Meno male che Mattarella c'è
di: Mancio
#Mancioperspective
C’è un’immagine che, in queste ore, pesa più di mille decreti: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, seduto tra i banchi del Consiglio Superiore della Magistratura.
Un gesto senza precedenti nei suoi undici anni di mandato, un atto dal valore simbolico e politico enorme. Non è stata una visita di cortesia, ma una necessità democratica.
Lo Scudo di Mattarella contro il "Fango" Istituzionale
Il Capo dello Stato ha sentito il bisogno fisico e formale di blindare il CSM dopo le parole, francamente inaccettabili, del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il quale non ha esitato a definire "para-mafioso" il meccanismo delle nomine dei magistrati. Mattarella, con il suo stile sobrio ma affilato, ha chiarito che il rispetto tra le istituzioni non è un optional, ma un dovere costituzionale.
Il messaggio al Governo è arrivato forte e chiaro: la Magistratura non si tocca per fini di propaganda. Eppure, nonostante il monito del Colle, l'attacco frontale sembra non volersi fermare.
Il problema di fondo appare evidente: quando un Governo non è in grado di partorire leggi che reggano il vaglio della
Costituzione, nonostante l'abuso sistematico della decretazione d'urgenza, la colpa non è dei giudici.
È di chi scrive quelle leggi.
Propaganda senza confini: il caso Deranque
Ma il nervosismo del governo non si limita ai confini nazionali.
Giorgia Meloni ha tentato di cavalcare persino i fatti di
Lione, strumentalizzando la morte del militante di estrema destra
Quentin Deranque per alimentare la sua crociata contro quello che definisce "estremismo di sinistra", evocando un improbabile "clima di odio ideologico".
Si tratta di un’entrata a gamba tesa su una vicenda complessa e tutt’altro che chiara, che nulla ha a che fare con la sinistra italiana.
Lo stesso schema è stato seguito da
Matteo Salvini, che non ha perso tempo ad attaccare AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) associandoli ai responsabili della morte di Deranque.
Una strategia di distrazione di massa che, però, ha trovato un muro invalicabile all'
Eliseo.
Lo Schiaffo di Macron: "Ognuno a casa sua"
La risposta di Emmanuel Macron non si è fatta attendere ed è stata una lezione di realpolitik brutale quanto necessaria: “La Presidente Meloni non commenti gli affari francesi. Che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite”.
Indipendentemente da ciò che si pensa di Macron, il Presidente francese ha colto nel segno: i nazionalisti, che pretendono sovranità assoluta in casa propria, sono sempre i primi a voler mettere bocca nelle faccende altrui per scopi puramente elettorali.
Meloni farebbe bene a seguire il consiglio: occuparsi delle accise, dei salari minimi e dei cali della produzione industriale invece di esportare tensioni ideologiche.
Le Ombre del Passato e il Silenzio su Epstein
Mentre si punta il dito contro la Francia, il silenzio in
via Bellerio e a
Palazzo Chigi si fa pesante riguardo alle indiscrezioni che menzionano Salvini in decine di messaggi legati alle liste del caso
Epstein.
Mentre nel Regno Unito le istituzioni hanno lasciato che la giustizia facesse il suo corso persino contro i reali (il caso del
Principe Andrea), in Italia si preferisce attaccare i magistrati che applicano la Costituzione.
Perché questa destra fatica a prendere le distanze in modo netto da certe derive?
Perché non ribadire con forza che l'Italia non vuole tornare ai tempi oscuri dei
Pierluigi Concutelli, del golpe
Borghese, o alle stragi neofasciste di
Piazza Fontana e della
Loggia?
Finché si continuerà a strizzare l'occhio a realtà come
CasaPound, l'autorevolezza internazionale rimarrà un miraggio, e le "lezioni" dai partner europei continueranno ad arrivare puntuali.
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