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Il primo romanzo di Mancio M. Ruggiero

SANREMO 2026, LO SCHIAFFO DI NONNA GIANNA A TELEMELONI: «TUTTI DI SINISTRA, AI FASCISTI ABBIAMO FATTO CIAO!»



​Mentre la seconda carica dello Stato sponsorizza Andrea Pucci, l’Ariston celebra, non di proposito, Senza accorgersene, Sandro Pertini attraverso gli occhi di Gianna Pratesi: 105 anni di orgoglio partigiano e repubblicano travolgono il Festival.

diMancio

​Si fa presto a dire che Sanremo è solo canzonette. 
Si fa presto a invocare la "leggerezza" quando, fuori dal teatro, la politica prova a tirare i fili di quello che è, a tutti gli effetti, il più grande megafono della TV di Stato. 
Una TV che oggi, tra epurazioni e narrazioni di parte, viene ribattezzata dai più critici "TeleMeloni". 
Ma ieri sera, sul palco dell’Ariston, è accaduto un miracolo di normalità che si è trasformato in una lezione di Storia.

​Il fantasma di Sandro Pertini e l'Italia che dimentica

​Il 24 febbraio non è una data qualsiasi. 
Nel 1990, esattamente trentasei anni fa, se ne andava Sandro Pertini
Il Presidente Partigiano, l’uomo che scelse una mansarda a Fontana di Trevi al posto del Quirinale, colui che già nel 1981 parlava di due popoli e due stati per la Palestina
Un uomo che ha vissuto cinque vite in una, tra carcere, esilio e la condanna a morte delle SS, prima di proclamare lo sciopero generale del 25 aprile 1945 con quel leggendario: "Arrendersi o perire".

​Mentre le istituzioni sembrano aver smarrito la memoria di questo gigante che ricordava come il fascismo non sia una fede ma l'antitesi di ogni libertà, Sanremo ha trovato il modo di onorarlo indirettamente, portando sul palco la testimonianza vivente di quell'Italia.

​Il "Caso Pucci" e le pressioni di La Russa

​Il clima pre-Festival era stato surriscaldato da un intervento senza precedenti: il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, si è esposto in prima persona con un video di oltre un minuto per difendere il comico Andrea Pucci

Secondo la seconda carica dello Stato, Pucci sarebbe stato vittima di "aggressioni" per non essere di sinistra, spingendo il conduttore Carlo Conti a cercare una "presenza riparatoria" per il comico auto-escluso. Le priorità della destra, insomma: il televoto e la "riparazione" per un comico.

​Gianna Pratesi: la "vincitrice" morale ha 105 anni

​Ma la "sorpresa" che ha gelato i palazzi del potere è arrivata sotto forma di una minuta e meravigliosa signora di Chiavari: Gianna Pratesi, classe 1920. 
Una delle prime donne a votare nel 1946.

​Quando Carlo Conti, con un pizzico di cautela, le ha chiesto per chi avesse votato al Referendum tra Monarchia e Repubblica, la signora Gianna non ha usato giri di parole, parlando dritto alla telecamera e a 15 milioni di italiani: 

“In casa mia eravamo tutti di sinistra, non fascisti. 
E ai fascisti gli abbiamo fatto ciao!”

​E quando Conti ha incalzato sulla scelta del 1946, lei ha urlato con un orgoglio commovente: “REPUBBLICA!”.

​Una lezione di Antifascismo in prima serata

​In un’epoca di revisionismi e silenzi strategici, ci è voluta una donna di quasi 106 anni per ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sull'antifascismo
Lo ha detto per tutti quelli che non hanno il coraggio di pronunciarlo. 
Lo ha detto con la semplicità di chi la storia l'ha scritta con le dita sporche di inchiostro elettorale e il cuore libero.

​Mentre oltreoceano Donald Trump loda l'estetica della nostra Premier, il palco di Sanremo risponde con l'estetica della verità. 

Se dobbiamo dedicarle una canzone, visto, che a quanto pare la Meloni, per il presidente Usa, è bella... non c'è dubbio: che sia Bella Ciao

A prescindere da tutto, comunque, Gianna Pratesi ha già vinto il Festival, e con lei, l'Italia che non dimentica. 

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