L'innocenza sequestrata: il caso di Liam e il volto della nuova "caccia all'uomo" negli USA.
Dall'uso di minori come esche umane ai blitz nelle classi: il superamento della soglia barbarica nelle operazioni dell'ICE a Minneapolis rievoca gli spettri del 1938.
di Mancio
Un bambino come esca
Un bambino di cinque anni trattato con la freddezza riservata ai criminali di alto profilo, sequestrato dalle autorità dello Stato per scopi di pressione psicologica sulla famiglia.
Il blitz nelle scuole
Il parallelo storico: un punto di non ritorno
È inevitabile, per molti osservatori, tracciare un parallelo con le cronache del 1938.
Ciò che accadeva durante il nazismo in Germania o sotto il regime fascista in Italia – quando lo Stato strappava i bambini alle famiglie per motivi razziali o ideologici – sembra oggi ripetersi in una democrazia che si professa guida del mondo libero.
La politica della "tolleranza zero" dell'amministrazione Trump ha sollevato un'ondata di sdegno che va oltre il dibattito politico sulla gestione delle frontiere.
Qui si parla di una distopia reale, dove il colore della pelle diventa una colpa ereditaria e l'infanzia cessa di essere una zona franca.
Il peso del silenzio
Le immagini di Liam sono diventate il simbolo di questa "pietra d'inciampo" morale.
Chi sceglie di non guardare, chi sceglie di tacere davanti a un bambino di cinque anni usato come merce di scambio, si rende complice di un sistema che ha smarrito ogni traccia di umanità.
La domanda che resta, guardando gli occhi di Liam, è una sola: qual è il limite oltre il quale una nazione perde il diritto di definirsi civile?
Se il punto di non ritorno è l’orrore di un sequestro di Stato ai danni di un bambino, quel punto è già stato ampiamente superato.


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