Il sindaco di Ravenna sfida il governo e chiede risposte a Salvini sul presunto traffico d'armi verso Israele, invocando la Costituzione.
Quelle del "legaiolo" non sono mai solo figuracce.
Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ha agito come ci si aspetterebbe da un leader con un forte senso di responsabilità.
Ha scritto direttamente al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, per avere risposte immediate su due questioni urgenti.
La prima riguarda il sospetto passaggio di un carico d'armi diretto a Israele attraverso il porto di Ravenna il 30 giugno, un'azione che sembra aver ignorato le normative vigenti.
La seconda è legata al progetto europeo Undersec, in cui l'Autorità Portuale di Ravenna collabora con il Ministero della Difesa israeliano, unico partner non europeo del progetto.
La risposta di Salvini, che ha scaricato ogni responsabilità sull'Autorità Portuale, è stata definita dal sindaco "insufficiente e totalmente evasiva".
Barattoni ha quindi deciso di alzare il tono, specificando che la risposta del ministro non aveva affrontato né la richiesta di sospendere la collaborazione con il ministero israeliano, né la questione della presunta fornitura di armi.
Il sindaco ha poi ricordato a Salvini di aver giurato fedeltà alla Costituzione, sottolineando l'importanza dell'articolo 11, che ripudia la guerra.
Ha ringraziato i parlamentari che si sono impegnati a continuare a chiedere "verifiche e parole di verità", rifiutando un semplice "scaricabarile".
Il Sondaco ha anche ricordato che il Consiglio comunale di Ravenna ha sempre sostenuto la prospettiva dei "due popoli in due stati", una soluzione che, a suo dire, si allontana sempre di più a causa della spirale di violenza.
Questo episodio, insieme a quello di Ilaria Salis a Genova, evidenzia come i sindaci stiano diventando una delle poche voci di opposizione politica e civile in un contesto in cui il Parlamento e la televisione pubblica sembrano essere silenziati.


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