C’è un paradosso atroce che sporca questo Giorno della Memoria.
È diventato difficile, quasi straniante, parlare dei cancelli di
Auschwitz mentre il presente ci sbatte in faccia immagini che sembrano fotocopiate dal secolo scorso.
La storia non si è fermata; si è rovesciata.
Assistiamo a un paradosso storico brutale: il popolo che fu massacrato, deportato e torturato dai nazisti e dai complici
fascisti italiani (quelli che oggi definiremmo senza mezzi termini "pisciaturi"servi di
Hitler), vede oggi alcuni dei suoi esponenti vestire i panni dei carnefici.
Mentre risulta difficile commemorare senza ipocrisie, la cronaca si sposta sull'altra sponda dell'Atlantico, nella nazione che si è sempre autoproclamata "la più grande democrazia del mondo", nonostante la macchia indelebile della pena di morte.
Ma oggi, quell’America non esporta democrazia: esporta un nazismo di ritorno.
Il sacrificio di Alex Pretti: Minneapolis come la Berlino del '33
Mancano solo i forni crematori, perché il clima che si respira negli USA di Donald Trump è già quello della soluzione finale contro il "diverso".
Oggi non servono i campi di sterminio se la polizia federale ti spara al petto per strada.
L’esempio più iconico e straziante è quello di Alex Pretti.
Aveva 37 anni, era un infermiere incensurato.
La sua colpa?
Non aver girato la testa dall'altra parte.
Era armato solo di una fotocamera, lo strumento più pericoloso per un regime, perché serve a mostrare la verità.
Lo hanno aggredito in sei contro uno, accecato con spray urticante, placcato e infine giustiziato con dieci proiettili a bruciapelo.
Come
Renee Nicole Good, uccisa con la stessa furia nella stessa città:
Minneapolis. E mentre il mondo inorridisce, il Presidente Trump suona la grancassa sui social, mostrando una pistola e definendo questi assassini "patrioti".
Gli stessi patrioti che, poche ore fa, hanno arrestato e deportato una bambina di soli due anni.
I volti del male: Greg Bovino e il tradimento delle radici
Il pesce puzza dalla testa, sicuramente Trump, ma ci sono anche personaggi iconici che diventano noti in queste faccende di merda.
La testa di questo apparato repressivo ha un nome che suona tristemente familiare:
Greg Bovino. Cinquantacinque anni, capo dell'ICE, Bovino incarna l'iconografia del terrore.
Si presenta con giacconi lunghi che richiamano sinistramente le divise delle
SS, ostentando un narcisismo patologico e uno sguardo tetro.
Il paradosso nel paradosso?
Sicuramente sarà uno di quei "trimoni" che nella vita non sono mai esistiti a nessuno livello e come riscatto della propria penosa ed irrilevante esistenza si crea un personaggio attraverso il quale scarica tutta la sua ignoranza e la sua frustrazione da fallito patologico.
Il miglior allievo per Trump e la sua cerchia.
Ma la cosa più assurda è che è, per certi versi, un "mezzo sangue pure lui che si nasconde dietro un discutibile patriottismo e "americanismo".
Un po' come fanno gli sfigati, quando pur di appartenere a "qualcosa di forte" diventano più stronzi di coloro che li hanno bullizzati per tutta la vita.
O come, i fascisti italiani, la "razza più bastarda del mondo" nel senso che storicamente siamo il risultato di centinaia di dominazioni straniere, parlavano di razza ariana, per tornare nel contesto del giorno della memoria.
Bovino è italo-americano.
I suoi avi sbarcarono in America come migranti poveri in cerca di dignità.
Oggi, lui usa il potere per negare quella stessa dignità ad altri, guidando un apparato xenofobo che è il rovescio tragico del sogno americano.
È il fascino che i fascisti di ogni epoca subiscono verso il modello nazista, come ricordato lucidamente, per esempio, da
Tomaso Montanari.
La Resistenza delle coscienze: da Natalie Portman a Glenn Close
Ma l'America non è solo il ringhio di Bovino o i tweet di Trump.
Esiste un'America che resiste, che scende in piazza a temperature sotto lo zero, sfidando il gelo di Minneapolis per gridare "Basta".
Una marea umana che segue l'esempio del sindaco Jacob Frey, il quale ha inchiodato Trump alle sue responsabilità morali: "Stai difendendo le famiglie o le stai distruggendo?".
Anche il mondo della cultura ha smesso di tacere.
Le ha fatto eco una monumentale
Glenn Close, che in un video di tre minuti ha denunciato la "corruzione vorace" e la "codardia" di un regime che sta disintegrando la democrazia.
Close ha lanciato un monito terribile: l'ICE sta dando una scusa a migliaia di fanatici armati per dare sfogo alla violenza tribale.
Il dovere di non voltarsi
Il fascismo trumpiano non risparmia nessuno, nemmeno la stampa internazionale.
La giornalista di Rai 3 Laura Cappon e il collega Daniele Babbo sono stati minacciati di aggressione fisica dagli agenti dell'ICE mentre documentavano le atrocità a Minneapolis.
"Vi trascineremo fuori dall'auto", hanno urlato i federali.
Se osano tanto davanti alle telecamere italiane, cosa succede dove non ci sono testimoni?
Il vero Giorno della Memoria sarebbe cancellare questo scempio.
Se non ci sarà una rivoluzione sociale, a partire dalle cabine elettorali, ci ritroveremo ad aggiungere nuove pagine nere ai libri di storia.
Chiunque si volta dall'altra parte oggi è complice di questo nazismo esportato e imitato anche dai "coglioni" di casa nostra, pronti a leccare i piedi a un dittatore in pectore mentre calpestano il diritto internazionale.
Alex Pretti è morto per un atto di umanità.
Ricordarlo non è solo un dovere: è l'unico modo per far sì che il suo sacrificio non sia stato invano. Benvenuti nell'America del 2026.
Benvenuti nell'incubo che avevamo promesso di non ripetere mai più.
E speriamo che ci sia un'inversione di tendenza, altrimenti anche tutto quello che sta succedendo e succederà, potrebbe fare parte di un "giorno della memoria" futuro.
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