L'associazione partigiani attacca duramente le beghe locali e la "babele ideologica" nazionale: dal processo a CasaPound alle riforme della giustizia, un richiamo severo al rispetto della Legge Scelba e dei valori antifascisti.
di: Mancio
Nonostante ci sia chi, ormai saturo, sperava che l’ultimo
Consiglio Comunale avesse messo la parola fine a questa vicenda monotematica, il flusso di comunicati non accenna a fermarsi.
Al contrario, la pioggia di note ufficiali da parte di partiti e movimenti continua ad alimentare il dibattito, garantendo alla storia degli strascichi che dureranno ancora a lungo.
In questo caos comunicativo, un dettaglio non era passato inosservato: il silenzio assordante dell'ANPI. Molti si chiedevano dove fosse finita l'Associazione Partigiani, che anche a Mola ha una sua sezione e che, per missione statutaria, avrebbe dovuto essere la prima a scendere in campo su un tema simile.
È probabile che l'ANPI abbia scelto la via dell'attesa, osservando l'evolversi dei fatti e sperando in una risoluzione diversa da quella che abbiamo visto. Tuttavia, la pubblicazione del loro comunicato ufficiale suggerisce che la "soluzione" trovata in aula non li abbia affatto soddisfatti.
Evidentemente, nemmeno per i custodi della memoria antifascista la questione può considerarsi chiusa con quello che molti hanno interpretato come un semplice atto di contrizione, a prescindere dal fatto che sia stato così o meno.
Non è solo una questione di "beghe da cortile" o di piccoli palcoscenici locali, come quello che potrebbe anche sembrare a prima vista.
Il bersaglio è una classe dirigente che sembra aver smarrito la bussola della coerenza: una sinistra che si "accoccola" con esponenti di destra e una destra che, mentre inscena processi interni sul fascismo, scivola pericolosamente verso il grido di "comunista" e braccia tese levate al cielo.
Una "Babele" ideologica
Ed effettivamente se cerchiamo di guardare la questione in maniera "asettica", cioè Senza essere a conoscenza delle vicende della politica molese che ci hanno portato a questo punto, se facciamo finta di non conoscere di persona i protagonisti, la loro provenienza, la loro formazione politica e quanto accaduto in passato, il cortocircuito sinaptico avverrebbe anche nella più sviluppata intelligenza artificiale.
Siccome noi siamo dotati, o almeno dovremmo esserlo dell'intelligenza organica, quella vera, potremmo anche cercare di barcamenarci in una situazione simile, ma obiettivamente devo dire che è difficile.
Il quadro descritto dall'ANPI è quello di una confusione totale, che ha richiesto giorni di silenzio e alcuni commenti esterni per poter "riprendere lucidità".
Con un pizzico di amaro sarcasmo, l'associazione sottolinea come persino i
Partigiani della Resistenza avrebbero avuto bisogno di un "infuso alle erbe della Lunigiana" per schiarirsi le idee di fronte a tale caos.
Lo scenario viene paragonato a un labirinto di
Jorge Luis Borges: un incastro di clessidre, specchi e sabbia dove la
Costituzione appare come un enorme punto interrogativo.
Tra gesti contraddittori e dichiarazioni capovolte, l’ANPI denuncia una realtà in cui ogni passo è un enigma e ogni parola un salto nel vuoto, capace di far girare la testa anche al compagno più attento.
La legge non è folklore: il precedente di Bari
Non è un suggerimento, ma un cardine non negoziabile della Repubblica.
A supporto di ciò, viene citata la recente e storica sentenza del Tribunale di Bari, che ha condannato 12 militanti di CasaPound proprio per riorganizzazione del partito fascista e manifestazioni fasciste (ai sensi degli artt. 1 e 5 della Legge Scelba).
I giudici hanno stabilito che non si trattava di "nostalgici isolati", ma di un’organizzazione strutturata legata all'ideologia totalitaria.
Nonostante ciò, l'ANPI rileva con amarezza come in molti altri contesti il
saluto romano venga ancora derubricato a semplice "folklore" o "errore di gioventù" da social media.
Il mondo al contrario: le criticità della riforma
Secondo il comunicato, stiamo assistendo a un vero e proprio capovolgimento della realtà:
- Il saluto romano viene giustificato come involontario.
- Chi denuncia le ambiguità ideologiche viene bollato col termine "comunista" in senso dispregiativo.
- Chi difende la Costituzione viene trattato come un disturbatore della quiete.
- Si celebrano riforme della giustizia senza valutare l'impatto sull'indipendenza della magistratura (art. 101) o sul giusto processo (art. 111), rischiando di minare l'uguaglianza dei cittadini (art. 3).
Un appello alla coerenza
«A chi interessa davvero la Costituzione?», si chiede l’ANPI.
La Carta non può essere irrisa o ridotta a strumento di propaganda elettorale.
L'associazione pretende la stessa indignazione che si scatena per una foto su WhatsApp anche per temi ben più profondi:
- Repressione del nostalgismo: i simboli totalitari non sono "folklore da social".
- Difesa dell'Articolo 3: l'uguaglianza non deve essere un post in cerca di "like".
- Libertà di informazione (Art. 21): la stampa libera non può finire sacrificata nei monologhi digitali che infrangono la "quarta parete".
- Sbarramento alle derive autoritarie: la democrazia non è un gioco a premi né un’acrobazia da circo.
Conclusioni: il dovere delle istituzioni
L’ANPI Mola di Bari conclude con un monito alle istituzioni locali e alle forze politiche: la Costituzione è la legge fondamentale, non un manifesto da esibire a convenienza.
Chi ricopre ruoli pubblici ha il
dovere di praticare
antifascismo e democrazia ogni giorno, senza pause o "giri di pista".
I diritti non si difendono con un pollice alzato su un blog, ma con la coerenza delle azioni.
#Manciopensiero conclusivo
In questo labirinto di simboli e leggi, resta però da sciogliere il nodo tutto politico che stringe la maggioranza locale.
Se da un lato l'essenza del richiamo dell'ANPI è un monito solenne alla fedeltà costituzionale che non ammette deroghe, dall’altro la coalizione di governo sembra aver scelto la via della "riabilitazione" umana. Credendo fermamente nel pentimento del
Consigliere Pinuccio Calabrese, la maggioranza vorrebbe dare per scontati e condivisi gli stessi principi antifascisti dell'Associazione Partigiani, ma con l’aggiunta di una clausola umana: il perdono per quella che viene liquidata come una "cazzata" estemporanea (anche se proprio questa interpretazione è quella che fa incazzare di più, Nonostante possa avere, per certi versi anche una credibilità) con la certezza granitica che non si ripeterà mai più.
Resta, tuttavia, una gatta da pelare non indifferente: il peso dei simboli non svanisce con una stretta di mano. Basterà inserire un punto all'ordine del giorno sull'antifascismo nel prossimo Consiglio per ricomporre la frattura e convincere i cittadini della bontà di questa linea?
Il dubbio rimane sospeso: tra la rigidità dei valori e la flessibilità del perdono politico, il confine è sottile e il rischio di apparire a taluni come poco credibili è dietro l'angolo.
Commenti