Le cose non sono mai quello che sembrano ©. Clicca sull'immagine.

Le cose non sono mai quello che sembrano ©.           Clicca sull'immagine.
Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

​SANREMO 2026, TRIONFO SWING: DITONELLAPIAGA E TONYPITONY RE DELLA NOTTE DELLE COVER - Ecco il Manciopensiero sulle proposte ed esecuzioni

 



​Podio completato da Sayf e Arisa in una serata che ha unito il jazz mondiale alla lotta contro le dipendenze. Bianca Balti torna a splendere all'Ariston, Caterina Caselli riceve il Premio alla Carriera tra le lacrime e la musica di Pezzali.

diMancio

​La quarta serata del Festival di Sanremo 2026, quella che il Direttore Artistico Carlo Conti ha definito la "festa per eccellenza", non ha tradito le attese. 
È stata una maratona di musica e umanità che ha visto tutti i 30 Big confrontarsi con il patrimonio musicale mondiale, regalandoci accostamenti definiti da Conti come "probabili e improbabili", ma tutti carichi di una nuova energia.

​Il trionfo dell'anticonformismo

​A sbaragliare la concorrenza sono stati Ditonellapiaga e TonyPitony con una versione trascinante di The Lady is a Tramp
Una vittoria nata da un’intesa artistica fulminea: entrambi i team avevano scelto lo stesso brano indipendentemente, segno di una visione comune. 
L'esibizione è stata una lezione di swing, arricchita da citazioni italiane come Baciami piccina. TonyPitony non ha rinunciato al suo spirito irriverente: ha parlato di inclusività scherzando sulla diatriba "arancini/arancine" e ha lasciato un caco sul palco come firma finale, facendo impennare il punteggio del FantaSanremo (di cui, ricordiamolo, è l’autore della sigla).

​Il podio e la Top 10

​La classifica, frutto del mix tra Televoto (34%), Sala Stampa (33%) e Radio (33%), ha premiato la qualità interpretativa e il coraggio:

  1. Ditonellapiaga con TonyPitony - The Lady is a Tramp
  2. Sayf con Alex Britti e Mario Biondi - Hit The Road Jack
  3. Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma - Quello che le donne non dicono
  4. Bambole di Pezza con Cristina d’Avena - Occhi di gatto
  5. Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band - Vita (con l'apparizione a sorpresa di Gianni Morandi)
  6. Sal Da Vinci con Michele Zarrillo - Cinque giorni
  7. LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo - Andamento lento
  8. Nayt con Joan Thiele - La canzone dell'amore perduto
  9. Dargen D'Amico con Pupo e Fabrizio Bosso - Su di noi
  10. Luché con Gianluca Grignani - Falco a metà
La serata delle cover è sempre un terreno scivoloso: c’è chi eleva il brano originale e chi, purtroppo, lo calpesta. 
Però essendo una carrellata di rivisitazioni di brani già noti, si è portati maggiormente ad analizzarli ed a voler dire la propria, più che in altri casi.

Ecco il mio resoconto di questa maratona di duetti, tra picchi di pura poesia e qualche scivolone evitabile.

​Le pagelle di Manciolandia: Il meglio e il peggio della quarta serata 

Tra interpretazioni estreme e momenti decisamente più piatti, la quarta serata — forse la più iconica del Festival — merita un’analisi dettagliata di ogni singola performance.

Sospesa, discorso a parte

Patty Pravo, pur nella sua algida perfezione accompagnata dal ballerino Andrijashenko, è risultata, "troppo perfetta",  quasi troppo distaccata, come un'opera d'arte immobile. algida ed elegante come un'opera in un museo,  l'incontro di una grande interprete che portava sul palco una vera poesia di Gino Paoli. 
Due grandezze che si sono unite senza aggiungere molto, di conseguenza, se la ami è tutto molto bello, ma forse troppo distante per emozionare davvero il cuore del pubblico.

