raccoglie i frutti di un'annata straordinaria.
La
Roma si prende un meritatissimo terzo posto a quota 73 punti e vola in Champions League superando 2-0 l'Hellas Verona. All'Olimpico, dopo un primo tempo bloccato dalle parate di Svilar su Bowie e di Montipò su Dybala, la svolta arriva nella ripresa: l'espulsione di Valentini lascia gli scaligeri in dieci, e pochi minuti dopo Donyell Malen sblocca il match ribadendo in rete il rigore che si era fatto respingere. Nel recupero, il sigillo d'addio in giallorosso di
Stephan El Shaarawy fa partire la festa.
Un capolavoro che fa il paio con l'incredibile quarta piazza del
Como di
Cesc Fàbregas (71 punti), la vera, magnifica Cenerentola di questo campionato, capace di tenersi dietro corazzate infinitamente più ricche.
In Champions ci va anche il Napoli, secondo a quota 76, che liquida 1-0 l'Udinese (ferma al decimo posto a 50 punti) grazie alla dodicesima perla stagionale di Rasmus Hojlund su assist di Kevin De Bruyne. Una gara condizionata anche dal rosso a Kabasele, ma che passa alla storia per l'annuncio shock di Antonio Conte nel post-partita: un addio amaro, motivato dalla mancanza di compattezza nell'ambiente azzurro.
Zona Coppe e metà classifica: l'Atalanta saluta Palladino, il Bologna si consola
Scendendo la graduatoria, l'Atalanta chiude la sua stagione al settimo posto con 59 punti, impattando 1-1 al Franchi contro la Fiorentina. Un match senza grandi assilli, sbloccato dal viola Piccoli (complice un errore di Sportiello) e pareggiato nel finale da un autogol sfortunato di Comuzzo su cross di Zappacosta. I bergamaschi salutano Raffaele Palladino e guardano all'Europa League, mentre la Fiorentina chiude un'annata decisamente incolore al quindicesimo posto (42 punti).
Subito dietro c'è il Bologna a 56 punti, protagonista di un pirotecnico 3-3 contro i campioni dell'Inter.
I rossoblù vanno sotto per la punizione d'autore di Dimarco, ribaltano tutto con Bernardeschi e l'eurogol deviato di Pobega, trovano persino il 3-1 grazie all'autorete di Zielinski su cross di Miranda, ma si fanno riprendere nel finale dalla furia dei giovani nerazzurri Pio Esposito e Diouf (autore del definitivo pari all'87').
La Lazio di Marco Baroni batte in rimonta 2-1 il Pisa all'Olimpico (reti di Dele-Bashiru e Pedro dopo il vantaggio iniziale di Moreo) e si piazza nona a 54 punti, appena fuori dalle coppe europee. Dietro ai biancolocesti e all'Udinese, troviamo l'ottimo Sassuolo di Fabio Grosso all'undicesimo posto (49 punti), sconfitto nel derby emiliano da un Parma (45 punti) più affamato, che ringrazia l'incornata decisiva di Pellegrino all'80' su cross di Almqvist.
I ducali chiudono appaiati al Torino (45 punti), che con il pareggio strappato alla Juve mantiene l'imbattibilità interna con D'Aversa, pur navigando in una scialba tredicesima posizione.
La lotta per non retrocedere: miracolo Lecce, dramma Hellas e Pisa
In coda, i verdetti sono altrettanto netti.
Il Cagliari festeggia non solo l'impresa di San Siro ma una salvezza tranquilla a 43 punti.
Subito dietro il Genoa a 41 e, soprattutto, il
Lecce a quota 38.
Al Via del Mare i salentini di Eusebio Di Francesco firmano il loro capolavoro battendo 1-0 il Genoa: decide Banda in avvio, poi il VAR cancella il pari di Frendrup e i legni fermano Cheddira (a porta vuota) e Pierotti. Ma l'1-0 basta per far scattare la festa salvezza.
Il dramma sportivo è tutto della Cremonese (diciottesima a 34 punti), dell'Hellas Verona (penultimo a 21 punti) e del fanalino di coda Pisa (20° a quota 18), che salutano la massima serie e sprofondano in Serie B.
Si chiude così un campionato che ha emesso verdetti insindacabili.
