Caso Almasri: La Giunta per le Autorizzazioni "Salva" i Ministri. Vergognoso. Ora l'Aula il 9 Ottobre
Prevedibile no della maggioranza alla richiesta di processo per Nordio, Piantedosi e Mantovano.
Come ampiamente anticipato dagli osservatori politici, la Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Carlo Nordio (Giustizia) e Matteo Piantedosi (Interno), e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
La vergognosa decisione, presa con tre distinte votazioni, rappresenta il primo ostacolo formale all'avvio di un processo per il cosiddetto caso Almasri.
La vicenda ruota attorno alla liberazione e al successivo rimpatrio in Libia, avvenuto con un volo di Stato, di Osama Najim Almasri, un generale libico sul quale pendeva un mandato di arresto internazionale della Corte Penale Internazionale (CPI) per gravi accuse, tra cui crimini contro l'umanità e tortura.
Le Gravi Accuse e la Strategia del Governo
Come avevamo già ampiamente visto in precedenza, la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Tribunale dei Ministri contesta ai tre esponenti del Governo Meloni una serie di reati che includono, a vario titolo, omissione di atti di ufficio, favoreggiamento e peculato.
Tali accuse derivano dal sospetto che la gestione del rilascio e del rimpatrio di Almasri abbia violato norme interne e internazionali.
In particolare, il Tribunale dei Ministri aveva chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti dei tre.
La maggioranza di centrodestra in Giunta ha bocciato la relazione favorevole all'autorizzazione presentata dal relatore di minoranza (il deputato Dem Federico Gianassi), confermando l'orientamento di voler bloccare l'azione giudiziaria.
La linea difensiva del Governo è stata costantemente incentrata sul principio della sicurezza nazionale e sulla tutela degli interessi italiani in Libia, sostenendo che l'azione dei ministri e del sottosegretario sia stata ispirata unicamente dalla necessità di evitare ritorsioni sui cittadini e sulle imprese italiane.
La stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pur non essendo stata coinvolta nella richiesta di rinvio a giudizio, ha rivendicato l'operato dei suoi collaboratori, definendo "assurda" la tesi di decisioni non concordate.
Prossima Tappa: Il Voto in Aula
La bocciatura in Giunta non è la parola definitiva.
La questione passerà ora all'esame dell'intera Aula della Camera dei Deputati, dove il voto finale sull'autorizzazione a procedere è fissato per il 9 ottobre.
Considerando i rapporti di forza parlamentari, l'esito è ritenuto scontato: la maggioranza voterà per negare l'autorizzazione, scudando di fatto i membri dell'esecutivo.
In Giunta è stato già nominato un nuovo relatore, il forzista Pietro Pittalis, che presenterà una relazione in senso contrario, orientata a negare l'autorizzazione al processo.
L'orientamento del Governo è chiaro: trincerarsi dietro l'immunità parlamentare per impedire che il processo possa svolgersi.
Questa scelta, pur legittima in base alle prerogative costituzionali, solleva forti interrogativi sulle pretese di trasparenza e responsabilità dell'esecutivo.
L'opposizione ha duramente criticato questa mossa, accusando la destra di applicare un "garantismo selettivo", proteggendo i propri esponenti e sottraendosi al giudizio sui fatti.
I cittadini, di fronte ad accuse così gravi che toccano i rapporti internazionali e la lotta ai crimini contro l'umanità, rimangono in attesa di risposte che, per ora, il Governo non ha voluto né sembra intenzionato a fornire né in Parlamento, né di fronte alle autorità giudiziarie, né, tantomeno, all'opinione pubblica.
La vergogna continua....


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