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L’abisso tra la Questione Morale e Gasparri: l’insulto a Berlinguer che scuote la decenza



Durante la trasmissione "L’Aria che tira", Maurizio Gasparri ha definito Enrico Berlinguer "disonesto" per i finanziamenti da Mosca. Un attacco frontale all'icona della probità politica che riapre una ferita profonda sul livello del dibattito pubblico in Italia.

di Mancio

Potrei iniziare con "sciacquati la bocca" e finirla lì, magari piazzando qualche insulto qua e la, in maniera da farmi comprendere nell'unico modo con il quale si dovrebbe approcciare a questi elementi avariati.
Però voglio spiegare la situazione anche a chi possiede un'intelligenza almeno nella norma e quindi cercherò di mettere in evidenza quando fuori dal mondo possa essere questa assurda, stupida, ignorante questione. 

In un Paese normale, certe distanze siderali tra statura morale e curriculum politico imporrebbero il silenzio. 
Invece, sui teleschermi di La7, abbiamo assistito all'inaudito: Maurizio Gasparri che accusa Enrico Berlinguer di non essere stato una persona onesta. 

Non una svista, ma un concetto ribadito due volte, quasi a voler marchiare a fuoco la memoria di un uomo che, per milioni di italiani — di ogni colore politico — rappresenta l'incarnazione stessa dell'etica pubblica.

​Il gigante: Perché Berlinguer è intoccabile

​Enrico Berlinguer non è stato solo il segretario del PCI; è stato l'uomo della "Questione Morale"

La sua eredità è rispettata universalmente per motivi che prescindono dall'ideologia:

  • L'autonomia da Mosca: Fu proprio Berlinguer a teorizzare e attuare lo "strappo" dall'Unione Sovietica, dichiarando che la spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre si era esaurita e rivendicando la via democratica al socialismo (Eurocomunismo).
  • La Questione Morale: In una celebre intervista a Eugenio Scalfari del 1981, denunciò come i partiti avessero occupato lo Stato, diventando centri di potere e clientela anziché strumenti di partecipazione.
  • La dignità personale: Come cantava Giorgio Gaber, molti si sentivano comunisti perché "Berlinguer era una brava persona". La sua sobrietà e la sua coerenza lo hanno reso un modello di riferimento anche per i suoi avversari storici, come Almirante.

​Il protagonista: Chi è Maurizio Gasparri?

​Dall'altra parte della barricata comunicativa troviamo Maurizio Gasparri, un politico la cui carriera è stata costellata da episodi che rendono il suo attacco a Berlinguer quasi paradossale. 

Tra i suoi "momenti d'oro" ricordiamo:

  1. La Legge Gasparri: Una riforma del sistema radiotelevisivo aspramente criticata (e bocciata dall'Europa) perché ritenuta una norma "ad personam" per tutelare gli interessi mediatici di Silvio Berlusconi.
  2. Le gaffes digitali: Celebri i suoi scontri su X (ex Twitter), dove ha spesso insultato utenti comuni, artisti (come Fedez) e persino ragazzine, con un linguaggio ben lontano dal decoro istituzionale.
  3. L'attacco alla magistratura: Una costante della sua carriera, volta a delegittimare qualsiasi indagine che sfiorasse il suo schieramento politico.

​Un giornalismo senza bussola

​Il punto più dolente della vicenda non è solo l'uscita infelice di un parlamentare, ma l'assenza di una smentita immediata e vigorosa da parte di chi conduceva. 

In un Paese con un briciolo di decenza, l'accusa di "disonestà" a colui che ha fatto della moralità il suo vessillo non dovrebbe passare senza un contraddittorio basato sulla realtà storica. 
Invece, assistiamo alla proliferazione di "Gasparri" a scapito di giornalisti pronti a tutelare la verità.

​#Manciopensiero Conclusivo: La querela come atto dovuto

​Se la politica non sa più riconoscere i propri maestri, resta solo la via legale. 
Un'offesa così gratuita alla memoria di un defunto che ha servito lo Stato con tale onore meriterebbe una risposta ferma nelle aule di tribunale da parte della famiglia. 
Perché se è vero che la storia non si cancella con una battuta in TV, è altrettanto vero che il silenzio di fronte all'insulto rischia di diventare complicità con l'ignoranza.

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