Chi ha avuto fame ha vinto; chi ha pensato che il blasone bastasse per scendere in campo, oggi piange sulle macerie di una stagione fallimentare.
#Manciopensiero #MancioThoughts
Ed adesso diamo uno sguardo più approfondito alle.? singile gare ed alle conseguenti classifiche, questa volta finali:👇🏼
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Torino-Juventus 2-2
⚽ 24' e 8' st Vlahovic (J), 14' st Casadei (T), 38' st Adams (T).
TORINO (3-4-1-2) - Paleari; Ismajli, Saul Coco, Ebosse; Pedersen (23' st Prati), Ilkhan (18' st Njie), Gineitis (1' st Casadei), Rafa Obrador (18' st Nkounkou); Vlasic; Simeone, Zapata (11' st Adams).
All. D'Aversa.
JUVENTUS (4-2-3-1) - Perin; Kalulu, Gatti, Kelly, Cambiaso (17' st Holm); Locatelli, Thuram (25' st Koopmeiners); Conceiçao (25' st Miretti), McKennie, Boga (33' st Zhegrova); Vlahovic (17' st David).
All. Spalletti.
Ammoniti: Locatelli (J), Casadei (T), Zhegrova (J), Ebosse (T).
Una serata da incubo per la Juventus, che in un colpo solo vede sfumare l'obiettivo Champions League e si fa riprendere sul più bello nel derby.
Contro il Torino finisce 2-2 al termine di una gara pazza, preceduta da momenti di fortissima tensione.
L'atmosfera all'Olimpico-Grande Torino si surriscalda pesantemente prima del match.
Durissimi scontri tra le due tifoserie provocano il grave ferimento di un sostenitore bianconero; gli ultras della Juventus tentano persino di bloccare la partita e non fare scendere in campo le squadre.
Dopo un'ora di totale incertezza e trattative, la situazione si stabilizza e il calcio d'inizio viene ufficialmente posticipato alle 21:45.
Quando finalmente si gioca, la partita è vibrante.
Il Torino spaventa subito i bianconeri con Vlasic, ma la reazione della Juventus è veemente. Gli ospiti collezionano occasioni in serie con Gatti, Boga e Vlahovic, fino al meritato vantaggio al 24': Dusan Vlahovic riceve palla, si gira in un fazzoletto e fulmina Paleari con un gran sinistro.
I granata provano a rispondere con Gineitis, ma in avvio di ripresa la Juve sembra chiudere i conti.
Al 54', su perfetto assist di Conceiçao, Vlahovic firma la sua doppietta personale (in quello che si preannuncia come il suo passo d'addio alla maglia bianconera).
La svolta della partita arriva al 62', quando il tecnico decide di richiamare in panchina proprio il bomber serbo.
Da quel momento la luce della Juventus si spegne improvvisamente.
Il Torino, che aveva già accorciato le distanze al 59' grazie a Casadei, prende coraggio e si riversa in avanti.
L'assalto si concretizza all'83': sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Che Adams trova la zampata vincente, complice una deviazione, regalando il 2-2 ai padroni di casa.
Nel finale saltano gli schemi e ci provano ancora Locatelli da una parte e Adams dall'altra, ma il risultato non cambia più.
Il Torino mantiene così un digiuno di vittorie nel derby che dura ormai dal 2015, ma l'allenatore D'Aversa può comunque blindare l'imbattibilità casalinga e stracittadina in questa stagione, nonostante i dubbi sul suo futuro in panchina.
I verdetti finali sono amarissimi per una sponda e discreti per l'altra:
La Juventus chiude al sesto posto con 69 punti, restando clamorosamente fuori dalla prossima Champions League.
Il Torino termina al 13° posto a quota 44 punti, chiudendo l'anno con una rimonta d'orgoglio.
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Milan-Cagliari 1-2
⚽ 2’ Saelemaekers (M), 20’ Borrelli (C), 58’ Rodriguez (C).
MILAN (3-5-2) - Maignan; Tomori (61’ Athekame), Gabbia, Pavlovic; Saelemaekers, Fofana (68’ Leao), Jashari (61’ Modric), Rabiot, Bartesaghi; Nkunku (61’ Fullkrug), Gimenez (46’ Pulisic).
All. Allegri.
