Tra ambizioni di riqualificazione e nodi irrisolti: il faccia a faccia tra l’Amministrazione Colonna e i cittadini su tempi, balneabilità e impatto ambientale del nuovo cantiere sul lungomare.
di: Mancio
Sala piena, partecipazione vibrante e un dibattito acceso ma costruttivo.
Si è concluso così a
Palazzo Roberti il primo appuntamento di
“Lavori in corso”, il ciclo di incontri pubblici voluto dal sindaco
Giuseppe Colonna per accorciare le distanze tra amministrazione e cittadinanza.
Al centro del tavolo, il progetto del
Solarium Urbano, un’opera che sta facendo discutere i molesi ma che promette di cambiare il volto del lungomare entro l'estate 2026.
Al fianco del primo cittadino, l’architetto Michele Sgobba (progettista dell’opera) e l’ingegner Teresa Palladino (responsabile Lavori Pubblici) hanno risposto per oltre due ore a dubbi, critiche e curiosità tecniche.
Una "Piazza sul Mare" in acciaio e legno tecnologico
L’intervento tecnico dell’architetto Sgobba ha fatto chiarezza sulla natura dell'opera, spesso oggetto di critiche ed anche fake news sui social.
La struttura sarà realizzata in acciaio e legno tecnologico (WPC), materiali scelti per la loro resistenza alla salsedine e la bassa necessità di manutenzione.
Il punto chiave: Non ci sarà alcun intervento invasivo sulla costa.
Il solarium non "taglierà" gli scogli né prevede pilastri conficcati nel fondale marino.
La struttura poggerà esclusivamente su aree già cementificate (la rotonda e le zone antropizzate), garantendo un impatto ambientale nullo sulla flora e la fauna sottomarina.
Il nodo delle obiezioni: Estetica, Bagni e Parcheggi
Nonostante il clima di ascolto, le associazioni e i comitati cittadini e le perplessità tecniche già sollevate in passato dall'architetto Gerardi — hanno ribadito alcune critiche storiche:
Impatto Visivo: Il timore che una struttura moderna possa "spezzare" l'armonia del paesaggio storico costiero.
Il paradosso della balneabilità: La domanda ricorrente è stata: "Perché un solarium in una zona dove vige il divieto di balneazione per la vicinanza al porto?".
Logistica: La cronica carenza di parcheggi in zona Portecchia.
La replica del Sindaco: "Oltre l'idea del semplice bagno"
Giuseppe Colonna ha risposto con fermezza sulla visione dell'opera.
Il solarium non va inteso come uno stabilimento balneare tradizionale, ma come una "piazza urbana". L'obiettivo è restituire ai molesi il contatto visivo e fisico con l'Adriatico: un luogo dove leggere, passeggiare o prendere il sole, riqualificando un'area che oggi versa in stato di abbandono.
Sulla questione parcheggi, l'amministrazione punta sul piano di mobilità esistente: i flussi saranno indirizzati verso i parcheggi di Corso Italia e San Giuseppe, situati a circa 500 metri, incentivando una fruizione pedonale del lungomare.
Cronoprogramma: Obiettivo Estate 2026
Dopo la sospensione tecnica necessaria per l'adeguamento dei prezzi dei materiali, i lavori sono ufficialmente ripresi.
Il cronoprogramma è serrato: la consegna è prevista per luglio/agosto 2026.
L'intento è chiaro: non lasciare il cantiere aperto nel cuore della stagione turistica, ma regalare a
Mola la sua nuova terrazza panoramica per il picco dell'estate.
Un segnale di democrazia partecipata
Il successo di questo incontro — rilanciato con forza anche da testate come
ViviBari,
Canale 7 e dai dibattiti su
Faxonline e blog locali come
Manciolandia — segna l'inizio di un percorso.
Mola si interroga, discute e a volte si divide, ma la partecipazione di ieri dimostra che il futuro della costa è un tema che batte nel cuore di ogni cittadino.
Il #Manciopensiero: Tra visione e realtà
Al di là dei tecnicismi su acciaio e WPC, l'incontro di ieri ha dimostrato una cosa fondamentale: Mola ha fame di futuro, ma non vuole perdere la sua identità.
Il Solarium Urbano non è solo una pedana, è il simbolo di una città che prova a cambiare pelle.
Certo, i dubbi sulla balneabilità e sui parcheggi restano nodi che l'Amministrazione dovrà sciogliere con i fatti, non solo con le slide.
Ma il confronto a porte aperte a Palazzo Roberti è il segnale che la strada giusta è quella della condivisione.
Se vogliamo una Mola moderna, dobbiamo sporcarci le mani con il dibattito, senza paura di chiedere: "E dopo il nastro tagliato, chi se ne prenderà cura?".
Il futuro non si aspetta, si costruisce insieme.
E il cantiere del lungomare è solo il primo tassello di un mosaico più grande che cambierà il nostro modo di vivere il mare.
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