L'apertura e i grandi classici rivisitati

Il sipario si è alzato con Elettra Lamborghini, che ha puntato sull'effetto nostalgia chiamando le sorelle Muñoz (Las Ketchup). Nonostante una sincronia rivedibile, il potere di Aserejé resta intatto.

Meno fortunato l'esperimento di Mara Sattei: la sua esecuzione de L’ultimo bacio era partita bene,  stava addirittura incantando con il capolavoro di Carmen Consoli, sebbene gli alti della cantantessa se li imiti, sembri Gigi Sabani, se non lo fai, manca qualcosa, ma è stato l'inserimento del rap di Mecna ha finito per rovinare l'atmosfera.
Del tutto fuori contesto: un peccato gratuito. 

Sul fronte rock, Levante e Gaia hanno proposto una versione di Maschi, le due artiste sono brave e si vede.
Il pezzo è più nelle corde di Levante che di Gaia, ma non scatta la scintilla in maniera totale.
L'esecuzione è un po’ confusionaria e "arruffata", salvata però da un finale energico culminato in un bacio che la regia Rai ha preferito (censurando) non inquadrare. 

Di tutt'altro spessore Malika Ayane: impeccabile in completo maschile, ha emozionato sulle note di Mi sei scoppiato dentro il cuore insieme a un Claudio Santamaria che, pur non essendo un cantante di professione, se l'è cavata dignitosamente.

Sorprese, icone e messaggi sociali

Se l'Ariston è rimasto tiepido con Elettra, è esploso per Cristina D’Avena
Insieme alle Bambole di Pezza, ha dimostrato di essere la vera regina della serata, passando con disinvoltura da Occhi di gatto ai ritmi serrati dei Led Zeppelin
Una performance monumentale.

Messaggio potente quello di Dargen D’Amico, che insieme a Pupo e alla tromba di Fabrizio Bosso ha trasformato Su di noi in un manifesto pacifista, alternando il testo classico a barre di denuncia contro la guerra, chiudendo con una citazione di Papa Francesco.  
Un mix tra pop e impegno che ha colpito nel segno.

Emozioni in famiglia e vibrazioni vintage

Il momento più toccante ha visto protagonista Tredici Pietro. Mentre cantava Vita con Galeffi e Fudasca, l'ingresso a sorpresa del padre Gianni Morandi ha trasformato un'esibizione nervosa in un momento di pura magia e commozione. 

Altrettanto sognanti Maria Antonietta e Colombre, che con Brunori Sas hanno dato una veste "cosmica" a Il mondo.

Energia pura per LDA e Aka7even, che hanno celebrato gli 80 anni di un intramontabile Tullio De Piscopo su Andamento lento
Un mix perfetto di gioventù e maestria tecnica. 

Aria di Milano d'altri tempi, invece, per J-Ax che, scortato dalla Ligera County Fam (Paolo Rossi, Ale e Franz, Cochi Ponzoni e Paolo Jannacci), ha scatenato l'apoteosi con E la vita, la vita, tra ironia e critica sociale. 

Tra nostalgia e azzardi

Michele Bravi & Fiorella Mannoia Un incontro tra generi che sulla carta prometteva scintille. 
In Domani è un altro giorno, Michele Bravi si appoggia alla regalità della Mannoia. Il risultato è elegante, quasi sussurrato, ma forse fin troppo misurato per una serata che premia chi "spacca" il palco. Un esercizio di stile impeccabile, ma che non scuote le fondamenta dell'Ariston.

Tommaso Paradiso & Stadio Operazione nostalgia pura. Cantare L’ultima luna di Dalla con chi quella storia l'ha vissuta (gli Stadio) è un colpo sicuro. Tommaso fa il suo, senza strafare, lasciando che sia il peso del brano e la storia della band a trascinare l'esibizione. Piacevole, ma con pochissimo rischio.

