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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

L’egocentrismo al potere: la lettera da pericoloso "Bimbo minchia" di Trump alla Norvegia tra ricatti e deliri sulla Groenlandia (ma la Norvegia non è la Danimarca).



Un documento che sembra uscito dalla penna di un bambino viziato, ma che porta la firma del Presidente degli Stati Uniti. Donald Trump attacca il Premier norvegese Jonas Støre: "Niente Nobel? Allora non mi sento più obbligato alla pace".

di Mancio

Siamo abituati a dire che la realtà supera la fantasia, ma solitamente lo facevamo per sottolineare eventi straordinari in positivo. 

Oggi, in questo clima globale cupo e incerto, quella formula viene declinata nella sua accezione più inquietante. 
E al centro di questo vortice di assurdità c'è, immancabilmente, Donald Trump
Se esistesse un "Nobel per la negatività", l'attuale inquilino della Casa Bianca non avrebbe rivali, battendo persino i suoi stessi compagni di merende autoritari in una corsa solitaria verso l'abisso della decenza.

​Il contenuto dello scandalo: ricatti e rivendicazioni

​L'ultima prova della pericolosità di questo leader è una lettera inviata al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre

Non è solo un documento diplomatico sgrammaticato nei concetti, è un vero e proprio manifesto di un "bimbo-minchia" allucinato con in mano i codici nucleari.

​Nella missiva, Trump esprime tutto il suo risentimento per il mancato riconoscimento del Nobel per la Pace, premio che ritiene spettargli di diritto per aver "fermato 8 guerre". 
(Concetto falso che continua a ripetere come se facendolo possa convincere veramente non solo i rincoglioniti che lo appoggiano, ma anche le persone pensanti.)

Il tono è un misto di minaccia e capriccio: poiché Oslo non lo ha premiato, lui si sente ora libero dal vincolo della pace per concentrarsi solo sugli interessi americani.

​L'ossessione per la Groenlandia

​Il passaggio più delirante riguarda però la Groenlandia

Trump mette in discussione la sovranità danese, anche se la lettera la scrive al leader della Norvegia, sull'isola con argomentazioni che definire infantili sarebbe un complimento:

  • Il diritto di proprietà: Sostiene che la Danimarca non abbia documenti scritti e che il possesso derivi solo da "una barca approdata lì centinaia di anni fa".
  • Il primato della NATO: Rivendica di aver fatto per l'Alleanza Atlantica più di chiunque altro, pretendendo ora un tornaconto diretto.
  • Il controllo totale: Afferma senza mezzi termini che la sicurezza mondiale dipende dal "Controllo Completo e Totale della Groenlandia" da parte degli Stati Uniti.

​Il contesto: un vecchio pallino geopolitico

​Per dovere di cronaca, va ricordato che non è la prima volta che Trump punta l'isola. 
Già nel 2019 aveva proposto l'acquisto della Groenlandia alla Danimarca, ricevendo un secco rifiuto dall'allora premier Mette Frederiksen, che definì la proposta "assurda". 
Quell'incidente diplomatico portò Trump a cancellare una visita di Stato già programmata. 
Oggi, quel desiderio sembra essersi trasformato in una pretesa strategica basata sulla forza e sul disprezzo per i trattati internazionali.

​Un "dopo" che mette i brividi

​Esiste un "prima" e un "almeno" dopo questa lettera. 
Il futuro che si prospetta mette i brividi: abbiamo affidato le sorti del pianeta a un uomo che ragiona per ripicche personali, che non riconosce la storia e che considera la geopolitica come una partita a Risiko giocata da un bambino che vuole cambiare le regole se sta perdendo.

​Se oggi ci troviamo "nella merda" — per usare un'espressione colorita ma efficace — non serve cercare altrove la causa. 

È tutta scritta in quel "Grazie!" finale di una lettera che scambia la diplomazia con il bullismo da cortile.

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