Dalle sentenze di Palermo alle liste di proscrizione nelle scuole: ecco perché la narrazione del governo Meloni si sta scontrando con la realtà del diritto e della democrazia.
IL CREPUSCOLO DELLA PROPAGANDA: QUANDO I NODI DELLA DESTRA VENGONO AL PETTINE
di: Mancio
Non è la destra a essere sotto attacco "gratuitamente". La verità è che, dopo anni di slogan urlati e promesse elettorali irrealizzabili, sta arrivando il conto.
1. La gogna social e le minacce a Bonelli
Il caso più recente riguarda la violenta strumentalizzazione della morte di Quentin Deranque a Lione.
Matteo Salvini ha associato apertamente il simbolo di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) a un omicidio efferato.
- L’esempio: Il risultato di questo post non è stato un dibattito politico, ma una gogna violentissima. Angelo Bonelli ha mostrato in Aula le prove: minacce di morte recapitate a casa, indirizzi privati messi in rete e messaggi raccapriccianti come "vi taglieremo la testa con il machete". Questa non è politica, è istigazione che colpisce persino mogli e figli.
2. Il risarcimento a Sea Watch: la verità costa 76.000 euro
Mentre per anni ci hanno raccontato la favola della "piratessa" Carola Rackete, il Tribunale di Palermo ha ristabilito l’ordine delle cose.
- L’esempio: Lo Stato italiano dovrà risarcire la Ong Sea Watch con 76.000 euro per il fermo illegittimo del 2019. Nonostante le urla della Meloni contro i "giudici politicizzati", la legge parla chiaro: salvare vite in mare non è un crimine, sequestrare navi senza base legale sì. Anche a Catania, il fermo della Sea Watch 5 è stato annullato. La propaganda si ferma davanti al codice della navigazione.
3. Il giallo di Rogoredo e il sospetto del depistaggio
Sulla morte di Abderrahim Mansouri, la destra aveva già emesso la sentenza: "era armato, difesa legittima". La Procura di Milano sta invece scoperchiando un vaso di Pandora.
- L’esempio: Sulla pistola a salve trovata accanto al cadavere non ci sono impronte della vittima. Il sospetto degli inquirenti è che l’arma sia stata piazzata dagli agenti dopo lo sparo per giustificare l'uccisione di un uomo in realtà disarmato. Un fatto di una gravità inaudita che smonta il giustizialismo sommario dei post di Salvini.
4. TeleMeloni perde i pezzi: il caso Petrecca
La gestione "militare" dell'informazione pubblica sta fallendo dall'interno.
- L’esempio: Le dimissioni di Paolo Petrecca da RaiSport sono una vittoria del sindacato e della dignità professionale. Dopo 13 giorni di sciopero e una sfiducia totale della redazione, il direttore simbolo dell'occupazione meloniana ha dovuto cedere. La Rai non è un ufficio stampa di partito, e i giornalisti lo hanno ricordato a tutti.
5. La schedatura nelle scuole: un ritorno al 1924?
Forse il punto più inquietante riguarda Bagno a Ripoli, in Toscana, dove Fratelli d'Italia ha gettato la maschera.
- L’esempio: Una mozione ufficiale chiede di identificare le scuole in base all'orientamento dei docenti, creando liste di proscrizione tra istituti "antifascisti", "antizionisti" o "pro-LGBT". È il tentativo di imporre un controllo ideologico sull'istruzione che ricorda i tempi bui del fascismo. Se essere antifascisti oggi è una "colpa" da schedare, allora siamo tutti colpevoli.
Conclusione: La reazione rabbiosa del potere
Davanti a tutto questo, Giorgia Meloni reagisce attaccando i magistrati con una "furia inaudita" in video sui social, delegittimando un potere dello Stato per coprire i fallimenti del proprio esecutivo. Ma, come dimostra la storia di Soumaila Diawara, diventato finalmente cittadino italiano dopo 12 anni di lotte, la Costituzione e il diritto sono più forti di qualsiasi post su Facebook.
È tempo che questa destra se ne faccia una ragione: la democrazia ha delle regole, e non si possono cambiare a colpi di tweet.


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