CAGLIARI (3-5-2) - Caprile; Ze Pedro (63’ Palestra), Mina, Rodriguez (63’ Dossena); Zappa, Adopo, Gaetano, Deiola (73’ Sulemana), Obert; Esposito (95’ Felici), Borrelli (73’ Mendy).
All. Pisacane.
Ammoniti: Ze Pedro (C), Pavlovic (M), Maignan (M), Sulemana (C).
Il Milan fallisce l'appuntamento più importante dell'anno.
Davanti al proprio pubblico, i rossoneri si fanno rimontare e battere 2-1 dal Cagliari, dicendo clamorosamente addio all'obiettivo Champions League.
Nonostante il destino fosse interamente nelle loro mani, i ragazzi del Diavolo crollano sul più bello e si devono accontentare del pass per la prossima Europa League.
L'avvio di partita sembra il preludio a una serata di festa.
Non sono passati nemmeno 120 secondi dal fischio d'inizio quando Gimenez serve un pallone d'oro a Saelemaekers: il belga non sbaglia davanti a Caprile e fa esplodere San Siro firmando l'1-0.
La gioia dura però poco, perché il Cagliari è vivo e non ha intenzione di fare da comparsa.
Al 19' Maignan compie un miracolo su Gaetano ma, sugli sviluppi dell'azione successiva, l'estremo difensore francese non può nulla sulla zampata di Borrelli che vale l'1-1. Nkunku spreca subito la chance per il controsorpasso milanista, mentre dall'altra parte Tomori è provvidenziale nel rimediare a un brutto errore in uscita di Maignan.
Nella ripresa il Milan perde completamente il filo del gioco, palesando una forte tensione psicologica.
Al 58' arriva la doccia fredda: Fofana si addormenta ingenuamente in area e si fa anticipare dal colpo di testa di Rodriguez, che firma il sorpasso sardo per il 2-1.
I rossoneri provano a reagire con la forza della disperazione, ma la lucidità manca: Pulisic fallisce un'occasione aerea e Rabiot spedisce a lato un ottimo cross di Leao.
Nel frattempo, il match si trasforma in un monologo di Mike Maignan, che tiene miracolosamente a galla i suoi prima con una doppia parata al 73' e poi sventando un sanguinoso contropiede di Mendy all'87'.
I miracoli del portiere transalpino, tuttavia, non bastano ad evitare la disfatta.
Al triplice fischio festeggia il Cagliari, mentre il Milan sprofonda nell'incubo: per il secondo anno consecutivo, la massima competizione europea non passerà da via Aldo Rossi.
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H.Verona-Roma 0-2
⚽ 11' st Malen (R), 48' st El Shaarawy (R).
HELLAS VERONA (3-5-1-1) - Montipò; Edmundsson, Nelsson, Valentini; Belghali (40' st Vermesan), Akpa-Akpro, Lovric (13' st Al-Musrati), Harroui (25' st Sarr), Frese (25' st Bradaric); Suslov (13' st Bella-Kotchap); Bowie.
All. Sammarco.
ROMA (3-4-2-1) - Svilar; Ghilardi (1' st Ziolkowski [29' st Koné]), Mancini, Hermoso; Celik, Cristante, Pisilli (1' st Pisilli), Rensch; Dybala, Soulé (29' st El Shaarawy); Malen (40' st Vaz).
All. Gasperini.
Ammoniti: Valentini (V), Lovric (V), Ziolkowski (R).
Missione compiuta per la Roma.
Nell'ultima e decisiva giornata di campionato, i giallorossi superano 2-0 l'Hellas Verona all'Olimpico, conquistando matematicamente un meritatissimo terzo posto a quota 73 punti e, soprattutto, il pass per la prossima Champions League.
L'avvio di gara è tutt'altro che una passeggiata.
Il Verona parte senza timori reverenziali e spaventa i padroni di casa con le accelerate di Bowie.
Superato lo spavento, la Roma si riversa in avanti: Soulé e Cristante vanno a un passo dal vantaggio, in un momento del pomeriggio in cui la classifica live vede le pretendenti all'Europa staccate di un soffio.
Il finale di frazione è un autentico scontro a viso aperto: Montipò compie un miracolo su Paulo Dybala, mentre dall'altra parte Svilar devia d'istinto una conclusione a botta sicura di Bowie. Si va al riposo sullo 0-0.
