La prima cittadina rompe il silenzio delle istituzioni: "Loro esistono solo grazie alla democrazia che combattono. In una città Medaglia d'Oro alla Resistenza sono una presenza inaccettabile".
di: Mancio
A
Genova soffia un vento di coerenza che raramente si respira nei palazzi del potere nazionale.
La sindaca
Silvia Salis ha compiuto un atto di coraggio politico e civile che segna uno spartiacque: ha dichiarato ufficialmente la sede di
CasaPound in
via Montevideo come "presenza non gradita dall'amministrazione".
Mentre a Roma si tentenna e si usano eufemismi, la sindaca della "Superba" ha deciso di ascoltare il grido del quartiere e del movimento Genova Antifascista, stanchi di una convivenza forzata con chi si richiama a ideologie sconfitte dalla storia.
La mossa amministrativa: la lettera alla Prefetta
Salis non si è limitata alle parole.
Ha trasformato la posizione politica in atto amministrativo, scrivendo formalmente alla Prefetta
Cinzia Torraco.
Il punto sollevato dalla sindaca è duplice:
- Sicurezza Pubblica: Un quartiere che si sente "assediato" e che vive con tensione la presenza di una sede politica radicale in una zona sensibile (a pochi passi da Piazza Alimonda).
- Dignità Storica: Genova è Medaglia d'Oro alla Resistenza. Tollerare certe presenze a ridosso dei luoghi simbolo della sua storia recente è una ferita aperta che l'amministrazione non intende più ignorare.
Il duello verbale: CasaPound accusa, Salis stravince
La replica di CasaPound non si è fatta attendere.
I militanti del movimento hanno accusato la sindaca di essere "fuori dal perimetro del diritto", tacciandola di voler chiudere una sede "regolare" solo per divergenza di idee.
Ma è qui che Silvia Salis ha impartito una lezione di diritto costituzionale che dovrebbe essere letta in ogni sede istituzionale.
La sua risposta è stata un mix di eleganza e fermezza:
"Se CasaPound sostiene che sono fuori dal perimetro del diritto, io rispondo che CasaPound è
fuori dal perimetro della Costituzione.
Il paradosso evidenziato dalla sindaca è magistrale: CasaPound può parlare e operare in Italia solo perché l'antifascismo ha reso il Paese democratico.
In un regime come quello che loro vagheggiano, non avrebbero alcun diritto di parola.
"Devono ringraziare la democrazia per la loro stessa esistenza", ha chiosato Salis.
Un modello per il Viminale
L'azione di Silvia Salis dimostra che si può essere amministratori pragmatici, attenti alla sicurezza cittadina, senza rinunciare ai valori fondamentali. Difendere la sicurezza non significa strizzare l'occhio a destra, ma tutelare la serenità dei cittadini dai rigurgiti di odio.
Genova, ancora una volta, si conferma laboratorio di resistenza civile.
Resta da vedere se il Ministero dell'Interno avrà l'umiltà di "prendere appunti" da una sindaca che ha deciso di mettere la Costituzione davanti alla convenienza elettorale.
Approfondimento: La XII Disposizione
Per comprendere appieno la forza delle parole della sindaca, occorre ricordare cosa dice la norma citata: essa vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
Un monito che Salis ha riportato al centro del dibattito pubblico con una chiarezza cristallina.
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