L’Ipocrisia del Sangue: Se un Mitragliatore Spiana la Strada alla Verità
Dall'umiliazione dei carabinieri a Ramallah al massacro silenzioso dei bambini a Gaza: quando il diritto internazionale diventa un privilegio per pochi e una condanna per tutti gli altri.
di Mancio
C’è voluto il gelido metallo di un mitragliatore puntato contro la divisa italiana per scuotere, anche se solo per un istante, il torpore della nostra diplomazia.
Il recente incidente nei pressi di Ramallah, dove due carabinieri in missione sono stati bloccati, umiliati e costretti a inginocchiarsi da un colono israeliano armato, non è un episodio isolato: è lo specchio deformante di una realtà che i palestinesi vivono, moltiplicata per milioni, ogni singolo giorno da decenni.
La doppia morale di via della Farnesina
Pare che il diritto internazionale, per il nostro governo, sia un elastico: si tende al massimo quando sono in gioco i "nostri", ma diventa irrilevante quando si parla di attivisti, flotte umanitarie o, peggio ancora, di cittadini palestinesi.
Assisteremo probabilmente a ventiquattro ore di indignazione catodica, prima che l’Italia torni nel suo consueto stato di subalternità politica, pronta a vestire nuovamente i panni del "docile agnellino" di fronte agli alleati storici.
Il volto della "pace" a Gaza: Suleiman e Mohammad
Ma mentre i riflettori si accendono sui carabinieri, nelle ombre lunghe di Gaza si consuma quello che potremmo definire un "genocidio a bassa intensità". L'encefalogramma piatto della politica internazionale non ha sussulti per Suleiman e Mohammad, rispettivamente di 13 e 14 anni.
Conclusione: Un Nobel sul sangue
Il risveglio brusco di chi oggi scopre la brutalità dei coloni israeliani — milizie armate che operano in un clima di totale impunità — arriva con colpevole ritardo.


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