Fulminacci & Francesca Fagnani La vera sorpresa "parlata". In Parole parole, Fulminacci gioca con la sua ironia e trova in una Francesca Fagnani (inedita in veste di "Mina" recitante) la spalla perfetta. Divertente, fresco, intelligente. Hanno capito lo spirito della serata: intrattenere senza prendersi troppo sul serio.

Raf & The Kolors Un mash-up ad alto tasso ritmico. The Riddle acquista una nuova linfa con la produzione dei The Kolors, ma Raf sembra a tratti rincorrere il muro di suono creato da Stash. Funziona per la radio, un po' meno per l'emozione pura.

Ermal Meta & Dardust Classe cristallina. Golden Hour è un gioiello di arrangiamento grazie alla mano di Dardust. Ermal canta con una precisione chirurgica. È una performance da ascoltare in cuffia per goderne ogni sfumatura, forse troppo "eterea" per il caos festaiolo della serata cover, ma di una bellezza oggettiva.

Nayt & Joan Thiele Coraggiosi. Portare La canzone dell'amore perduto di De André è un campo minato. Nayt però non tradisce la sua identità e Joan Thiele aggiunge quel tocco esotico/contemporaneo che rende il pezzo quasi un nuovo inedito. Non a caso sono finiti nella Top 10: quando l'innovazione rispetta il classico, il risultato arriva.

Luchè & Gianluca Grignani Il momento "wild card". Su Falco a metà, l'energia imprevedibile di Grignani si sposa con il flow di Luchè. È un'esibizione che vive di sprazzi: a tratti sembra sul punto di deragliare, ma proprio in quel rischio risiede il suo fascino. Un decimo posto che premia la "verità" di due artisti senza filtri.

Samurai Jay con Belén Rodríguez & Roy Paci Un mix bizzarro per Baila Morena. Roy Paci mette la firma con gli ottoni, Samurai Jay prova a dare un tono urban, ma l'attenzione finisce inevitabilmente sulla presenza scenica di Belén. Un'operazione molto televisiva, meno musicale, che scivola via senza lasciare grandi solchi.

Enrico Nigiotti & Alfa / Leo Gassmann & Aiello Due duetti che potremmo definire "generazionali". Nigiotti e Alfa su En e Xanax creano un momento intimo, quasi da cameretta, molto dolce. Gassmann e Aiello su Era già tutto previsto puntano invece tutto sulla potenza vocale, forse anche troppo, finendo per urlare un po' troppo un dolore che meriterebbe più silenzio.

Eddie Brock & Fabrizio Moro In Portami via, Eddie Brock gioca in casa con l'autore del brano. Un duetto onesto, intenso, dove Moro fa da "fratello maggiore". Nulla da eccepire, ma in una serata così ricca di eventi, rischia di passare come un "compitino" ben eseguito.

Il trionfo e la tecnica

La palma della migliore esecuzione va a Ditonellapiaga e al misterioso TonyPitony (in versione Elvis): la loro The lady is a tramp è stata una lezione di stile da veri fuoriclasse, giustamente premiata dalla classifica. 
Standing ovation meritata.

Notevolissimo anche il trio Serena Brancale, Gregory Porter e Delia: una Besame mucho raffinata che ha finalmente mostrato il vero valore della Brancale. 
Successi commerciali a parte, è questa la vera Serena.

Applausi a scena aperta per il set blues di Mario Biondi e Alex Britti, dove ha brillato l'astro nascente Sayf: il giovane genovese ha mostrato una voce e un carisma da veterano, confermando il suo momento d'oro.

Tra le vette di questa serata va inserita di diritto Arisa
Si è presentata sul palco in un elegantissimo total white con mantello, quasi una figura d'altri tempi, per affrontare un mostro sacro: Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia. 
La scelta di farsi accompagnare dal Coro del Teatro Regio di Parma è stata la mossa vincente: l'arrangiamento solenne ha esaltato la sua voce cristallina, trasformando il brano in una preghiera laica di rara intensità.

