Dalle norme anti-protesta alla criminalizzazione del dissenso: l'analisi di una deriva autoritaria che rischia di trasformare l'Italia in un regime di sorveglianza.
di Mancio
#MancioThought
C'è già chi è pronto a bollarmi come esagerato. Sentiremo le solite voci accusarmi di mistificare la realtà, sostenendo che certi scenari, in Italia, siano semplicemente impossibili.
Diranno che il solo fatto che io possa scrivere queste righe e discuterne pubblicamente sia la prova provata che la nostra democrazia gode di ottima salute.
Ma attenzione: quello che molti liquidano come un inutile "al lupo al lupo" è in realtà l'ultimo avviso prima del punto di non ritorno.
Se non invertiamo la rotta, il rischio è di svegliarci in un Paese dove non avremo più nemmeno il diritto di dire quanto siamo finiti in basso.
Mentre l'opinione pubblica è distratta, sta passando nel silenzio più assordante uno dei provvedimenti più repressivi della storia repubblicana: il nuovo Ddl Sicurezza (Disegno di Legge 1660).
La criminalizzazione del dissenso
Il cuore del provvedimento è un attacco frontale al diritto di manifestazione.
Quello che la Costituzione garantisce come pilastro della democrazia viene derubricato a mero problema di ordine pubblico.
Le sanzioni previste sono pesantissime: multe fino a 5.000 euro per chi manifesta per cause ritenute "sgradite" o con modalità che il governo intende colpire.
Ma il vero salto verso regimi che credevamo lontani è l'introduzione di strumenti come il
"fermo di prevenzione".
La polizia potrà trattenere un cittadino fino a 12 ore sulla base di un semplice sospetto di pericolosità.
Una misura arbitraria che consegna un potere immenso nelle mani delle forze dell'ordine, proprio mentre per gli stessi agenti viene rafforzato lo "
scudo penale", un vecchio cavallo di battaglia della destra.
La stretta sulle minoranze e il "modello Albania"
Il decreto non si ferma alle piazze.
Le
Ong tornano nel mirino con una ferocia rinnovata: interdizioni dal limite delle acque territoriali fino a 60 giorni se ritenute una minaccia alla sicurezza nazionale.
Anche qui, la domanda sorge spontanea: chi stabilisce la soglia del pericolo?
Qualche giorno fa in un altro articolo riportai, invece, come, per esempio in Spagna le Ong vengano addirittura premiate....
che livello umano e culturale diverso che ha il nostro Paese, aimé.
Per i migranti, il futuro si fa ancora più cupo.
Il provvedimento facilita le espulsioni dirette gestite dal Ministero e consolida il cosiddetto "
modello Albania", (non basta continuare a fare figure di merda con sta cazzata?) ovvero l'esternalizzazione delle frontiere verso Paesi terzi, svuotando di fatto il diritto d'asilo.
Zone Rosse e Sorveglianza
Un altro punto critico è il potere conferito ai Prefetti di istituire nuove
"zone rosse".
Si tratta di aree urbane in cui le libertà personali possono essere limitate drasticamente in nome della sicurezza.
Conclusione: Un appello alla mobilitazione
Siamo di fronte a una mutazione genetica del nostro sistema: lo Stato di Diritto sta cedendo il passo a uno
Stato di Polizia.
La beffa suprema è che dovremmo scendere in piazza a milioni proprio contro quel decreto che renderà quasi impossibile manifestare.
Questa è la loro idea di democrazia: un guscio vuoto dove il dissenso è un reato e l'obbedienza è l'unica via. È tempo di svegliarsi, prima che il silenzio diventi obbligatorio per legge.
Approfondimenti sul Ddl 1660
Ecco alcuni punti tecnici emersi durante il dibattito parlamentare che confermano quanto appena descritto:
- Resistenza Passiva: Il decreto introduce il reato di "rivolta sindacale" o resistenza passiva anche nelle carceri e nei CPR. Questo significa che anche una protesta pacifica (come il rifiuto di rientrare in cella o uno sciopero della fame collettivo) può portare ad anni di carcere aggiuntivi.
- Blocco Stradale: Quello che prima era un illecito amministrativo, con questo decreto torna a essere un reato penale se commesso da più persone, colpendo direttamente i lavoratori in sciopero o gli attivisti climatici.
- Anti-Gandhi: Molti giuristi hanno ribattezzato queste norme "norme anti-Gandhi", poiché colpiscono specificamente le forme di protesta non violenta.
Insomma le cose stanno così.
Siccome siamo un popolo di caproni, non ho nemmeno visto o sentito tanta gente lamentarsi, quindi, purtroppo, non credo che ci sarà qualche sollevazione popolare in merito.
In teoria dovrebbe essere doverosa, ma mi sentirò rispondere con la solita coglionata delle vetrine rotte.
È l'ultimo baluardo della democrazia e della Costituzione.
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