MOLA, L’ATTO DI CONTRIZIONE «BENEDETTO» DAL SINDACO: IL CENTROSINISTRA DI DI RUTIGLIANO ATTACCA LA MAGGIORANZA.
Progetto Mola, Lista Giangrazio e Città Giusta bocciano lo spettacolo in aula: «Tra imbarazzo e patetismo, una situazione grave ma non seria. Essere progressisti non significa avallare questo teatro».
di: Mancio
Se il Sindaco pensava di aver trovato la panacea per tutti i mali con l'ultima seduta consiliare, ha fatto i conti senza l'opposizione, anche quella che si considera progressista.
Le forze politiche che fanno capo a Giangrazio Di Rutigliano (Progetto Mola, Lista Di Rutigliano e Città Giusta e Sostenibile) hanno rotto il silenzio con un comunicato molto duro che definisce quanto accaduto in aula come una scena tra l'imbarazzante e il surreale.
Il titolo scelto per la nota stampa è già una sentenza: "L'atto di contrizione benedetto dal Sindaco". Un attacco frontale a quella che viene descritta come una recita mal riuscita, messa in scena durante il consiglio comunale dedicato a interrogazioni e interpellanze del 19 febbraio scorso.
Un consiglio «suonato e cantato da solo»
Tra contrizione, attrizione e "auto-sospensioni"
Il comunicato entra nel merito delle dinamiche viste in aula, analizzandole con una vena ironica che richiama la citazione di Ennio Flaiano: «La situazione è grave, ma non seria».
- Il caso Calabrese: L’opposizione si chiede se quella del consigliere sia "contrizione" (pentimento perfetto) o semplice "attrizione" (ovvero un pentimento dettato solo dalla paura delle conseguenze). Viene ricordato come il Sindaco gli abbia revocato la delega al decoro urbano e, tra le righe, si ironizza sulle possibili "punizioni" future.
- Il caso Sportelli: Non sfugge alle critiche l'atteggiamento del consigliere Sportelli, secondo queste formazioni, protagonista di una curiosa "auto-sospensione a intermittenza".
- La Presidenza: Nel mirino finisce anche il Presidente del Consiglio Comunale, Nicola Tanzi, accusato di non essere in grado di garantire una corretta ed equa dialettica tra le parti in aula.
Il distinguo: «Progressisti sì, ma non complici»
La questione del saluto fascista è considerata serissima, ma il modo in cui la maggioranza ha tentato di "rimediare" – tra scuse pubbliche e delibere last-minute – avrebbe sortito l'effetto opposto, trasformando una crisi etica in una farsa che mina la credibilità delle istituzioni molesi.

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