All'intervallo Gian Piero Gasperini ridisegna i suoi con un doppio cambio e la mossa paga subito in avvio di ripresa, quando l'inerzia del match gira definitivamente.
Al 51' il Verona resta in dieci uomini per l'espulsione di Valentini, punito con il secondo cartellino giallo.
Passano appena cinque minuti e per gli scaligeri arriva la mossa del KO: un tocco di mano in area di Bowie costa il calcio di rigore.
Dal dischetto si presenta Donyell Malen che si fa inizialmente ipnotizzare da Montipò, ma sulla ribattuta è lesto a ribadire in rete sfruttando l'assist dello stesso Dybala per l'1-0 che fa esplodere l'Olimpico.
Trovato il vantaggio, i giallorossi sfiorano ripetutamente il raddoppio con lo scatenato duo Soulé-Dybala, prima di abbassare il baricentro e concedere qualche contropiede di troppo agli ospiti.
Al 93', però, i titoli di coda sulla partita e sulla stagione vengono scritti da Stephan El Shaarawy: il "Faraone" timbra il definitivo 2-0 nell'azione che saluta nel modo migliore la sua avventura in maglia giallorossa.
Mentre Gasperini e i suoi festeggiano il traguardo europeo più prestigioso, il Verona chiude un'annata da dimenticare al penultimo posto in classifica con soli 21 punti.
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Cremonese-Como 1-4
⚽ 37' Jesus Rodriguez (Co), 6' st Douvikas (Co), 10' st Bonazzoli rig. (Cr), 30' st Da Cunha rig. (Co), 35' st Da Cunha (Co).
CREMONESE (3-5-2) - Audero; Terracciano (39' st Barbieri), Bianchetti, Luperto; Zerbin (1' st Floriani Mussolini), Thorsby (1' st Collocolo), Grassi, Maleh sv (15' Vandeputte), Pezzella; Bonazzoli (39' st Lottici Tessadri), Vardy.
All. Giampaolo.
COMO (4-2-3-1) - Butez; Smolcic, Jacobo Ramon, Kempf, Alberto Moreno (30' st van der Brempt); Perrone, Da Cunha; Diao (39' st Vojvoda), Baturina (39' st Sergi Roberto), Jesus Rodriguez (19' st Caqueret); Douvikas (39' st Morata).
All. Fabregas.
Ammoniti: Jesus Rodriguez (Co), Thorsby (Cr), Alberto Moreno (Co), Vardy (Cr), Bianchetti (Cr), Vandeputte (Cr).
Note: espulsi Djuric (Cr) e Okereke (Cr) dalla panchina, più Grassi (Cr) dal campo per proteste al 26' st.
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Bologna-Inter 3-3
⚽ nel pt 22' Dimarco, 25' Bernardeschi, 42' Pobega; nel st 3' Zielinski (autogol), 19' Esposito, 41' Diouf
BOLOGNA (4-3-3): Skorupski, De Silvestri (21' st Zortea), Helland (36' st Heggem), Lucumi, Miranda, Ferguson, Freuler (21' st Odgaard), Pobega (21' st Moro), Bernardeschi (42'st Dallinga), Castro, Rowe.
All.: Italiano
INTER (3-5-2): Martinez, Bisseck, De Vrij (36' st Topalovic), Carlos Augusto, Diouf, Barella (9' st Mkhitaryan), Zielinski, Sucic (29' st Cocchi), Dimarco (9' st Luis Henrique), Esposito, Martinez (9' st Bonny).
All.: Chivu
Ammoniti: Martinez e Mkhitaryan per gioco scorretto.
Il sipario sulla Serie A si chiude con un pareggio ricchissimo di gol ed emozioni per Bologna e Inter.
Una partita vibrante, in cui non sono mancati i colpi di scena, i ribaltamenti di fronte e le risposte di carattere.
Il Bologna parte forte ed ha subito una ghiotta occasione con Castro, ma a sbloccare il match è l'Inter al 22': Federico Dimarco pennella una delle sue classiche punizioni a giro e fa 1-0.
I padroni di casa non si scompongono e reagiscono immediatamente: bastano pochi minuti e Federico Bernardeschi firma il pareggio al termine di una bellissima azione corale da lui stesso avviata e conclusa.
