Sandro Pertini: La Nostalgia del Presidente Partigiano che Avrebbe Ancora Tanto da Insegnare.
A 129 anni dalla sua nascita, rileggere Pertini, riguardare i suoi discorsi e riascoltare la sua voce è un esercizio che dovrebbe essere obbligatorio per ogni cittadino.
25 settembre: una data che, per molti italiani, non evoca solo l'inizio dell'autunno, ma anche la nascita di un gigante della storia repubblicana: Sandro Pertini.
Nato il 25 settembre 1896, l'uomo che è stato il settimo Presidente della Repubblica (dal 1978 al 1985) continua, a decenni di distanza, a suscitare un'emozione profonda e un senso di acuta mancanza.
L'ammirazione per Pertini non è semplice nostalgia: è la consapevolezza della sua sconcertante attualità.
In un panorama politico spesso percepito come contaminato e distante dai cittadini, la figura del "Presidente partigiano" risalta come un faro di integrità e idealismo.
Non è un caso se, pur riconoscendo la statura morale e l'impegno dell'attuale Presidente Sergio Mattarella – un uomo che con tenacia e dedizione opera per mantenere saldi gli ideali repubblicani –, l'eco degli insegnamenti di Pertini risuona fortissimo.
Fu lui, con la sua inconfondibile voce, a pronunciare le parole storiche che risuonarono a Milano il 25 aprile 1945, proclamando lo sciopero generale per la Liberazione:
"Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire".
Questo gesto lo consacrò come l'uomo-simbolo della Resistenza e della riscossa democratica.
Infine, la sua intransigenza morale contro ogni forma di dittatura è riassunta in una delle sue frasi più memorabili, un monito che resta valido in ogni era storica:
"Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche perché opprime le fedi altrui. Con i fascisti non si discute. Con ogni mezzo li si combatte."
A 129 anni dalla sua nascita, rileggere Pertini, riguardare i suoi discorsi e riascoltare la sua voce è un esercizio che dovrebbe essere obbligatorio per ogni cittadino.
Il suo lascito non è solo un capitolo di storia, ma la bussola per orientarsi nel presente.
Ci manca, immensamente, l'uomo che è stato e che per molti resterà per sempre, semplicemente, "il nostro Presidente".


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