L'ultimo battito di un'assurdità umana: addio al piccolo di Napoli.
Di fronte a una tragedia figlia della negligenza, la dignità di una madre sposta il dolore verso la speranza per gli altri. Il racconto di una vicenda che non doveva accadere.
di: Mancio
È calato il sipario. La parola "fine", pesante come un macigno, è arrivata ieri sera attraverso la voce rotta, ma incredibilmente ferma, di Patrizia Mercolino, la mamma del bambino di due anni e mezzo che da giorni lottava tra la vita e la morte.
Una catena di errori inconcepibili
- Il ghiaccio secco: Il muscolo cardiaco sarebbe stato messo a contatto diretto con ghiaccio secco o conservato a temperature talmente basse da causarne il congelamento dei tessuti.
- Il contenitore inadeguato: Sono emerse gravi criticità persino sulla tipologia di contenitore utilizzato per il trasporto dell'organo.
La lezione di dignità di una madre
In un momento in cui l'istinto porterebbe alla sola ricerca di vendetta o al ripiegamento nel proprio dramma, questa famiglia ha scelto di trasformare il fango della negligenza altrui nell'oro della solidarietà. Chiedere di sostenere la cultura della donazione mentre si piange un figlio ucciso da un trapianto sbagliato è un atto di una grandezza morale che lascia senza fiato.
Il peso del silenzio e della giustizia
Ora restano le indagini, le perizie e il peso di una responsabilità che qualcuno dovrà scriversi addosso. Ma le carte bollate non restituiranno il sorriso a un bimbo di trenta mesi.
Resta il conforto, per quanto possibile, di una comunità che si stringe attorno a Patrizia e ai suoi cari, e resta quel monito, quel pensiero che ci ricorda come la competenza sia, prima di tutto, un dovere morale verso la vita altrui.
#Manciopensiero conclusivo

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