Mentre Kiev conta i morti e i miliardi necessari per risorgere, l'Europa si spacca sui negoziati e l'ombra di Trump spariglia le carte del conflitto: cronaca di un'invasione che ha fallito i piani ma continua a seminare morte.
di: Mancio
Doveva essere una "operazione lampo", una dimostrazione di forza muscolare per sottomettere uno Stato sovrano e riscrivere i confini dell'Europa. Invece, a quattro anni dall'inizio dell'infame invasione russa, il bilancio è un bollettino di guerra che non accenna a chiudersi.
La visita a Kiev della Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e del Presidente del Consiglio Europeo, António Costa, segna un anniversario amaro, fatto di solidarietà necessaria ma anche di profonde crepe diplomatiche in Occidente.
Lo stato delle cose: una ferita aperta nel cuore del mondo
Il conflitto è ormai entrato in una fase di logoramento brutale.
Nonostante l'eroica
resistenza ucraina, la Russia continua a colpire indiscriminatamente i civili: l'ultimo attacco con droni e missili ha causato almeno tre morti e numerosi feriti, confermando la natura terroristica della strategia del Cremlino.
La distruzione è quasi totale.
Oltre una casa su sette è rasa al suolo, e i settori energetico, dei trasporti e abitativo necessitano di investimenti per quasi 300 miliardi complessivi.
È il prezzo di una follia che coinvolge tutto il mondo:
Le prospettive: un puzzle di interessi e visioni opposte
🇪🇺 Europa: Divisa tra sanzioni e diplomazia
L'
Unione Europea si presenta a Kiev con il cuore pulsante ma le braccia legate.
Il
ventesimo pacchetto di sanzioni è rimasto bloccato dal veto dell'Ungheria di
Viktor Orbán, un segnale di debolezza che l'Alta Rappresentante Kallas ha definito "un messaggio che non volevamo inviare". La frattura è anche strategica: mentre Parigi (Macron) spinge per canali di dialogo, Berlino frena bruscamente.
Il ministro Wadephul ha bacchettato i francesi, sostenendo che troppe offerte di colloquio diano a
Putin l'illusione di poter ottenere concessioni con la semplice ostinazione.
🇺🇦 Ucraina: Resistere per esistere
Per
Zelensky e il suo popolo, non c'è scelta: la resistenza è l'unica via per la sopravvivenza.
Con l'aiuto occidentale, Kiev tiene testa a un esercito numericamente superiore, ma la stanchezza inizia a farsi sentire.
Il trilaterale con i vertici UE serve a ribadire che l'Ucraina non è sola, nonostante le macerie pesino ogni giorno di più.
🇺🇸 USA: L'incognita Trump
Gli Stati Uniti vivono una fase di "due velocità".
Se l'amministrazione attuale ha garantito il flusso vitale di armi, l'ombra di
Donald Trump gela le prospettive.
Le sue visioni, spesso diametralmente opposte tra loro e imprevedibili, rischiano di togliere il tappeto sotto i piedi della resistenza ucraina, spingendo per una pace "a ogni costo" che potrebbe tradursi in una vittoria per l'aggressore.
🇷🇺 Russia: Il delirio criminale di Putin
Dal Cremlino, la retorica non cambia.
Putin, nel suo videomessaggio per la Giornata dei difensori della patria, ha annunciato un ulteriore rafforzamento delle forze armate.
La Russia è vittima della sua stessa "figura di merda" mondiale: avendo fallito la conquista rapida,
Putin è ora costretto a continuare questa follia per evitare il collasso interno e il processo internazionale che lo attende come criminale di guerra.
Mosca accenna a possibili negoziati a Ginevra tramite l'
agenzia Tass, ma sembra più una mossa tattica per guadagnare tempo che una reale volontà di pace.
Manciopensiero conclusivo:
Assistere per quattro anni a questa scia di morti è l'assurdo di un'epoca che si professa civile.
La Russia, intrappolata nell'infamia della sua stessa aggressione, trascina il mondo in un baratro economico e morale perché un dittatore non può ammettere la sconfitta.
La cattura e il processo di Putin restano l'unica vera soluzione per la giustizia, ma la politica internazionale sembra ancora troppo spaventata per fare ciò che è giusto.
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