L’omicidio di Abanoub Youssef, L'ultimo rintocco di una società-giungla: tra lame, propaganda e il vuoto educativo.
Quanto accaduto a La Spezia non è solo un fatto di cronaca nera, ma lo specchio di un fallimento sistemico.
Mentre la politica si rifugia in stereotipi etnici, la scuola e le famiglie restano sole a gestire un’emergenza emotiva che sta armando le mani dei giovanissimi.
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di Mancio
Le reazioni: il coro delle piazze e il silenzio della politica seria
- Gli Studenti: Chiedono sicurezza, certo, ma soprattutto aiuto. Lamentano l'assenza di presidi psicologici e di spazi dove poter imparare a gestire il conflitto senza ricorrere alla violenza.
- Genitori e Comunità: Vivono nel terrore che il "prossimo" possa essere il proprio figlio, chiedendo un controllo più serrato ma anche una ricostruzione del patto educativo tra famiglia e Stato.
- Il Governo: Risponde spesso con la grammatica della repressione — decreti sicurezza, norme "anti-maranza" e inasprimento delle pene — trattando l'effetto (la violenza) ma ignorando sistematicamente la causa (il disagio psichico e l'analfabetismo emotivo).
LA "Cazzata del Giorno": quando il razzismo sostituisce l'analisi
In questo scenario di dolore, spicca la figura di chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe unire e invece sceglie di dividere con affermazioni scientificamente e umanamente nulle.
Il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, è riuscito a scivolare in un'uscita xenofoba che ha lasciato molti sbigottiti: “L’uso dei coltelli è solo di certe etnie”.
Una frase che non è solo una sciocchezza dal punto di vista storico e statistico — come se la violenza avesse un passaporto o come se il crimine fosse un tratto genetico — ma che rappresenta il culmine dello sciacallaggio politico.
Peracchini, esponente di quella destra-destra che si professa paladina della sicurezza, ha cercato di derubricare un dramma umano a un problema di immigrazione, ignorando che la tragedia si è consumata tra ragazzi che condividono le stesse aule e, spesso, lo stesso destino di abbandono educativo.
La radice del male: l'assenza di educazione affettiva
Mentre i ragazzi si muovono in un mondo digitale dove le emozioni sono iper-esposte ma non elaborate, la politica che Peracchini rappresenta fa di tutto per tenere l'educazione all'affettività fuori dalle scuole, etichettandola come "ideologica".
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: giovani che non sanno dare un nome a ciò che provano e che, di fronte a una ferita dell'ego, rispondono con l'unica lingua che sembrano conoscere: quella della forza bruta.


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