Il Bologna insiste e colleziona palle gol con Freuler, di nuovo Castro e Rowe, senza però trovare la via del gol. Il meritato raddoppio arriva comunque al 42': Tommaso Pobega ci prova con una conclusione al volo che, complice una deviazione decisiva, spiazza completamente il portiere nerazzurro e manda i rossoblù al riposo sul 2-1.
L'avvio di secondo tempo sembra mettere in ginocchio l'Inter.
Su un cross insidioso di Miranda, Piotr Zielinski incappa in uno sfortunato autogol che regala il 3-1 al Bologna.
Sotto di due reti, i nerazzurri decidono di non mollare e si aggrappano alle giocate dei loro giovani:
Al 64', Diouf si inventa una straordinaria azione personale e serve a Pio Esposito il pallone che riapre ufficialmente i giochi (3-2).
All'87' si completa la rimonta. Splendido pallone filtrante di Topalovic per Diouf, che si inserisce con i tempi giusti in area di rigore e trafigge il portiere per il definitivo 3-3.
Un punto a testa che regala spettacolo al pubblico e manda in archivio il campionato di entrambe le squadre con un pareggio pirotecnico.
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Lazio-Pisa 2-1
⚽ nel pt 23' Moreo, 33' Dele-Bashiru, 35' Pedro
LAZIO (4-3-3): Furlanetto, Marusic, Romagnoli, Gila (1' st Provstgaard), Pellegrini (37' st Lazzari); Dele-Bashiru (37' st Przyborek), Belahyane, Basic; Cancellieri (26' st Maldini), Pedro (16' st Dia), Noslin.
All.: Sarri.
PISA (3-5-2): Semper, Calabresi (32' st Bettazzi), Canestrelli, Bozhinov; Leris (26' st Cuadrado), Vural, Aebischer (16' pt Loyola), Akinsanmiro (1' st Hojholt) Angori; Stojilkovic (17' st Piccinini), Moreo.
All.: Hiljemark.
Ammoniti: Gila e Piccinini per gioco falloso, Noslin per comportamento non regolamentare.
Tutto in dieci minuti.
Si decide interamente nel cuore del primo tempo la sfida dell'Olimpico, che vede i padroni di casa conquistare i tre punti in rimonta dopo un avvio shock.
L'approccio alla gara del Pisa è infatti arrembante e al 23' gli ospiti riescono a sbloccare il risultato: Moreo svetta più in alto di tutti e, con un preciso colpo di testa, firma il gol dello 0-1.
La rete subita scuote finalmente la Lazio, che reagisce con rabbia e nel giro di soli due minuti ribalta completamente il tabellone:
Al 33' ci pensa Dele-Bashiru a rimettere la situazione in equilibrio.
Appena il tempo di rimettere il pallone al centro e, al 35', Pedro firma la zampata del 2-1.
Nella ripresa i ritmi si mantengono vivi ma nessuna delle due squadre riesce più a graffiare.
Al triplice fischio resiste il 2-1 della prima frazione, che regala la vittoria ai biancocelesti.
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Fiorentina-Atalanta 1-1
⚽ 39’ Piccoli (F), 82’ autogol Comuzzo (F)
Fiorentina (4-3-3): Christensen (87’ Lezzerini); Dodo, Comuzzo, Rugani (67’ Pongracic), Gosens (75’ Balbo); Brescianini (67’ Ndour), Mandragora, Fabbian; Harrison, Piccoli, Gudmundsson (75’ Solomon).
All.: Vanoli
Atalanta (3-4-2-1): Sportiello; Scalvini (66’ Djimsiti), Hien, Ahanor; Bellanova (46’ Zappacosta), Pasalic, De Roon (81’ Scamacca), Musah; Samardzic (62’ De Ketelaere), Sulemana (81’ Vavassori); Raspadori.
All.: Palladino
Ammoniti: Sulemana (A), Ahanor (A)
L'ultima giornata di Serie A si conclude con un 1-1 tra Fiorentina e Atalanta, un pareggio che serve solo a far calare il sipario su una stagione ormai priva di verdetti per entrambe.
La "Dea" si è presentata a Firenze forte del pass già conquistato per i playoff di Conference League, mentre la "Viola" ha giocato con la certezza di una salvezza ottenuta al termine di un campionato decisamente sofferto.
L'avvio è tutto di marca bergamasca, con gli ospiti che spingono subito sull'acceleratore.
