Global Sumud Flotilla: "Nessun Abbandono". Gli Italiani a Bordo Tengono la Posizione e Sfida Legale al Governo Meloni
Smentite le Voci su un Ritiro: 37 Italiani, Compresi i 4 Parlamentari, in Rotta per Gaza. La Flottiglia Rifiuta l'Opzione Cipro: "Non Vogliamo Legittimare l'Illegalità"
Mentre la Global Sumud Flotilla si prepara a salpare da Creta per affrontare l'ultima, cruciale e più pericolosa tappa verso Gaza, smentite categoriche sono arrivate a contrastare una "fake news velenosissima" diffusa da una parte della stampa, secondo cui la componente italiana della missione umanitaria avrebbe "abbandonato" la nave per tornare in patria.
La realtà dei fatti, confermata da fonti interne alla missione e da inviati sul posto, è radicalmente diversa: dei circa cinquanta italiani partiti, ben 37 sono ancora a bordo, inclusi tutti e quattro i parlamentari inizialmente imbarcati.
Il vero campo di battaglia, però, si è spostato sul piano legale e diplomatico, con la Flottiglia che ha inviato una dura diffida legale al governo Meloni.
La Global Sumud Flotilla, tramite il suo team legale, ha ufficialmente rifiutato l’irricevibile proposta avanzata dal governo Meloni e dal Ministro della Difesa Crosetto di deviare la rotta e consegnare gli aiuti a Cipro, per poi farli arrivare a Gaza tramite terzi.
Contemporaneamente, il team ha elencato le precise e ineludibili responsabilità diplomatiche che il governo italiano è obbligato a rispettare nei confronti dei suoi cittadini.
La Flottiglia ha richiesto, tra le altre cose:
Comunicazioni diplomatiche formali e pubbliche al governo israeliano che sollecitino la non interferenza con le navi e la protezione dei passeggeri e del carico.
La ferma condanna e prevenzione di qualsiasi tentativo di intercettazione, violenza, ferimento, arresto o rapimento di cittadini italiani.
Il riconoscimento dello status di missione umanitaria alla Flottiglia, dichiarando ogni atto ostile come "illegittimo e ostile ai sensi del diritto internazionale".
L'impegno a prevenire ogni forma di arresto o trasferimento forzato di cittadini italiani in Israele.
La diffida si conclude con la minaccia di ricorrere alle "competenti giurisdizionali nazionali e internazionali" in caso di inadempienza, un chiaro richiamo a che il governo "faccia il proprio dovere" di tutelare i suoi connazionali.
Un momento di confronto più umano e meno belligerante si è avuto con la risposta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva esortato i partecipanti a non mettere a repentaglio la vita e ad accettare la mediazione di Cipro e del Patriarcato Latino di Gerusalemme.
La portavoce Delia ha espresso il massimo rispetto per la preoccupazione del Presidente ma ha risposto con una "lezione di coraggio e coerenza" che tocca il cuore etico della missione:
"...accettare di portare gli aiuti a Cipro e poi, tramite l'intermediazione [...] di farli arrivare a Gaza. Noi non possiamo accettare... Questa proposta arriva per evitare che le nostre barche navighino in acqua internazionali con il rischio di essere attaccate. Quindi è come dire: se vi volete salvare, noi non possiamo chiedere a chi vi attaccherà di non attaccarvi, malgrado sia un reato, ma chiediamo a voi di scansarvi."
Il punto centrale non è solo la consegna degli aiuti, ma il principio legale e morale: "cambiare rotta significa ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla."
La Flottiglia insiste sul suo diritto di navigare in acque internazionali per una missione legittima, sfidando il blocco e l'illegalità con la sola forza della presenza e del diritto internazionale.
La questione, in definitiva, è chiara: la missione prosegue con una forte componente italiana e il suo spirito è l'opposto della codardia, ponendosi come un atto di "Resistere! Resistere! Resistere!" che interpella direttamente la politica e la diplomazia del nostro Paese.


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