Luci, ombre e note stonate

Fedez e Masini, supportati dal violoncello di Stjepan Hauser, hanno vissuto momenti alterni su Meravigliosa creatura, tra picchi emotivi e qualche imprecisione vocale.

Il flop della serata? Senza dubbio il duetto tra Sal Da Vinci e Michele Zarrillo: tra le loro voci in Cinque giorni non è scattata alcuna scintilla. Bocciati. 
Probabilmente contemporaneamente all'esecuzione dei due, nei camerini, Ditonellapiaga ripassava "Che fastidio!"

Infine, una sufficienza piena per Chiello, che ha affrontato con rispetto e coraggio il mostro sacro Luigi Tenco in Mi sono innamorato di te
Il coraggio è quello che aumenta il voto.

Oltre la gara: Emozioni e messaggi civili

​La serata è iniziata con un'eccezionale Laura Pausini che, partendo dall'esterno del teatro, ha trascinato il pubblico in un medley di classici (Immensamente, Io canto, Ritorno ad amare). Accanto a lei e Conti, ha brillato Bianca Balti. La top model è tornata all'Ariston con una luce nuova, portando con sé la forza del suo percorso personale dopo la diagnosi di tumore ovarico nel 2024, diventando simbolo di resilienza per tutte le donne.

​Sul fronte dell'impegno sociale, il palco ha ospitato un focus necessario sul disagio giovanile. Vincenzo Schettini (il prof de La fisica che ci piace) ha dialogato con Conti sulle dipendenze moderne: non solo alcol e droga, ma anche la schiavitù digitale, sottolineando l'urgenza di ricostruire un ponte comunicativo con i più giovani.

​Premi e Palchi diffusi

​Il momento della memoria storica è stato affidato a Caterina Caselli. La "Casco d'oro" ha ricevuto il Premio Città di Sanremo a sessant’anni dal suo debutto, un riconoscimento a una donna che ha cambiato la discografia italiana. La comicità di Alessandro Siani ha regalato momenti di leggerezza, mentre i palchi esterni hanno fatto vibrare la città: Francesco Gabbani ha infiammato Piazza Colombo con Viva la vita, e dalla Costa Toscana Max Pezzali ha regalato una versione da brividi di Gli anni, il brano "nascosto" che ha lasciato il segno promesso in conferenza stampa.

​Sebbene questa gara parallela non influisca sulla classifica della finalissima di sabato 28 febbraio, il verdetto di ieri sera parla chiaro: il pubblico e le giurie hanno premiato l'originalità e il talento puro. Stasera si riparte da zero per decidere chi alzerà il trofeo della 76ª edizione.

#Manciopensiero

Ditonellapiaga ha dimostrato che lo stile vince sulla noia. 
Chissà se questa vittoria nella serata cover darà una spinta anche per la gara vera e propria.
Una cosa è certa, quanto si scopre sugli artisti, anche quelli che vanno per la maggiore, quando escono dal loro seminato, sia in positivo che in negativo.

Commenti

IL LIBRO DI MANCIO !!!

IL LIBRO DI MANCIO !!!
Le cose non sono mai quello che sembrano ©

© Copyright 2013 Mancio Mario Ruggiero

ACQUISTA SU

- www.ilmiolibro.it

ACQUISTA ORA: CLICCA QUI!!!

- La Feltrinelli (librerie e/o sito)

- Cartolandia Mola

(Via S.Chiara, 5 - Mola di Bari)

- Francesco Basile Strumenti Musicali

(Via Matteotti, 14 - Taranto )

- Stores esterni (amazon,Apple, Kobo, ecc.)

(versione cartacea Isbn: 9788891066589

ebook Isbn: 9788891066824)

CLICCA "MI PIACE" sulla pagina:

Le cose non sono mai quello che sembrano

www.facebook.com/lecosenonsonomaiquellochesembrano

Puoi acquistare il libro anche dalla stessa pagina facebook:

Clicca QUI: Acquista ora !!!

Top 10 (gli articoli più letti di sempre)