Samardzic e Musah scaldano i guanti a Christensen, ma a sbloccare il match, un po' a sorpresa, è la Fiorentina al 39': Piccoli scatta sul filo del fuorigioco, salta Ahanor e beffa Sportiello sul primo palo, complice una mezza papera dell'estremo difensore atalantino.
Nella ripresa i ritmi restano vivi:
Christensen si supera ancora su Ahanor e Sulemana, blindando il premio di migliore in campo.
Dall'altra parte, Sportiello si riscatta volando a togliere dall'incrocio una splendida punizione di Mandragora e murando Fabbian.
All'82' c'è spazio per il debutto assoluto in massima serie del giovane classe 2005 Dominic Vavassori tra le fila dell'Atalanta.
Pochi minuti dopo, una sfortunata deviazione di Comuzzo regala il pareggio agli ospiti.
Il difensore viola, nel tentativo di anticipare Scamacca su un traversone di Zappacosta, infila goffamente la propria porta.
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Parma-Sassuolo 1-0 ⚽ 80’ Pellegrino (P)
Parma (3-5-2): Corvi; Circati, Troilo, Valenti (16’ st Ndiaye); Britschgi (27’ st Almqvist), Ordonez, Nicolussi Caviglia, Keita (27’ st Sorensen), Valeri (31’ st Carboni); Pellegrino, Mikolajewski (1’ st Cardinali).
All.: Cuesta
Sassuolo (4-3-3): Turati (38’ st Zacchi); Coulibaly, Macchioni, Idzes (9’ st Felipe), Garcia; Thorstvedt, Lipani (38’ st Volpato), Koné (20’ st Matic); Berardi, Pinamonti, Laurienté (20’ st Nzola).
All.: Grosso
Ammoniti: Britschgi (P), Valenti (P), Thorstvedt (S), Macchioni (S)
Il sipario sulla Serie A cala con una festa tutta crociata al Tardini.
Nell'ultima giornata di campionato, il Parma si aggiudica il derby contro il Sassuolo grazie a un guizzo nel finale, regalando l'ultima gioia stagionale ai propri tifosi.
I padroni di casa partono subito con il piede pigiato sull'acceleratore, cercando di schiacciare il Sassuolo nella propria metà campo.
Con il passare dei minuti, però, i neroverdi di Fabio Grosso riescono a prendere le misure e al 37' vanno vicinissimi al colpaccio: Koné si ritrova in ottima posizione ma il suo tiro si stampa contro il palo.
Il primo tempo si chiude così a reti bianche.
Nella ripresa il copione si ripete: gli uomini di Cuesta dimostrano molta più fame e voglia di vincere, mentre gli ospiti abbassano il baricentro, dando quasi l'impressione di voler gestire il pareggio.
La caparbietà del Parma viene premiata all'80': Almqvist pennella un cross perfetto dalla fascia destra e Pellegrino, con un'incornata perentoria, trafigge il portiere.
Per l'attaccante si tratta del nono sigillo in questo campionato, la rete che decide il match.
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Napoli-Udinese 1-0
⚽ 24' pt Hojlund
NAPOLI (3-4-2-1): Meret (35' st Contini), Di Lorenzo, Rrahmani, Olivera (1' st Juan Jesus), Politano (35' st Mazzocchi), Lobotka (36' pt Gilmour), McTominay, Gutierrez, Elmas, Alisson (10' ptDe Bruyne), Hojlund.
All.: Conte
UDINESE (4-2-3-1): Okoye, Ehizibue, Kristensen (14' st Bertola), Kabasele, Solet, Zemura (35' st Mlacic), Piotrowski (9' st Gueye), Karlstrom (14' st Buksa), Miller, Atta, Davis (34' st Zarraga).
All.: Runjaic
Ammoniti: Karlstrom per gioco falloso
Espulsi: Kabasele (19' st) per fallo su Hojlund.
Il Napoli chiude il suo campionato con una vittoria di misura tra le mura amiche, superando l'Udinese per 1-0. Un successo che blinda definitivamente il secondo posto in classifica a quota 76 punti, ma che viene subito parzialmente oscurato dal clamoroso annuncio arrivato dalla sala stampa nel post-gara.
L'avvio del match è vibrante e giocato a ritmi sostenuti da entrambe le parti.
L'episodio che decide l'incontro arriva al 24' della prima frazione: splendida invenzione di Kevin De Bruyne che imbecca Rasmus Hojlund; l'attaccante danese non sbaglia e firma l'1-0, timbrando il suo dodicesimo cartellino in questa Serie A.
Con il passare dei minuti l'intensità della sfida cala.
Le speranze di rimonta dell'Udinese si complicano fatalmente al 65', quando gli ospiti restano in inferiorità numerica a causa dell'espulsione diretta di Kabasele.
In superiorità dell'uomo, il Napoli gestisce il vantaggio e sfiora persino il raddoppio nel finale, sempre con un ispiratissimo Hojlund, ma il tabellone non cambia più fino al triplice fischio.
La vera bomba della giornata esplode però in conferenza stampa.
Il tecnico azzurro Antonio Conte ha infatti ufficializzato il suo addio definitivo alla panchina del club, lasciando una riflessione molto amara e diretta:
"Ho fallito in una cosa, non sono riuscito a compattarvi e senza la compattezza dell'ambiente non si riesce a combattere."
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Lecce-Genoa 1-0
⚽ 6’ Banda (L)
LECCE (4-3-3): Falcone; Veiga, Siebert, Gabriel, Gallo; Coulibaly, Ramadani (89’ Gaspar), Ngom (46’ Gandelman); Pierotti (81’ Jean), Cheddira (80’ Stulic), Banda (65’ N’Dri).
All. Di Francesco
GENOA (3-5-1-1): Leali; Marcandalli (83’ Lafont), Otota, Zatterstrom; Sabelli (60’ Ouedraogo), Amorim (69’ Grossi), Frendrup, Masini (83’ Carbone); Martin (60’ Norton-Cuffy); Ellertsson; Colombo.
All. De Rossi
Ammoniti: Ramadani (L), Gabriel (L)
Un pomeriggio da dentro o fuori che si trasforma in un'esplosione di gioia.
Al Via del Mare, il Lecce batte 1-0 il Genoa e conquista la certezza matematica della permanenza in Serie A, permettendo a Eusebio Di Francesco e ai suoi ragazzi di tagliare un traguardo soffertissimo ma strameritato.
I giallorossi approcciano il match con la cattiveria agonistica di chi sa di avere il proprio destino tra le mani.
Bastano appena sei minuti per far saltare il banco: al termine di un'azione insistita e travolgente dei padroni di casa, Lameck Banda trova lo spiraglio giusto e trafigge Leali per l'1-0.
Il gol sblocca mentalmente il Lecce, che continua a spingere e a chiudere i rossoblù nella propria metà campo.
Al 37', però, cala il gelo sullo stadio: il Genoa trova il gol del pareggio con Frendrup, ma l'urlo dei liguri viene strozzato in gola dall'intervento del VAR, che annulla la rete per una posizione di fuorigioco in avvio di azione da parte dell'ex Colombo.
Nella ripresa il copione non cambia, con il Lecce che va ripetutamente a un passo dal gol della sicurezza, scontrandosi però contro la sfortuna
La chance di Cheddira: Subito in avvio di secondo tempo, l'attaccante salentino è bravissimo a saltare Leali in uscita ma, a porta completamente spalancata, centra incredibilmente l'esterno del palo.
Il bis mancato di Pierotti: Al 68' la dea bendata volta ancora le spalle ai giallorossi, quando una conclusione ravvicinata di Pierotti sbatte contro il legno a portiere battuto.
I legni colpiti prolungano la sofferenza fino al novantesimo, ma al triplice fischio l'1-0 resiste ed è sufficiente per far scattare la festa.
Il Lecce resta nel massimo campionato e Di Francesco può finalmente godersi un traguardo strameritato.
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Classifica Serie A 2025/2026
- Inter – 87
- Napoli – 76
- Roma – 73
- Como – 71
- Milan – 70
- Juventus – 69
- Atalanta – 59
- Bologna – 56
- Lazio – 54
- Udinese – 50
- Sassuolo – 49
- Torino – 45
- Parma – 45
- Cagliari – 43
- Fiorentina – 42
- Genoa – 41
- Lecce – 38
- Cremonese – 34
- Hellas Verona – 21
- Pisa – 18
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Marcatori
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